[Il ritratto] "Ma che Oscar? Chiamiamolo Anna. Io sul set menavo": il premio alla Wertmuller, regista da record

I titoli chilometrici, la candidatura all'Oscar nel 1976, prima donna di sempre, per di più non americana. I successi con Giannini-Melato e un cinema nato per dividere

Lina Wertmuller. A destra: Melato e Giannini, suoi attori 'feticcio'
Lina Wertmuller. A destra: Melato e Giannini, suoi attori "feticcio"

I titoli chilometrici, come se ogni film fosse un romanzo. I look visivi esasperati, grotteschi, caricature di un'Italia spaccata in due nonostante l'industrializzazione forzata e i sogni di benessere per tutti. I rapporti di forza tra uomini e donne pronti a rovesciarsi in modo imprevedibile. E le risate, molte, alternate a momenti violenti e di grande pathos, affidati a grandi interpreti (Giancarlo Giannini, Mariangela Melato, Roberto Herlitzka, Stefano Satta Flores, Nino Manfredi). Nata per affascinare e dividere, Lina Wertmuller è un personaggio rivoluzionario del nostro cinema, anzi, del cinema tutto. Prima regista candidata all'Oscar nella sua categoria (non essendo americana, tra l'altro) già nel 1976, la Wertmuller ha ricevuto l'Oscar alla carriera nella cornice della Ray Dolby Ballroom dell'Hollywood & Highland Center a Los Angeles. Accompagnata, lei 91enne, sul palco da Sophia Loren e dalla figlia Maria Zulima Job. E a dispetto dell'età, la regista non si è fatta mancare nulla, trasformando la premiazione in uno show.

"Meglio se la prossima volta ti metti nuda"

Sanguigna, Lina Wertmuller, quando ha incontrato sul palco del teatro americano Isabella Rossellini, sua traduttrice in tempo reale, vestita di viola. Ecco le corna in segno di scaramanzia, e la frase: "La prossima volta è meglio se ti metti nuda". Teatro gremito, con pubblico lesto a indossare gli occhiali bianchi che fanno parte della mitologia personale della regista romana. Di lei hanno parlato con ammirazione Quentin Tarantino, Sofia Coppola, Jodie Foster, Martin Scorsese, il suo assistente Valerio Ruiz che su di lei ha diretto un bel documentario. L'Oscar le è arrivato dalle mani delle registe Jane Campion e Greta Gerwig, quest'ultima tra le favorite agli Academy Award con la sua versione di Piccole donne. La Wertmuller ha dedicato il premio alla figlia e al marito, il grande scenografo Enrico Job. Portando con sé la stima che la precede, lei già capace di distinguersi in un cinema di soli uomini come assistente alla regia di Fellini in La dolce vita e 8 e 1/2. Da lì, il decollo, irresistibile almeno fino alla seconda metà degli anni Settanta. 

La caricatura di un'Italia capace di resistere a se stessa

"L'Oscar? E' piccola questa statuetta. E poi perché un nome maschile? Chiamiamolo Anna, sarebbe meglio" ha scherzato a premiazione avvenuta Lina Wertmuller. Il suo cinema ha sempre evitato il realismo tipicamente italiano, usando fatti di cronaca o di finzione per distorcerli in modo grottesco e caricaturale. Era così ne I basilischi e in Questa volta parliamo di maschi, ritratti di uomini con dentro la satira al vetriolo. E mentre raggiungeva il successo come regista di musicarelli (Rita la Zanzara, con la Pavone) ecco spuntare il fiore del suo migliore cinema, affidato alla coppia irripetibile formata da Mariangela Melato e Giancarlo Giannini.

Unica anche nei titoli dei film

E via con i titoli da record: da Mimi metallurgico ferito nell'onore a Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto, film divertente e scandaloso per quanto rendeva fisico l'incontro-scontro fra il maschile e il femminile, con ribaltone finale. Poi il capolavoro: anno di grazia 1976, storia (vera) di un guappo napoletano che diventa per errore il "mostro di Napoli", pluri arrestato, poi rilasciato, quindi soldato e disertore, infine recluso in un campo di concentramento dove conta solo vivere, e se per vivere bisogna sedurre e tradire, l'importante è farcela. Per poi ripartire e conquistare il proprio pezzo di mondo a dispetto di ideali e sogni politici. Solo la propria famiglia, conta. Messe di premi per lei e un Giannini stellare, successo globale e le nomination all'Oscar, un look visivo che lascia il segno ancora oggi. Da lì in poi, altro cinema con qualità ma che tendeva a ripetere questa formula (Notte d'estate con profilo greco, occhi a mandorla e odore di basilico fu accusato di trasformare la Melato in attrice softcore e di tentare di ripetere stancamente la formula di Travolti da un insolito destino). O a spingere sui toni truci (ma in modo molto femminista, vedi Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti dove le mamme e mogli giustiziano gli spacciatori e poi gli piantano una siringa da eroina nei genitali). Ma sempre con la mano di una regista per cui l'Italia è un Paese da caricatura, la caricatura di una società con grande storia e cultura che si è soprattutto esercitata a sopravvivere a se stessa. Ad ogni costo.