L'ultimo sguardo della moglie persa e amata per sempre, e Pozzetto si regala il ruolo della vita

Un legame più forte del tempo: "Saremo immortali". Ma che accade quando metà della tua immortalità se ne va dentro un'ambulanza? Ecco "Lei mi parla ancora"

Rina e Nino: nei loro panni, Stefania Sandrelli e Renato Pozzetto
Rina e Nino: nei loro panni, Stefania Sandrelli e Renato Pozzetto

Esistono due Pupi Avati, entrambi saldamente radicati a Ferrara. Il primo fa una paura del diavolo, e usa le nebbie, il paesaggio acquatico e di filari di alberi tutti uguali su campi tutti uguali per ambientarci storie che fanno esplodere l'orrore e l'inquietudine dalla sonnolenta vita di provincia. La casa dalle finestre che ridono e Il signor Diavolo sono due buoni esempi in proposito. Il secondo Avati è quello tenero, agrodolce, sempre più concentrato sulla narrazione del tempo che passa, della memoria che si perde (suo il toccante Una sconfinata giovinezza) e delle cose e persone care che ci lasciano. Su questo fronte, Lei mi parla ancora è uno dei migliori film che il regista bolognese abbia girato. E mette forse il sigillo definitivo sulla carriera del quasi 81enne Renato Pozzetto, trattenuto e asciutto in un ruolo di grande pathos. Commozione, è la parola d'ordine di quel ruolo e di questo film.

L'ultimo sguardo, al rallentatore

Lei mi parla ancora (produzione Sky Original con cui il gruppo di Murdoch va a sfidare in modo sempre più consistente i nuovi "studios" nati in seno a Netflix e Amazon) è un film sul sovrapporsi di tempi e ricordi, dopo che hai incontrato l'ultimo sguardo della donna che ha dato un senso alla tua vita, permettendole di dare un senso alla tua. La più bella ragazza della città, quella desiderata e chiacchierata da tutti, che diventa la tua compagna di vita. E che il giorno delle nozze ti consegna una lettera che è il sigillo sul vostro amore. Se entrambi saprete vivere in quell'amore, salvarlo dalla bruttezza della vita e dalla ferocia del cinismo, allora sarete immortali. Una promessa che illumina la vita. Ma poi Rina se ne va verso l'ospedale, per non tornare più. E a Nino resta il gioco dei ricordi, avanti e indietro nel tempo, avanti e indietro per le stanze, le case, le strade che hanno alimentato quell'amore. La prima parte di Lei mi parla ancora è perfettamente riuscita, non ricatta lo spettatore con facili trovate lacrimose e fa sentire con delicatezza e pudore l'ultimo sgocciolio di un amore che se ne va, per continuare a scorrerti dentro per sempre. E' davvero toccante, e molto riuscito, il dialogo fra Renato Pozzetto (Nino) e Stefania Sandrelli (Rina), stesi sul letto a prendersi per mano, a parlare complici a mezza voce, invecchiati e fragili, prima che l'ambulanza porti via lei.

La memoria da sistemare

Con un ottimo cast (Isabella Ragonese è Rina da giovane, Chiara Caselli è la figlia di Nino e Rina, editor di successo in una casa editrice, Fabrizio Gifuni è l'aspirante scrittore con la storia della vita sottoposta alla Caselli che promette finalmente di occuparsene se lui in cambio scriverà la storia della vita dei genitori di lei), Lei mi parla ancora è anche un ragionamento sulla memoria. Fino a dove e quando può restare celata? E' sempre opportuno renderla pubblica come forma di autorisarcimento dopo anni di sacrifici, gioie, obiettivi raggiunti, lotta infine persa con la malattia? Pozzetto è perfetto nella parte di questo uomo ammutolito dalla scomparsa della donna che dava luce alla sua esistenza, finto burbero con animo romantico come quello di un ragazzino alla prima cotta, con in tasca il segreto donatogli dalla moglie, che porterà con sé fino all'ultimo. Non c'è nulla, qui, dei suoi taaaaac da ragazzo di campagna piombato fra le assurdità della città, non ci sono gli ooolamadonnaaaa dei tanti film comici stracciabotteghino, non c'è nemmeno il Pozzetto più sovversivo e surreale di film come Saxophone e Per amare Ofelia. Il comico non ha paura di affrontare il patetico. Ma lo trattiene fino a mostrarne solo un filo. Ed è da tanta disciplina che nasce la commozione vera di un film onesto, riuscito, con dentro il ruolo di una vita.