"I diari di Caro Diario": ovvero il mio faccia a faccia "da non taggare nè condividere" con Moretti

Il restauro del film forse più amato fra quelli del regista romano in una serata speciale che diventa un reading e un modo insolito di svelarsi

Nanni Moretti
Nanni Moretti
di Massimiliano Lussana

Nanni dal vivo praticamente è un’apparizione, qualcosa di raro e prezioso, da tramandare ai nipoti. Un evento riservato a momenti unici e particolari, in cui lui ha qualcosa da dire, ma con il suo stile. Ad esempio, sabato sera eravamo in 164 prima a Palazzo Ducale di Genova e poi al Cinema Corallo del Circuito Genova, per la penultima serata di Genova Reloaded, il festival voluto e coccolato dal direttore artistico Giorgio Viaro che racconta tutto ciò che di nuovo è stato raccontato dalla stagione cinematografica. Con presenze mai casuali e sempre importanti: lo scorso anno, all’esordio del festival, c’era stato Elio Germano con la sua realtà virtuale de La mia battaglia, spettacolo già splendido in teatro, ma che raggiungeva lo scopo anche raccontato con il linguaggio cinematografico e del visore sugli occhi.

Gli altri protagonisti

E quest’anno, fra gli altri, mi piace segnalare Pupi Avati premiato questa sera per la sua carriera; Davide Ferrario, regista bergamasco al suo rientro doc, insieme a Mauro Pagani che a Genova scrisse e visse Creuza de ma con Fabrizio De Andrè e il loro Boys, il racconto di una band che rinasce con Giovanni Storti orfano di Aldo e Giacomo, Giorgio Tirabassi, Neri Marcorè e Marco Paolini.

Ritorno a "Caro diario"

Ma, soprattutto, per l’appunto, Nanni Moretti con l’edizione restaurata di Caro Diario e il reading, la lettura commentata, dei Diari di Caro Diario, l’evoluzione dello spettacolo che ha esordito l’anno scorso e che è quasi un samizdat, un manifesto semiclandestino regalato dal regista di Monteverde vecchio al suo pubblico. Fra cui lo storico capitano del Genoa Claudio Onofri, cinefilo doc.

Una particolarissima lectio magistralis

Ribadisco, è qualcosa di raro e prezioso: ad esempio, è capitato di incontrare Moretti – che in quell’occasione rispose addirittura a domande del pubblico, mentre questa volta lo spettacolo è una sorta di lectio magistralis, affettuosa e simpatica, ma senza alcuna possibilità di interazione, se non l’empatia che sprigiona per il pubblico e con il pubblico – al Bobbio Film Festival, la manifestazione voluta da Marco Bellocchio, a casa sua, sulla statale 45, la via di Giorgio Caproni e Ernest Hemingway – dove la Liguria diventa Emilia, dove Genova si trasforma in Piacenza (peraltro oggi gemellate fra Focaccia al Formaggio di Recco IGP e Pancetta, Coppa e Salame Piacentini DOP, unica regione d’Europa a fregiarsi della tripla certificazione) e dove l’ANAS di Genova diventa quella di Bologna. Insomma, a Bobbio Bellocchio porta tutto il cinema che gli piace e i registi che gli piacciono: c’è stato anche Checco Zalone e Nanni Moretti si sciolse una sera presentando Mia madre, film intensissimo e commovente.

E qui arriviamo a Caro Diario e ai Diari di Caro Diario

Perché è come se ci fosse un filo che lega Bellocchio, Moretti, il Bobbio Film Festival e il Genova Reloaded, con il viaggio dalla statale 45 che arriva all’Aurelia e a Cannes, nell’edizione che inizia oggi, dove il regista di Bobbio sarà premiato con la Palma d’Oro alla Carriera e Moretti tornerà in concorso dove è amatissimo. Ed è tutto magnificamente casuale, ma sembra tutto magnificamente studiato.

Nanni con Caro Diario ha vinto il premio per la miglior regia Cannes nel 1994; Tre piani che arriva in questi giorni al Festival ha avuto il più bel trailer di sempre, un post social in cui gli attori, Moretti compreso, si preparano per “La sera della prima” e cantano Soldi di Mahmood, scegliendo i vestiti negli armadi, truccandosi e facendosi belli in bagno. Ecco, è difficile pensare a un training, a una preparazione più morettiana di questa per un Festival che è casa sua, dove per l’appunto nel 1994 è stato premiato per la miglior regia e nel 2001 ha vinto la Palma d’oro per La stanza del figlio. E non è nemmeno come il Bartali di Paolo Conte: con Moretti i francesi nemmeno “s’incazzano” e “le palle” nemmeno “ancor gli girano”, perché sentono che il genio non ha frontiere e lo percepiscono come uno di loro, Monsieur Morettì. Insomma, è come se questa tranche del tour nei cinema fosse semplicemente una marcia di avvicinamento, attraverso la sua storia, a un altro tassello di storia.

