Suicidio o omicidio? La morte di Marilyn resta un mistero e così pure le parole dell'ultima telefonata

Nella notte tra il 4 e il 5 agosto cessava di vivere la diva delle dive. Aveva solo 36 anni

TiscaliNews

Che cosa avvenne quella maledetta notte? E che nesso potrebbe esserci con l'ultima telefonata fatta poche ore prima di morire? Tanti quesiti, ma solo una grande certezza: 60 anni fa, nella notte tra 4 e 5 agosto, cessava di vivere Marilyn Monroe, la diva delle dive. Aveva solo 36 anni ed era nel pieno di una carriera inarrestabile, fermata da una overdose di barbiturici, per sempre giovane, per sempre nel pieno della sua bellezza. La versione ufficiale dichiarò il "probabile suicidio", ma tante furono le tesi controverse, tra cui morte per omicidio commissionato da Robert Kennedy e commesso dal Dottor Ralph Greenson - psichiatra di Marilyn - con un'iniezione letale; oppure omicidio perpetrato dalla mafia di Chicago per vendicarsi dei Kennedy che gli avevano fatto la guerra. Quale che fosse stata la causa, Norma Jean Baker, questo era il suo vero nome, lasciò un vuoto incolmabile diventando istantaneamente una leggenda.

Una morte che sconvolse il mondo: clamorosa l'impennata di suicidi

Il mondo fu sconvolto al punto che una settimana dopo si registrò un'impennata di suicidi. Dieci anni dopo, Elton John dedicò alla sua scomparsa la famosa canzone "Candle in the Wind" per celebrare un'esistenza fragile come una fiammella sbattuta dal vento: un brano poi adattato per ricordare al suo funerale la principessa Diana. Faceva jogging, leggeva Dostoevskij. Per molti soltanto un simbolo, anzi "il" simbolo, del sesso in un'America ancora lontana dalla rivoluzione sessuale, Marilyn non era soltanto questo, come racconta il libro di Joyce Carol Oates (in Italia pubblicato da La Nave di Teseo) che ha ispirato il film di Dominik con Ana de Armas di cui Netflix ha appena diffuso il secondo trailer in vista del debutto globale in streaming il 28 settembre (la diva del cinema senza sala cinematografica, i tempi cambiano). "Ho interpretato Marilyn Monroe, Marilyn Monroe, Marilyn Monroe", dice la ex Bond Girl: "Non ce la faccio a fare un'altra scena da Marilyn Monroe. Esiste solo sullo schermo, fuori sono Norma Jean". A meta' tra realta' e fiction, il film esplora la vita della diva dall'infanzia - figlia traumatizzata di madre single - alla fama e agli amori spesso infelici: Bobby Cannavale e' 'L'ex atleta' Joe di Maggio e Adrien Brody 'Il commediografo' Arthur Miller da cui Marilyn divorzio' l'anno prima del suicidio. 

Il suo abito più famoso forse danneggiato dalla Kardashian

Intanto fanno furore i cimeli: "A 60 anni dalla morte e lei continua ad essere una celebrità di serie A per collezionisti, fan e musei di tutto il mondo", ha detto Martin Nolan, il direttore della casa d'asta Julien's di Los Angeles che la scorsa settimana ha venduto un abito di William Travilla, che aveva disegnato i costumi di scena per sei film della Monroe, per 218,750 oltre il doppio della stima di partenza: era stato indossato nel classico del 1954 "Follie dell'Anno". L'abito piu' famoso, ovviamente, e' il "naked dress", indossato per tre o quattro minuti - e forse danneggiato - sul red carpet del Met dalla Kardashian: cosi' attillato che fu cucito addosso a Marilyn in un camerino del Madison Square Garden per cantare "Happy Birthday Mr. President" a J.F. Kennedy con cui, si mormorava allora, aveva avuto una storia due mesi prima, a casa di Bing Crosby.

Il mistero dell'ultima telefonata

Tornando alle circostanze della morte, l'ultima telefonata con Peter Lawford, che di John Fitzgerald Kennedy era il cognato, poche ore prima di morire infittisce il mistero attorno a un evento sul quale non c'è mai stata certezza. Suicidio, omicidio o semplice fatalità? Come avrebbe confermato anni dopo lo stesso Lawford, i due avrebbero avuto una conversazione generica come due vecchi amici. Niente di strano se non ci fossero state quelle parole di congedo. "Di’ addio a Pat (la moglie di Peter, Patricia Kennedy, ndr), saluta il presidente e saluta te stesso, perché sei un bravo ragazzo". Perché Marilyn pronunciò quelle parole? Insospettito da quella frase Lawford avvisò sia l'agente di Marylin che il suo avvocato, il quale contatò la governante ma venne rassicurato. Poche ore dopo, però, intorno alle 3.00-3.30 la stessa governante, vedendo una luce trapelare dalla stanza e non ricevendo risposta, entrò e la trovò senza vita, riversa sul letto. Era coperat da un lenzuolo e aveva in mano la cornetta del telefono. Suicidio? Certamente l'ipotesi più probabile. Eppure qualcosa non torna: dei documenti risultarono spariti nel nulla e quella posizione a pancia in giù sembrò incompatibile con la morte per overdose. 

Fu davvero un suicidio? I dubbi restano

Tante le ipotesi formulate negli anni sulla morte di Marilyn tra cui anche quella secondo cui il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy e suo fratello Robert volessero liberarsi di lei per timore che rivelasse la sua relazione clandestina con i fratelli. Ma c'è anche chi ha ipotizzato che l'attrice fosse finita vittima dei sevizi segreti. Tante piste, nessuna risposta concreta. E nel 1982 in mancanza di prove il procuratore che seguiva le indagini non potè che propendere per la versione ufficiale: "probabile suicidio". Ma andò realmente così? I dubbi restano.