Il secco "No" di Nanni Moretti a Netflix:"Non ho voluto nemmeno sapere la cifra"

Il grande regista italiano qui è di casa: già presidente di giuria e palma d'oro per la Stanza del figlio, presenta il sio attesissimo "Tre Piani"

Un Moretti (anche) moderatore, quello visto oggi a Cannes, durante l’incontro con i giornalisti, che non si sottrae alle domande, ma anzi rilancia subito alcune che potrebbero arrivare, godendosi sornione gli 11 minuti di applausi ottenuti nell’anteprima internazionale di ieri.

Ho chiesto ai produttori di tenermi nascosto eventuali offerte che sarebbero potute arrivare da Amazon o Netflix. Per me è indispensabile la sala, prima ancora, come regista, produttore, attore, o esercente, da spettatore, non so stare senza andare a vedere al cinema i film degli altri, ho la stessa curiosità che avevo 50 anni fa.

Più passa il tempo, più mi piace fare questo lavoro, aggiunge, ma la passione non basta, ci vuole tanta attenzione, anche ai dettagli. Il testo originale affronta tematiche universali, il senso di colpa, la giustizia, la responsabilità di essere genitori, e che le nostre scelte, le nostre azioni, hanno sempre una conseguenza, e che ci dobbiamo assumere. È un libro talmente denso, per cui, in questo, non volevo però protagonismi esibiti nella recitazione, nella regia, desideravo invece un lavoro di qualità, che non fosse autocompiaciuto e contento di sé.”

Nonostante la pellicola abbia suscitato anche qualche delusione tra gli addetti “con le critiche ho un rapporto ora tranquillo, dice il regista, mentre all’inizio correvo alle edicole di notte per leggere cosa pensassero di me, c’è in ogni caso un valore di cui bisogna rendergli merito, l’autenticità e la spontaneità dei suoi personaggi.

Uomini, donne, coppie, chi preda della proprie ossessioni, chi dell’incapacità di capire gli altri, chi di superare il dolore e la perdita, ma che però d’un tratto trovano un punto comune, quasi d’attualità, nel quale, ognuno, a suo modo, prova alla fine ad uscire dal proprio spazio, aprendosi al futuro, trovando la propria strada, e ricominciare.

“Qui, continua Moretti, non c’era posto per l’ironia, lo humour, avrebbe stonato. Non trovo drammatico il film, semmai doloroso, è un inno alla vita, in cui le donne sanno ricucire le tele strappate, lasciandosi alle spalle il passato, guardando verso un nuovo tipo di relazioni, mentre gli uomini, al contrario, rimangono testardi nelle loro posizioni, convinti di essere dalla parte del giusto”.

C’è tempo poi per una battuta sulla partita della Nazionale.

“Ho visto i rigori, prima non potevo, sono felice ovviamente. È una squadra senza divi, intendiamoci io sono per il divismo, ma questo aspetto, per il calcio, penso sia una cosa sana”.

Alla scoperta del suo ultimo film

Tre Piani, tratto dal romanzo Eshkol Nevo, e del (soprattutto) suo Deux ex machina dietro-davanti la macchina da presa, Nanni Moretti, che in questo caso entra in circolo anche nei momenti più imprevisti, non per forza focalizzati su di lui. Succede ieri pomeriggio, al Festival di Cannes, incontrando, ad esempio, un’attrice come Anaïs Demoustier, splendida protagonista di Anaïs in Love, visto alla Semaine de la Critique, che prima dell’intervista confida, “sono felice di essere qui a presentare il nostro progetto, ma anche per andare a vedere Moretti. Perché? Sa parlare come pochi di relazioni, vita, amore, sentimenti, dolori. Da Mia Madre ad Habemus Papam, non ho mai smesso di rivederli, di imparare, essere qui tra le fortunate è qualcosa di particolare”. Ecco allora quando e come continua a prendere forma l’amore incondizionato per il regista italiano, capace (in)volontariamente di catturare l’attenzione, sempre e comunque, anche in una giornata come quella di ieri, scandita da eventi sportivi monopolizzanti, Matteo Berrettini, finalista (perdente) nel tempio del tennis di Wimbledon, e il trionfo ai rigori della Nazionale di calcio contro l’Inghilterra.

Lui, però, sfida, e sfila, la sorte sul red carpet e poi alla proiezione ufficiale.

Un’attesa lunga, custodita, “congelata” appositamente per la Croisette, là, dove si è tolto alcune tra le soddisfazioni principali: presidente di giuria, la vittoria (20 anni fa) della Palma d’Oro con La stanza del figlio, il riconoscimento alla miglior regia per Caro diario. Insomma un Festival che ama, e lo ama, e gli attribuisce ogni volta la passerella riservata ai maestri contemporanei e internazionali, proprio per quella sua visione trasversale, unica, ricercata, nell’osservare storie e persone, rapporti e trasformazioni.

Tre piani (sarà in sala dal 23 settembre) prende così il suo percorso fin dai primi istanti, mettendo al centro i protagonisti, coppie, storie, intrecci, Adriano Giannini e Alba Rohrwacher, Margherita Buy e lo stesso Moretti, Denise Tantucci, Riccardo Scamarcio, (dis)uniti nel ritrarre quanto accade, intorno, all’interno, di una palazzina.

Ma il Nanni nazionale, proiettato così sul reale, è anche quello diventato ormai centellinato frequentatore di Instagram, basta pensare al video (virale) legato alla sera della prima (a Cannes appunto), scandito da Soldi di Mahmood, salito ad oltre 320.000 visualizzazioni, segno indiscusso, ironico, da vero sdrammatizzatore di se stesso, di come, quando, usare la propria comunicazione, mostrando lati meno battuti e inediti.

Moretti e la severità dell’aura che lo circonda: leggende apparenti, a sentire chi gli è vicino, mentre invece continua a stupire il suo essere perennemente proiettato su altre cose, neanche il momento di godersi il palcoscenico più abituato, che calca ormai da habitué. Ora infatti c’è già preparazione del nuovo film, la produzione di due documentari, “Piazza”, di Karen Di Porto e “Las leonas" di Isabel Achaval e Chiara Bondì.

A questi vanno poi aggiunti la partecipazione come attore al film di Francesca Archibugi, “Il colibrì”, e la lettura dei (suoi) diari, quelli appunto di “Caro diario”, che toccheranno ulteriori tappe, a partire dal 24 luglio a Parma, all’Arena Astra. Insomma Moretti fa tendenza e tutti non vedono l’ora di vederlo, piaccia o non piaccia.