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Glenda Jackson, l'anti-diva che amava la politica: vinse due Oscar  e fu deputata laburista per 20 anni

La vicenda dell’attrice e parlamentare inglese morta ieri è affascinante e coinvolgente. Volitiva e spiritosa anti-diva fu fiera nemica delle politiche liberali di Margaret Thatcher

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La storia dell’attrice e parlamentare inglese Glenda Jackson, scomparsa giovedì, è unica. Lasciò la sua prestigiosa carriera per dedicarsi alla politica. La sua è una storia che accomuna anche altre grandi attrici del cinema inglese come se un certo cromosoma fosse passato anche sui palcoscenici e i set dell'isola britannica. Quel filo rosso collega memorabili interpreti come Vanessa Redgrave, Judy Dench, Helen Mirren, Olivia Colman, Imelda Staunton, Emma Thompson. Ma in cima a questa splendida lista rifulge il carisma di Glenda May Jackson, nata a Birkenhead, nella penisola di Wirral (Cheeshire, nord-ovest d'Inghilterra), il 9 maggio del 1936 e scomparsa nella sua casa londinese di Blackheath a 87 anni.

L'addio alla carriera

I più giovani difficilmente la ricordano a causa della lunga assenza (quasi 25 anni) dal cinema e dal teatro. Infatti, nel pieno del successo, nel 1991, questa volitiva e spiritosa anti-diva diceva addio alla carriera d'interprete per dedicarsi a tempo pieno all'attività politica nel Partito Laburista.

Parlamentare laburista

Militante convinta fin dalla giovinezza è stata parlamentare fino al 2015, fiera nemica delle politiche liberali di Margaret Thatcher, sottosegretaria ai trasporti tra il 1997 e il 1999, appassionata nemica della deriva liberista del premier laburista Tony Blair (contestandone apertamente nel 2003 la decisione di invadere l'Iraq insieme agli Stati Uniti di George W. Bush), nemica della Brexit, salvo riconoscere il "coraggio e la dignità" con cui Theresa May condusse il negoziato finale con l'Unione Europea. Al cinema era ritornata solo nel 2019 con il pluripremiato film tv "Elizabeth is Missing" e poi con "Secret Love" di Eva Husson nel 2021. Quest'anno dovrebbe arrivare sugli schermi la sua ultima interpretazione, "The Great Escaper" di Oliver Parker in cuji fa coppia con l'amico Michael Caine.

I capolavori 

Chi invece ha memoria del grande cinema inglese degli anni '60 e '70 non può separare il nome di Glenda Jackson dai due capolavori di Ken Russell: "Donne in amore (1969) per cui vinse il primo Oscar (il secondo sarebbe arrivato nel 1974 per "Un tocco di classe") e "L'altra faccia dell'amore", trionfale successo dell'anno successivo. Sarebbe stata anche protagonista de "I Diavoli", sempre firmato da Russell se non avesse rifiutato la parte "perché tre donne nevrasteniche di fila sono troppe anche per me". Ma i due avrebbero ribadito il sodalizio professionale altre tre volte fino a "The Rainbow" del 1989. In mezzo Glenda Jackson è stata "regina" (non a caso porta tre corone come vincitrice dei maggiori premi mondiali, l'Oscar, il Tony e l'Emmy): per oltre due decadi. Fra i 60 ruoli vestiti tra cinema e tv (a quasi altrettanti trionfi a teatro) vanno ricordati almeno: il debutto come Carlotta Corday in "Marat-Sade" di Peter Book (sia in teatro che al cinema), "Negatives" di Peter Medak (che la fece conoscere al pubblico inglese), "Domenica, maledetta domenica" di John Schlesinger, "Maria Stuarda" di Charles Jarrot, "Il sorriso del grande tentatore" (per cui venne in Italia, diretta da Damiano Damiani), "Una romantica donna inglese" di Jopseph Losey (in cui conobbe Michael Caine), "Terapia di gruppo" di Bob Altman, la miniserie "Elisabetta Regina" del 1971. Fedele al cinema inglese, fu molto corteggiata anche a Hollywood e non a caso Melvin Frank la convinse nel 1973 a debuttare per la seconda volta come attrice brillante portandola a un secondo Oscar per "Un tocco di classe".

Nata poverissima

Nata poverissima, da un padre carpentiere e una madre che andava a servizio, Glenda Jackson era cresciuta nelle scuole cattoliche, aveva lavorato in una farmacia e poi in bar e centralini telefonici, andando la sera a recitare a teatro. Prese la via di Londra riuscendo a entrare nel 1954 nella prestigiosa Royal Shakespeare Company e poi trovando il successo teatrale prima grazie a Peter Brook e poi in una splendida edizione di "Amleto" nel 1965. Un critico scrisse allora "non vedrò mai più un'Ofelia così perfetta ma conosco solo un'attrice che sarebbe in grado di essere anche un perfetto Amleto: Glenda Jackson". Da allora, a più riprese l'attrice sarebbe tornata sulle scene, dando la sua impronta inconfondibile a tutto il miglior teatro del '900 da O'Neill a Rattigan, da Ibsen a Albee, senza mai scordare i classici elisabettiani. Di sé una volta ha detto: "Non ho mai avuto una speciale ambizione per la recitazione; so soltanto che è meglio stare in scena che dietro al bancone della farmacia".

Il marito

È stata sposata per 18 anni (fino al 1976) con il collega Roy Hodges, conosciuto quando faceva l'animatore in un campo estivo nel 1958; da lui ha avuto un figlio, Daniel, che le era vicino, insieme ai nipoti, stamane, nel suo ultimo giorno. Glenda aveva divorziato nel 1976 quando scelse di legarsi al fotografo Andy Phillips fino al 1981. "Da allora sono stata una splendida scapola - ha commentato la Jackson - e non me ne sono mai pentita. Avevo troppo da fare tra la politica, il giardino, la cucina e i libri di Jane Austen". Porterà con sé moltissimi riconoscimenti, tra cui due David di Donatello e il titolo di Commander of the British Empire (CBE), attribuitole nel 1978 dall'"altra" regina, Elisabetta II.

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