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Quell'imbecille di "Napoleon" che bombarda le Piramidi ed è schiavo del sesso

Il film di Scott con Phoenix arriva al cinema e viene visto nelle prime proiezioni per critici e stampa. Ma gli errori e le licenze storiche sono enormi

Cristiano Sanna Martinidi Cristiano Sanna Martini   

Premessa: pochi altri registi hanno il senso della geometria spettacolare della ripresa di Ridley Scott. E quindi chi vuole vedere grandi battaglie, spettacolari scontri e avere colpi di scena e ritmo adrenalinico troverà dei capolavori le sequenze di guerra in Napoleon. I critici internazionali hanno unimanente applaudito in particolare come è stata ricostruita e filmata Austerlitz, il capolavoro bellico e tattico di Bonaparte. Ma quando si esce da lì, il kolossal del regista di Blade Runner e del Gladiatore con Joaquin Phoenix nei panni del soldato corso che seppe diventare imperatore nei due secoli "l'un contro l'altro armato" come scrisse Manzoni, è un insieme di licenze narrative che fanno a polpette la Storia. Con un autentico obbrobrio. 

Il bombardamento delle Piramidi

Il caso più eclatante e più lontano dai fatti storici è la sequenza in cui Bonaparte fa sparare contro le Piramidi d'Egitto. Che sono ancora lì senza segno di cannonate o altre ogive. Di più: aveva rispetto di quella grande cultura e chiese agli scienziati di corte di approfondirla. Ma non è la sola toppa storica che Scott e Phoenix prendono: mai accaduto che Napoleone assistesse alla decapitazione di Maria Antonietta, ed è del tutto scorretto annunciarlo e dichiararlo fin dagli slogan di lancio del film un uomo "venuto dal nulla che ha conquistato tutto". Bonaparte era di famiglia aristocratica, e non era affatto un ossessionato dalla vittoria militare senza altre qualità, come lo dipinge il film pur nella sua grandiosa messinscena. Cupo, materiale nelle sue considerazioni, e completamente soggiogato dalle donne. Di più, dalla sua donna per eccellenza, Giuseppina, di più ancora, dalla suprema virtù carnale di Giuseppina. Quel "boschetto" là insomma, come lui stesso lo descriveva nelle lettere all'amata.

"Ha conquistato il mondo per conquistare la moglie"

Così Ridley Scott ha dato la sua lettura dell'intera vicenda trionfale di Napoleone Bonaparte. Un uomo soggiogato dal sesso e dal potere che questo aveva su di lui. Potenziato dalla libertà, dalla personalità e dall'infedeltà di Josephine. Tutto il kolossal Napoleon si basa su questo, una donna dalla personalità così grande da eclissare quella di un uomo piccolo (di statura ma anche di animo, secondo Scott e i suoi sceneggiatori) il quale per rivalsa torna a prendersela carnalmente in un gioco di servo e padrone a due facce tutto legato al sesso, mentre il mondo diventa la donna da conquistare anche con la violenza a suon di campagne militari. Lo spettacolo è assicurato, la verosimiglianza storica va all'aria fra polemiche feroci soprattutto di storici a cui Scott ha risposto: "Fatevi una vita". Ma non è che i suoi film precedenti fossero gioielli di rispetto della Storia. Per dirne una: Il Gladiatore è pieno di errori e licenze sia sugli abiti che sull'architettura che sui fatti. Ai tempi dell'impero il ruolo di generale non esisteva, e la frase "al mio segnale scatenato l'inferno" ruota su un concetto sconosciuto ai pre-cristiani. Ma fu anche una traduzione forzata, giacché Hell (inferno, ndr) nel film è il nome del cane di Massimo Decimo Meridio. Sciolto dalle catene per gettarsi contro i barbari. Ma non si poteva dire "scatenate il cane", come ha raccontato il doppiatore di Russell Crowe, Luca Ward: "Quindi arrivò questo tecnico in sala doppiaggio che suggerì in romanesco: aò, scatenate er cane è brutto, famo scatenate l'inferno". 

Vanessa Kirby, la coprotagonista di Napoleon

Sì ma il film com'è? La recensione completa dopo la visione

Cristiano Sanna Martinidi Cristiano Sanna Martini   
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Cristiano Sanna Martini

In passato ha scritto per L’Unione Sarda, Il Sole 24 Ore, Cineforum, Rockstar...