Gli Oscar si tingono di nero: la sorpresa "Green Book" ma Spike Lee solleva una polemica. Le lacrime di Lady Gaga

A sorpresa il miglior film è la storia contro il razzismo firmata da Peter Farrell. Glenn Close non ce la fa nemmeno questa volta. La soddisfazione per l'Italia arriva da "Spiderman: un nuovo universo"

Da sinistra, Spike Lee, Rami Malek e Lady Gaga, grandi protagonisti degli Oscar 2019.
Da sinistra, Spike Lee, Rami Malek e Lady Gaga, grandi protagonisti degli Oscar 2019.
di Cinzia Marongiu   -   Facebook: Cinzia su Fb

Con il classico colpo di scena, è “Green Book” il miglior film degli Oscar 2019. Non era tra i favoriti ma ha vinto perché il vento dell’inclusione, della lotta al razzismo e all’intolleranza e soprattutto il vento anti Trump sta soffiando potente su Hollywood. La storia di un’amicizia che riesce ad andare al di là dei pregiudizi e della segregazione razziale tra l’autista bianco italoamericano e il pianista jazz nero afroamericano ambientata nel Sud razzista degli Usa negli anni 60, quando le persone di colore giravano con una sorta di guida, il "green book", appunto, che indicava quali locali e hotel accettavano i neri, ha messo d’accordo tutti. “Il messaggio del film è l’amore l’uno per l'altro a dispetto delle differenze. Non sarebbe stato questo film senza amore, senza Viggo Mortensen e senza Mahershala Ali”, ha dichiarato il regista Peter Farrell ringraziando i suoi due attori protagonisti.

Regina King ha sconfitto Glenn Close, a bocca asciutta dopo 7 candidature.

D’altra parte questa è stata un’edizione fortemente “black”, dopo alcune edizioni criticate perché troppo "white". A conquistare di nuovo la statuetta, dopo quella di due anni fa per “Moonlight”, è Mahershala Ali, miglior attore non protagonista. “Green Book” ha vinto anche per la migliore sceneggiatura originale. E a vincere finalmente il suo primo Oscar dopo una carriera quarantennale è stato anche Spike Lee autore della migliore sceneggiatura non originale per “BlacKkKlansman”. È stato lui più di tutti a infiammare la platea con un discorso molto politico: “Le elezioni 2020 sono dietro l'angolo, ricordiamocelo, possiamo fare una scelta di amore e non di odio". Poi Spike Lee ha ringraziato la bisnonna "che era stata una schiava. Rendo omaggio a lei e ai nostri antenati, grazie al loro sacrificio siamo qui, grazie per aver costruito il Paese e sopportato il genocidio dei nativi". Eppure, nonostante la vittoria, la prima vera polemica di questi Oscar l'ha suscitata proprio Spike Lee che non ha apprezzato la vittoria di "Green Book". In sala stampa il regista ha detto, risentito: "Ogni volta che c'è un film su un viaggio io perdo".  Spike Lee fa riferimento al 1990 quando, candidato per la sceneggiatura di "Fa la cosa giusta", perse contro "A spasso con Daisy". Inoltre al momento dell'annuncio da parte di Julia Roberts della vittoria di "Green Book", è stato visto fare un gesto di stizza e cercare di lasciare la sala, ma è stato fermato dagli addetti all'organizzazione, che lo hanno costretto a entrare in sala stampa. Premiata anche Regina King, migliore attrice non protagonista per il film di Barry Jenkins "Se la strada potesse parlare", tratto dal romanzo di James Baldwin.

Ma anche il bellissimo “Roma”, il film di Alfonso Cuaron che racconta la storia della domestica di famiglia del regista messicano, si è preso le sue soddisfazioni e ha idealmente sconfitto chi, alla frontiera con il Messico, vorrebbe innalzare muri: miglior film in lingua straniera, miglior regista e miglior fotografia. “Questo film è dedicato i 70 milioni di collaboratori domestici che lavorano nelle nostre case e che di solito non hanno diritti. Gli immigrati e le donne proiettano il mondo in avanti".

Lady Gaga

E se non fosse ancora chiaro da che parte soffia il vento ecco che a ricordarcelo è Rami Malek, miglior attore protagonista per l’acclamatissimo “Bohemian Rhapsody”, il film dei record dedicato a Freddie Mercury. "Questo è un film su un uomo gay e un immigrato che ha vissuto la sua vita essendo solo se stesso: io sono figlio di immigrati che vengono dall'Egitto e non potrei essere più grato di quello che è successo”. Tutti in piedi, compresi i Queen presenti alla cerimonia. “Bohemian Rhapsody” è il film che ha vinto più statuette in questa edizione, quattro. Le altre, tutte tecniche, sono montaggio, sound editing e sound mixing.

Sorpresa anche per l’Oscar alla miglior attrice protagonista: Olivia Colman per “La favorita” e non Glenn Close per “The Wife” come un po’ tutti si aspettavano alla vigilia e come forse sarebbe stato giusto per una grande attrice nominata ben sette volte e sempre tornata a casa a mani vuote. A essere battuta anche Lady Gaga candidata per “A star is born” ma miss Germanotta si è rifatta grazie all’Oscar per la miglior canzone, “Shallow” che ha eseguito in una performance applauditissima con Bradley Cooper. L'artista in lacrime ha ringraziato il regista e la sua famiglia e ha lanciato questo messaggio: "Questo è un premio a non arrendersi mai. Se nella vita avete un sogno combattete per raggiungerlo".

Spike Lee e Mahershala Ali

L'Oscar al miglior film di animazione è stato assegnato a "Spiderman: un nuovo universo", la nuova versione, sempre targata Marvel, dell'uomo ragno, dove c'è finalmente un po' di Italia: Sara Pichelli,  disegnatrice di Porto Sant'Elpidio, nelle Marche, ha creato Miles, il giovane che prende il testimone di Peter Parker. 

Ecco chi sono tutti i vincitori