E' morto Jean-Paul Belmondo: il brutto più affascinante del cinema

L’attore, protagonista di film quali 'Il Clan dei marsigliesi' con Claudia Cardinale, era nato nel 1933

TiscaliNews

E' morto all'età di 88 anni l'attore francese Jean-Paul Belmondo. A darne notizia i suoi più stretti collaboratori. Belmondo è morto nella sua casa di Parigi, all'età di 88 anni, ha precisato il suo avvocato, Michel Godest, citato dalla France Presse. "Era molto affaticato da qualche tempo. Si è spento serenamente", ha precisato il legale. Mostro sacro del cinema francese ed europeo, Belmondo ha girato 80 film. Lascia in eredità ruoli indimenticabili, come quello in 'A bout de souffle' (Fino all'ultimo respiro) di Jean-Luc Godard o sorvolando il cielo di Venezia, appeso ad un elicottero, in 'Le Guignolo' (Il piccione di Piazza San Marco) di Georges Lautner.

Il brutto più affascinante del cinema francese, prima di essere catapultato al successo da Fino all'ultimo respiro (À bout de souffle, 1960) di Godard, aveva già interpretato Charlotte et son Jules (1958), un cortometraggio sempre di Godard, e A doppia mandata (1959) di Chabrol. Per il resto, l'attore era apparso in film di scarso rilievo, tra i quali si può forse includere anche Asfalto che scotta (1960), di Claude Sautet.

In Fino all'ultimo respiro nasce l'immagine divistica di Belmondo: personaggio scanzonato, malvivente dilettante, simpaticamente truffatore. Da operaio a studente, da contadino a sacerdote introverso, Belmondo si dimostrò un attore di straordinaria versatilità. In Cartouche (1962) di Phllippe de Broca interpretò una sorta di Robin Hood alla francese, e con lo stesso regista bissò, e anzi superò questo successo col magnifico film avventuroso-satirico L'uomo di Rio (1963).

Pur essendo scettico nei confronti del cinema impegnato, Belmondo accettò ugualmente di lavorare con registi difficili che lo avevano visto nascere cinematograficamente: interpretò Il bandito delle 11 di Godard, Il ladro di Parigi (1967) di Malle, La mia droga si chiama Julie (1969) di Truffaut, Trappola per un lupo (1972) di Chabrol e Stavisky (1974) di Resnais. La ciociara (1960) - con Sophia Loren - La donna è donna (1961), Cartouche (1961), Lo spione (1962), Caccia al maschio (1964), Il ladro di Parigi (1966), La mia droga si chiama Julie di François Truffaut (1969), Borsalino (1970), Il clan dei marsigliesi (1972) e L'incorreggibile (1975) sono tutte pellicole che gli procurarono grande popolarità fra il pubblico e riconoscimenti importanti dalle autorità, come il Cèsar per Una vita non basta (1988) e la Legion d'Onore.

Tra i suoi ultimi lavori Amazzonia (2000), la storia di un francese che invecchia e decide di ritirarsi dove è più fitta la foresta amazzonica.