"Senza veli davanti a un bambino? Ma è uno scandalo": la Bouchet, il malinteso e il ritorno del film shock

In tv viene riproposto un film prima distrutto, poi rivalutato dalla critica: "Non si sevizia un paperino". Il cui regista, Fulci, aveva la vista lunga

Barbara Bouchet in 'Non si sevizia un paperino'
Barbara Bouchet in "Non si sevizia un paperino"

All'epoca spiazzò, scandalizzò, fece molto discutere e (esattamente come capitava ai film di Sergio Leone) fu trattato come intrattenimento di grana grossa per un pubblico di cattivo gusto, salvo poi essere riabilitato in grande stile a posteriori. Per la seconda volta nel giro di un anno, Cine34, canale satellitare del gruppo Mediaset, ha proposto al pubblico Non si sevizia un paperino, uno dei gialli-thriller più particolari mai girati in Italia, e da molti ritenuto il capolavoro dello scomparso Lucio Fulci. Di certo era il suo film preferito. Uscito in varie edizioni, anche per l'home video, variamente rimontato e tagliato. Un film che contiene una scena che ebbe parecchie noie di censura e di cui fu protagonista una giovane e bellissima Barbara Bouchet.

Barbara Bouchet: le immagini

Senza veli di fronte al bambino, anzi no

In Non si sevizia un paperino, la Bouchet interpreta Patrizia, figlia di un ricco costruttore milanese spedita dal padre nel profondo Sud rurale per stare alla larga dalle tentazioni della grande città. Disinvolta ed emancipata, Patrizia si presenta in scena senza veli, stesa su una chaise longue, e accaldata chiede a un bambino di portarle una bibita fresca. Quando il piccolo arriva, fa conoscenza con il corpo femminile e il carico di desiderio, fantasie e sensi di colpa che può scatenare. In un film già molto provocatorio (perché agganciato a fatti di cronaca, come poi vedremo) quella scena fece indignare i moralisti e armò le forbici della censura. In realtà non c'era nessun bambino di fronte alal Bouchet nuda, in quel ruolo Fulci utilizzò il nano Domenico Semeraro, sempre inquadrato di spalle. Nome noto poi alle cronache nere, quello di Semeraro, personaggio controverso, di professione imbalsamatore e soprannominato "il nano di Termini", assassinato da una coppia di giovani che aveva costretto ad un menage a trois fatto di intimidazioni e ricatti. La sua figura è poi stata evocata anche nel film L'imbalsamatore, di Matteo Garrone.

Viaggio nell'Italia dei delitti e delle superstizioni

Oggi considerato un classico del giallo all'italiana, con un cast in cui tutti sono perfettamente in parte, dal giornalista d'inchiesta interpretato da Tomas Milian alla maciara del Paese, la donna su cui si addensano superstizioni e pregiudizi che le costeranno carissimi, interpretata da Florinda Bolkan, fino all'ambiguo prete col fuoco sacro del dover salvare i bambini dall'immoralità del mondo (Marc Porel), Non si sevizia un paperino è la storia delle morti violente di bimbi che calamitano l'attenzione della stampa e delle forze dell'ordine nel paesino immaginario di Accendura (l'anno prima c'erano stati una serie di delitti del genere nella zona di Bitonto). Dove credenze popolari, riti legati alla terra, ignoranza impaurita e delitti si intrecciano complicando la ricerca della verità fra le montagne di un Sud allo stesso tempo bellissimo e minaccioso. Era il 1972, e il finale dimostra che Fulci (che se la cavò benissimo al processo a cui fu chiamato) aveva capito tutta una serie di cose in seno alla Chiesa cattolica poi esplose definitivamente in questi ultimi anni.