[L'omaggio] "Per Sergio, Clint era uno str..., nessuna cordialità": la leggenda di Leone a 30 anni dalla scomparsa

ll grande regista scompariva precocemente il 30 aprile 1989. Tutti i suoi film tornano in tv. E si moltiplicano gli aneddoti sul suo lavoro sul set

Clint Eastwood, Sergio Leone
Clint Eastwood, Sergio Leone

Si comincia il 29 aprile e si prosegue senza sosta fino al 10 maggio. A 30 anni dalla scomparsa di Sergio Leone (30 aprile 1989) Sky Cinema Collection (canale 303 del bouquet satellitare) trasmette tutti i film del maestro romano. Dal suo esordio con Il colosso di Rodi fino a Il mio nome è nessuno, di cui Leone fu produttore con grande successo, e allo speciale Verdone ricorda Leone in cui l'attore e regista comico ricorda tutte le tappe della carriera del grande autore, e di come lo fece esordire con Bianco, Rosso e Verdone. Quando si parla di Sergio Leone è difficile non cadere nell'iperbole, nell'esagerazione. I suoi film sono visti, commentati, analizzati, sezionati, omaggiati dai più grandi registi. Qualche nome fra i tanti? Tarantino vive nella perpetua idolatria di Leone, George Lucas e Steven Spielberg hanno raccontato come alla scuola di cinema venisse mostrata e fatta studiare la scena del triello in Il Buono, Il Brutto, il Cattivo, come esempio sommo di combinazione fra riprese, montaggio e musica. Ma quando si parla di Leone, il discorso si ferma anche su grandi contrasti. A iniziare da quello con il suo attore feticcio.

"Ha solo due espressioni: col cappello e senza"

A tornare sul rapporto fra Sergio Leone e Clint Eastwood, interprete di Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più e Il Buono, il Brutto, Il Cattivo è stato di recente Sergio Donati. Storico collaboratore del regista nella veste di sceneggiatore, fra un litigio e l'altro. Com'è noto, Leone non aveva a disposizione il budget che gli permettesse di avere sul set gli attori che desiderava (Robards, Fonda, Bronson) e ripiegò su uno sconosciuto belloccio e indolente, tale Clint Eastwood che allora recitava nella serie tv Rawhide. Secondo Donati il regista continuò a considerare Clint un attore mediocre e una sua creatura: "Sergio lo definiva uno str... o un manichino in grado solo di eseguire le indicazioni. Nessuna cordialità, Clint stava sempre per i ca...suoi, sempre da una parte. Anni dopo non perdonò a Sergio la storica battuta su di lui: 'Eastwood ha solo due espressioni: una con il cappello e una senza'". Poi c'era il mezzo sigaro piantato in bocca, quello che Leone considerava protagonista dei suoi tre primi western. Ma in seguito Eastwood è diventato uno dei più grandi attori e registi del cinema mondiale, e ha ammesso di avere Leone tra i suoi maestri, ma pure di aver contribuito alla sua fortuna.

Sognare in grande, e realizzare i sogni nei minimi dettagli

La rassegna di Sky in omaggio a Sergio Leone comprenderà ovviamente anche C'era una volta il West, Giù la testa e C'era una volta in America. Cioè il momento in cui il cinema del maestro romano va dritto addosso al mito americano, non lo irride più come nei primi film. Ma lo cita e lo supera. Fino a diventare un discorso sull'America come fabbrica di sogni, di miti, di illusioni perdute (C'era una volta in America, appunto). Ancora secondo Donati: "Gli attori lo rispettavano, anzi lo temevano, perché Sergio sapeva girare, sapeva comunicare, era uno nato sul set e che viveva di set. Pane e cinema". Il carattere di Leone, oltre alla sua cura per i dettagli dell'immagine, era già leggendario prima dei grandi successi. Dopo aver diretto parte della corsa delle bighe in Ben Hur girò Il colosso di Rodi e l'attore protagonista, John Derek, si permise di trattarlo da pischello e di pretendere di sostituirlo alla regia. Leone si impose in modo molto romanesco, il cast e i tecnici furono con lui. Il film andò in porto. Il passo successivo fu trovare un'idea straordinaria per smontare e personalizzare un grande genere come il western, andare più in là di John Ford e Peckinpah. Leone lo trovò in un film giapponese, Yojimbo - La sfida del samurai, con lo straniero mercenario che diventa servitore di due padroni (alla maniera del nostro Arlecchino) e li gabba entrambi. In realtà Kurosawa, regista di quel film, aveva preso il romanzo giallo Piombo e sangue di Dashiell Hammett e lo aveva trasposto nel Giappone feudale. Perché non riprendere quella storia e portarla in un West minimale, molto stilizzato e diverso da quello che avrebbe pensato un americano?

Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile...

Detto, fatto. Il successo fu incredibile e lasciò di stucco Hollywood, complici le musiche di Ennio Morricone e la fotografia di Massimo Dallamano e poi Tonino Delli Colli. Kurosawa se ne accorse e pretese un risarcimento e parte dei ricavi. Nato agile e secco come una pallottola fra gli occhi, il cinema di Leone divenne colossale, titanico, ipnotico, fino al ballo finale di C'era una volta in America. Leone amava le imprese gigantesche che lo vedevano sognare in grande, e realizzare i suoi sogni fin nei minimi dettagli. Robert De Niro raccontò che si videro a New York e Leone gli raccontò e descrisse, scena per scena, tutto C'era una volta in America, come sei il film fosse già girato e montato. Il cuore tradì il maestro del cinema a soli 60 anni mentre metteva a punto un progetto sulla battaglia di Leningrado. Voleva il mito, lo aveva avuto anche senza la morte precoce. A noi resta qualcosa di unico. Che non sente lo scorrere del tempo. Mentre c'è chi realizza un'altra idea inedita di Sergio Leone: sta nascendo Colt