[L'intervista] "Lascia stare mia figlia, ritardato": Argentero e l'amore oltre la disabilità che rende eroi

L'attore è Anselmo, bambino "speciale" che diventa supereroe in Copperman, dal 7 febbraio nelle sale. "Pensavo fosse impossibile un film così"

Due scene di 'Copperman'
Due scene di "Copperman"
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Tutti pensano che sei uno scemo. Che come povero ritardato, devi stare al posto tuo. Cioè alla larga, nell'ombra, a dar meno fastidio possibile a quelli normali. E sopportando occhiatine, risate e battute su di te. Ma siccome non lo sei, capita che un amore nato fra i banchi di scuola ti trasformi in qualcosa di speciale. Di più: in un eroe. Di più ancora: in un supereroe. Luca Argentero veste i panni di uno dei personaggi più particolari del nostro cinema: Copperman. Il film di Eros Puglielli esce il 7 febbraio. Una storia tenera, meravigliosa e sorprendente su cosa voglia dire essere "normale". Ne abbiamo parlato con l'attore.

Luca, un supereroe con l'animo da bambino che è un adulto costretto a sopportare anni di commenti e giudizi pesanti sul suo conto. Una sfida, per un attore.
"Ci tengo moltissimo. Quando lessi per la prima volta la sceneggitura, pensai che un film come Copperman non si sarebbe mai fatto. Ho avuto la fortuna di lavorare con un gruppo di persone molto determinate, già il fatto che debuttiamo nelle sale il 7 è l'avverarsi di un sogno. Il mio Anselmo è un diverso, uno speciale. Ho sviluppato il personaggio lavorando con l'associazione romana Progetto Aita, che lavora con bambini e ragazzi affetti da disturbi del neurosviluppo, in particolare disturbi dello spettro autistico. Ho conosciuto un mondo complesso e con molte sfumature, per cui dico che il termine disabile è riduttivo. E' più giusto parlare di persone speciali. Che vedono la realtà con occhi diversi".

L'amore nato durante l'infanzia spinge il tuo Anselmo a diventare Copperman.
"Sì, un amore nato a scuola non te lo dimentichi più. E quando lo incontri di nuovo, tutto si accende. Il mio personaggio è affascinato dai supereroi perché quando è stato abbandonato dal padre, la mamma gli racconta che il papà è un supereroe andato a salvare il mondo. Quindi cresce con l'idea di essere destinato a grandi cose. Perciò inizia ad allenarsi aiutando gli altri. Un eroe ha bisogno di un'armatura. Gliela fabbricherà il fabbro del Paese. L'inizio di qualcosa di straordinario".

Dunque: Jeeg Robot, il vostro Copperman, Il ragazzo invisibile di Salvatores. Io cinema italiano, che non ha mai amato le storie fantasy o con eroi poco realistici, sta cambiando di colpo. Una rivoluzione.
"(Ride). Il fatto è che il pubblico riceve sempre più segnali, non solo al cinema ma anche su Amazon, Netflix e gli altri canali di produzione tv e cinematografica. Poi ci sono i film con i supereroi americani che da anni entusiasmano le famiglie, senza distinzioni di età. Cambia il gusto, fortunatamente, e si aprono spazi per storie e personaggi che prima non venivano nemmeno presi in considerazione".

Un film come Copperman si presta anche a una serie di incontri sul tema delle persone "speciali", come le definisci tu.
"Se fossi un genitore sarei felice di portare mio figlio a vedere questo film. Gli americani insegnano che le fiabe sono universali, tutti si riconoscono nel dolore della mamma di Bambi che muore. Le favole sopravvivono al tempo perché le possiamo riportare alla nostra esperienza di vita".

Cosa succede prossimamente nella tua vita, a parte la promozione di Copperman?
"Sono in scena a teatro per qualche mese, lo spettacolo si intitola E' questa la vita che sognavo da bambino?".

Beh, è questa la vita che sognavi da bambino?
"Molto più bella di quel che potevo sperare".

Quando sei lontano da set e palcoscenico cosa ami fare?
"Ho fondato una onlus per progetti di solidarietà sociale che si chiama 1Caffé a cui tengo tantissimo. Poi mi rifugio in montagna. Non sono un grande scalatore ma un ottimo camminatore, e quei silenzi mi rigenerano dopo tanti impegni pressanti".