Apple e Amazon accostate all'Isis e "voi celebrità non sapete niente del mondo reale". Gervais distrugge tutti ai Golden Globe

Il presentatore e stand up comedian britannico ha gelato i Vip alla cerimonia dei pre-Oscar. Una lezione di satira, di pensiero libero contro l'ipocrisia

Frammenti dal video del discorso di Gervais (al centro). Le reazioni, tra gli altri, di Tom Hanks (a sinistra), Tim Cook di Apple e Leonardo DiCaprio (a destra)
Frammenti dal video del discorso di Gervais (al centro). Le reazioni, tra gli altri, di Tom Hanks (a sinistra), Tim Cook di Apple e Leonardo DiCaprio (a destra)

C'è un discorso che dovrebbe restare negli annali della satira e dello spettacolo e che invece sta venendo relegato nei trafiletti e nei "video curiosi" di cui la stampa si imbottisce quando non sa bene come trattare una cosa. Oppure si accorge che quella cosa non ha niente a che vedere con il libero pensiero unico che si usa oggi. Ed è il discorso di apertura della cerimonia di premiazione dei Golden Globe appena tenutasi a Los Angeles. Corrosivo, satirico, coraggioso e soprattutto scorretto, perché devi essere scorretto se vuoi fare davvero il contropelo all'ipocrisia che domina gran parte dell'opinione pubblica, salita velocemente a nuove vette di politically correct che più calvinista non si può. E' il discorso fatto da Ricky Gervais, stand up comedian e presentatore britannico, chiamato a far da maestro di cerimonie della consegna dei pre-Oscar di fronte a star milionarie tutte campionesse di pari diritti, di ambientalismo e testimonial di ciò che si deve fare e di ciò che non va fatto. A prescindere. E molte di esse, con scheletri negli armadi grandi come le piramidi. Di tutto questo Gervais non ha avuto nessuna pietà, lasciando le star presenti a bocca aperta.

"Tanto non condurrò mai più i Golden Globe"

Ricky Gervais ha colpito subito basso, alla pancia molle e piena di cattiva coscienza di Hollywood: "Sono venuto qui su una limousine, la targhetta con la licenza per il trasporto passeggeri era stata fabbricata da Felicity Huffman" ha detto, riferendosi allo scandalo che ha visto l'attrice di Desperate Housewives pagare per corrompere il prestigioso college in cui studiava la figlia, fatto per cui è sotto inchiesta. Boom. Ed era solo l'inizio, tra Brad Pitt basiti e Tom Hanks a bocca spalancata per il primo schiaffone. Proseguiamo? Vai: "A nessuno interessa più di film e cinema ormai, nessuno davvero guarda più i grandi network televisivi, la gente guarda solo Netflix. Potrei uscire sul palco oggi e dire: ciao Netflix, hai vinto tutto tu". E ancora: "A proposito della stagione 2 di After Life, in arrivo, finisce con il protagonista che si toglie la vita in carcere, proprio come Jeffrey Epstein". Il riferimento è al finanziere accusato di schiavitù e abusi sessuali, e in contatto con molte alte personalità dello spettacolo, della politica e dell'economia: "Lo so che è vostro amico".

L'ipocrisia di Apple e la tech economy, vizi e nevrosi di divi e divetti

Nell'anno dello scandalo Weinstein e delle denunce e/o regolamenti di conti ad alti livelli in nome del #MeToo, Ricky Gervais non si è risparmiato sul tema: "E' stato un grande anno per i film sui pedofili, vedi quello sul caso R Kelly, Leaving Neverland su Michael Jackson" ed ecco la staffilata, "e The Two Popes". Sui film protagonisti della premiazione: "The Irishman è bellissimo ma lungo, quattro ore. Once Upon A Time in Hollywood pure, tre ore: alla fine del film l'ultima fiamma di Leo DiCaprio era già troppo vecchia", con riferimento all'insaziabile fame di conquiste, spesso piuttosto giovani del divo premio Oscar. Sulla parità di genere e colore della pelle nello spettacolo: "Molte talentuose persone di colore sono state snobbate nelle candidature principali. Certo che la selezione della stampa straniera a Hollywood è proprio, ma proprio razzista. Avremmo voluto fare un memoriale delle persone scomparse durante l'anno, ma sapete, non erano abbastanza diverse". Poi la staffilata ad Apple entrata nell'arena delle produzioni tv, vibrata di fronte al capo dell'azienda, Tim Cook: "Apple ha presentato The Morning Show, un dramma superbo sulla dignità e il fare la cosa giusta, fatto da un'azienda che possiede fabbriche del sudore in Cina e sfrutta i lavoratori". Gelo in sala? Rincariamo la dose e allarghiamo il campo: "Apple, Amazon, Disney per cui voi attori lavorate, se l'Isis dovesse inaugurare il proprio servizio di streaming dovreste chiamare il vostro agente".

Fare discorsi politici? Voi non sapete niente del mondo reale

Poi la bomba finale sui presenti: "Se doveste vincere un premio stasera, non usate la cerimonia per i vostri discorsi politici, d'accordo? Non siete nelle posizione di insegnare niente al pubblico, voi non sapete niente del mondo reale, molti di voi hanno passato meno tempo a scuola di Greta Thunberg. Prendete il vostro premietto, il vostro agente, il vostro dio, e andate aff...". Di fronte ai visi di pietra delle celebrità presenti, si può chiudere questa ricognizione di un discorso memorabile e che ci interroga su cosa stiamo diventando, con una piccola considerazione finale: la prima ondata di politically correct ci ha dato Monica Lewinsky sotto la scrivania del presidente Clinton finito poi sotto inchiesta e capace di incoraggiare i bombardamenti sull'ex Jugoslavia per sviare l'opinione pubblica, la seconda impersonata da una Hillary Clinton ossessionata dalla vittoria delle presidenziali post Obama, ha fatto esplodere la popolarità di Trump. Quelli che in Italia dicono che bisogna scrivere tutt* con l'asterisco, senza vocali finali a designare l'assenza di discriminazione di genere sono gli stessi che nel buon ritiro deluxe di Capalbio, tutto sinistra, diritti umani, maschi da rieducare e donne da esaltare a prescindere, si sono rifiutati in blocco di ospitare 50 diconsi 50 migranti troppo puzzolenti per i loro caftani griffati. Ricky Gervais ci ha ricordato che esiste un pensiero non allineato, una satira che non fa prigionieri, e di quanto ne abbiamo bisogno.