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"Per primo abbiamo mangiato il colpevole dello schianto": il racconto shock e il film sul disastro delle Ande

Mentre "La società della neve" fa visualizzazioni record su Netflix e viaggia verso l'Oscar, un superstite racconta come fu presa la decisione più drammatica

Cristiano Sanna Martinidi Cristiano Sanna Martini   
A sinistra un momento del racconto di Rodriguez, a destra un'immagine di sopravvissuti allo schianto del 1972 (da Youtube)
A sinistra un momento del racconto di Rodriguez, a destra un'immagine di sopravvissuti allo schianto del 1972 (da Youtube)

Correrà agli Oscar come candidato migliore film in lingua non inglese e su Netflix è già uno dei titoli più visti in streaming di sempre. La società della neve ripropone la vicenda terribile dello schianto dell'aereo di linea diretto da Montevideo in Uruguay a Santiago, in Cile, finito contro la Cordigliera delle Ande il 12 ottobre 1972. A bordo c'era tutta la squadra di rugby degli Old Christians Club con lo staff sociale e tecnico, più una donna che viaggiava per conto suo. Erano 45, sopravvissero in 16. La società della neve torna su quei fatti e fra i superstiti c'è il racconto di uno in particolare che è tornato a descrivere come andarono le cose mentre erano persi fra rottami, feriti, freddo, neve, isolamento.

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La decisione più drammatica

A descrivere il momento più terribile della sopravvivenza sulle Ande innevate è stato Carlos Paez Rodriguez, in una intervista video di LADbible Tv qui disponibile integralmente su Youtube. Rodriguez ha raccontato come si scelse di usare i corpi delle persone già morte come cibo. Non era semplicemente una questione di fame e privazione, già giunte ad un livello estremo in 72 giorni di sopravvivenza, c'era dell'altro. "Il dolore allo stomaco che sorge dalla fame è indescrivibile e insopportabile - ha spiegato Rodriguez - quindi realizzammo che tutti stavamo pensando alla stessa cosa nello stesso momento, ma nessuno osava parlarne". Poi: "Il primo che lo disse chiaramente fu Nando Parrado (che insieme a Roberto Canessa attraversarono le montagne fino a trovare i soccorsi, ndr). Mi disse: 'Carlitos, io mangerò il pilota'". 

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La rabbia e la disperazione

Rodriguez racconta nella videointervista che Parrado riteneva "responsabile il pilota della morte di sua madre e sua sorella, che se ne rendesse conto o no era così". Fu quindi la rabbia a far cadere il supremo tabù dell'essere umano, andando oltre i morsi della fame e la disperazione. Questo fece crollare la diga morale degli altri sopravvissuti: "Dissi ad Adolfo Strauch (altro sopravvissuto, ndr), Nando è pazzo, vuole mangiare il pilota. Lui mi rispose: 'Io e i miei cugini abbiamo avuto la stessa idea'". La decisione divenne comune dopo aver capito che le ricerche erano state sospese. "A quel punto non c'era altro modo - ha aggiunto Rodriguez - sentivamo che il mondo ci avesse aveva abbandonato, come se fossimo stati pugnalati alla schiena". Come ciascuno abbia poi elaborato l'aver rotto un tabù così profondo, è materia che affronta i lati più bui e complessi delle emozioni e della mente umana. 

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Cristiano Sanna Martini

In passato ha scritto per L’Unione Sarda, Il Sole 24 Ore, Cineforum, Rockstar...