Malcolm McDowell: "Stanley Kubrick esilarante, anche se mi ha fregato"

Intervista con l'attore reso celebre dall'indimenticabile "Arancia meccanica", opsite d’eccezione dell’ultimo Torino Film Festival,

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Pura energia vitale, puro carisma, nell’ascoltarlo raccontare un’esistenza piena di film, aneddoti, esperienze (anche negative), che tramite però la sua voce diventano subito spettacolo, un One Man Show che non smetteresti di sentire.

Malcolm McDowell (80 anni l’anno prossimo) è l’ospite d’eccezione dell’ultimo Torino Film Festival, ma per lui non c’è un attimo di pace, e questo gli piace. Ama concedersi al pubblico, negli incontri, tra le strade della città, quando i giovani (in particolare) lo fermano continuamente per fare foto, chiedere autografi, abbracciandolo in certi casi (ne siamo stati testimoni) come se di fronte a loro ci fosse una sorta di divinità (del cinema), ma dall’aspetto umano, accessibile. A lui, oltre al Premio Stella della Mole, è stata dedicata una retrospettiva, una sintesi trasversale, partendo chiaramente da quel capolavoro senza tempo che è Arancia Meccanica di Stanley Kubrick (50 anni esatti), girato nel 1972 a 29 anni, e che poi ha toccato altre piccole perle: Evilenko (nei panni del serial killer russo, Andrej Romanovič Čikatilo ) di David Grieco, Caligola di Tinto Brass, e If.../Se di Lindsay Anderson, uno dei suoi grandi mentori.

Ma a tenere banco, è chiaramente Arancia Meccanica, il miglior spaccato, a detta di molti, sul tema della violenza urbana, sul rapporto tra società (inglese) e gang metropolitane, in cui McDowell è un Capo Drugo che sembra (non) voler dominare i suoi impulsi, dando semmai sfogo ad essi tramite pestaggi, stupri, atti vandalici, fino all’omicidio (non preventivato). Erano iniezioni di “ultra violenza”, le stesse che poi gli torneranno indietro tramite la “Cura Ludovico” (l’amato Beethoven), mutandolo (in peggio), vittima di un sistema e governo che su di lui sperimenta, peccando di superbia. Una pellicola controversa, rivoluzionaria, all’avanguardia, ma da riscoprire sempre.  

Sarebbe possibile oggi realizzare Arancia Meccanica?

Difficile dirlo, non so neanche se sarebbe stato possibile farlo nel 1969, se non fosse stato per il nome di Kubrick. Le major non credo sarebbero state disposte a finanziarlo senza la sua firma, per quanto non fosse costoso da realizzare.

Con Kubrick non furono “rose e fiori” se non erro..

Litigavamo spesso, volavano anche parole brutte. D’altronde a quel tempo stava sfruttando un giovanissimo attore. Dovetti fare gratis la pubblicità per il film, diciamolo, Kubrick mi ha fregato la percentuale dei profitti. Mi imbrogliò, facendomi firmare un documento in cui avrei rinunciato a tutti diritti. Mi disse che non ci sarebbero stati credits, sembrava come dire poetico, ma una volta alla proiezione ufficiale vedi campeggiare solo il suo nome nei titoli di apertura. Eppure quel lavoro non lo aveva fatto proprio da solo.. 

Ha mai rifiutato di interpretare qualche scena?

Un attore professionista non porta mai a casa i ruoli che ha interpretato, a meno che ovviamente non sia un seguace del metodo. Per il personaggio di Alex, la richiesta era che dovevo rendere questo ragazzo immorale, piacevole al pubblico, senza tradirlo, e senza tradire lui. Fu una grande sfida. Dovetti trovare un mio stile, tra l’esagerato e l’emozionale. La stampa libera accusò il film di essere fascista, e così io ricevetti critiche perché lo avevo reso troppo divertente.  

Dopo 50 anni siamo ancora qui a parlarne comunque

Esatto, ma non fu per niente semplice. Girare con Kubrik era una cosa interminabile, sapevi l’inizio, ma non la fine. Perché il tempo non era una dinamica che gli interessava, c’era, sì, una pianificazione, che veniva quotidianamente stravolta. Ricordo una conversazione con Matthew Modine, dal set di Full Metal Jacket. Stava per avere il primo figlio. Chiese a Stanley quando avrebbero finito una scena, voleva esserci in sala parto, sapeva il giorno, era un cesareo. Kubrick gli disse “caspita, un bell’inconveniente”. Gli promise di finire presto, ci misero tre mesi.  

Kubrick era però un genio, questo è indiscusso.

So di non metterlo in buona luce, ma giuro che ho adorato lavorare con lui. Era una persona fantastica, esilarante, io mi davo da fare per poterlo divertire, lui talvolta apprezzava i miei interventi, bastava che qualcuno lo conquistasse e seguisse l’onda. Come l’ultima scena di Arancia Meccanica, il discorso conclusivo del Ministro degli Interni inglese, ed io nel letto d’ospedale. Vedo Stanley dietro la macchina da presa, è al solito ansioso, temo possa dire stop, allora improvviso, mi faccio imboccare, rallento tutto, gioco, poi d’un tratto lo scorgo, stava ridendo, si godeva tutto. Allora ho capito che non avrebbe più seguito le parole del dialogo.  

A proposito di improvvisazione: il momento cui balla e canta sulle note di Singin' in the Rain, fu opera sua?

Cercavamo un modo per girare la scena dello stupro, e dove picchiamo lo scrittore. Dopo 5 giorni io ero lì annoiato, su uno scalino, aspettavo di capire come procedere. Allora Kubrick mi chiese“sai ballare?” Io saltai su, e cominciai a  cantare Singin' in the Rain, fu una cosa fatta in maniera spontanea, trovai il punto cruciale, una certa euforia. Un anno dopo mi invitarono ad una festa, lì c’era tutta la Old Hollywood, tra cui Gene Kelly, volevo me lo presentassero.  

E come andò?

Girò i tacchi quando mi vide. Aveva ragione, d’altronde gli rovinai un momento speciale, ma per me funzionò alla grande.