Dove rivedere Nanni Moretti trent’anni dopo, in una versione splendidamente restaurata di Caro Diario in 4K (“un po’ mi impressiona vedere un mio film restaurato”) che sembra nuova per pulizia di immagine e di suono, comprende tutta la poetica morettiana, a partire dai camei: Umberto Contarello, sceneggiatore poi de La grande bellezza e di Sorrentino che in un ideale derby della regia viene sempre raccontato come contrapposto a Moretti, fa il traduttore di due agopunturisti cinesi; Carlo Mazzacurati, regista e amico indimenticato di Nanni, fa la parte del critico cinematografico a cui Moretti legge come nemesi le sue recensioni di Harry pioggia di sangue o di Cuore selvaggio; Valerio Magrelli, poeta, interpreta un dermatologo che per primo cura Nanni nell’episodio sui medici; Sergio Lambiase, scrittore, è il secondo dermatologo; Gianni Ferraretto, sostituito del principe dei dermatologi, è un regista e Mario Schiano, sassofonista che è stato fra i padri del free jazz italiano, ha la parte del “principe dei dermatologi”. E che si citi indirettamente il free jazz è una corsa a un capolavoro di ironia come la citazione del “free jazz punk inglese” che Franco Battiato cantò in Centro di gravità permanente e quando gli chiesero notazioni musicali lui rispose serafico: “Non so cosa sia, ma suonava bene”.

E poi le firme dell’aiuto regista, che è Riccardo Milani, poi autore di Benvenuto presidente!, marito di Paola Cortellesi e tante altre cose, e dell’assistente alla regia che è Andrea Molaioli, poi autore dello splendido La ragazza del lago e de Il gioiellino sul crac Parmalat e di alcuni episodi di Suburra – La serie. Ma anche i volti di alcuni degli attori, da Marco Paolini a Moni Ovadia nel capitolo Isole, o la presenza di una splendida Jennifer Beals, in compagnia del suo ex marito regista Alexandre Rockwell, in uno dei dialoghi più belli del film, con Nanni Moretti che incontra lei, suo idolo di Flashdance a Porta Metronia, a due passi dal luogo del cuore di Francesco Totti. Una scena che trasuda ironia da ogni battuta.

I luoghi dell'anima e quelli dell'ironia

E proprio l’ironia è uno dei tratti distintivi anche di questi Diari di caro diario, tanto che Nanni racconta alcuni di questi “dermatologi” e soprattutto amici che sono stati sadicamente costretti da lui a fare anche 43 ciak della stessa scena di un minuto, perché poi lui magari scegliesse il primo. C’è dentro tutto nei Diari di caro diario: il Nuovo Sacher di largo Ascianghi a Trastevere, la sala di Nanni a Trastevere, e Heimat, il film kolossal in 11 episodi di 15 ore e 40 minuti; con i tredici episodi del seguito di Heimat 2; i sei di Heimat 3 e l’epilogo, tutti firmati da Edgar Reitz che per Nanni Moretti è ciò che Nanni Moretti è per me. Persino il cinema dove tutto questo accade è particolare: si doveva fare a Palazzo Ducale di Luca Bizzarri e Serena Bertolucci, ma piove e quindi si va al Corallo, nel quartiere genovese di Carignano, che è un cinema splendido e che ha addirittura le chaise longue per il pubblico della prima fila, che ha i piedi che finiscono praticamente sul tavolino dove Moretti appoggia il suo bicchiere d’acqua, a pochi centimetri da lui. Si parte alle 21,48, invece che alle 21 proprio per trasferire tutti i 164 spettatori da un luogo all’altro e Moretti riempie il suo racconto di confidenze, confessioni, aneddoti, a partire dal fatto che il film nasce con l’idea di fare un cortometraggio, evidentemente In Vespa, riservato agli spettatori del Nuovo Sacher, un po’ come i corti della Disney prima degli storici lungometraggi.

La scena "cult" a Panarea

E poi – con un copione dove Nanni ha sottolineato passaggi e messo freccette di lato - il racconto della scena a Panarea, rifatta con tanto di convocazione di Concita in partenza per l’estero; la scena finale con la canzone di Fiorella Mannoia, “Inevitabilmente”, che nasce dal tandem Ruggeri-Schiavone, che era venuta benissimo, ma purtroppo sfuocata; la battuta che c’è nel film sul prossimo film, un musical su un pasticcere trotzkista che poi torna in “Aprile” con Silvio Orlando nei panni del protagonista.

E, soprattutto, il racconto della colonna sonora affidata in un primo tempo a Wim Mertens, poi bocciata con penali e costi e infine affidata a Nicola Piovani che qui firma secondo me il suo capolavoro assoluto: il viaggio di Nanni Moretti in Vespa, contrappuntato solo dalla musica, verso l’idroscalo di Ostia nel luogo dove è morto Pier Paolo Pasolini vale da solo il film e la storia del cinema, delicato e commovente senza alcuna retorica. E lo stesso vale per la scelta dei brani non originali: si pensi solo sempre a In Vespa (che è il mio episodio preferito, ma senza che Isole o Medici siano inferiori in un capolavoro assoluto, ancor più bello a distanza di trent’anni) alla voce torrida e splendida di Leonard Cohen I’m your man che avvolge la Roma agostana di ulteriore bellezza. Agli spettatori Moretti dedica due frasi: una alla fine del suo intervento, prima di salutare, lasciare al film e rimettersi la mascherina: “Buona estate, fate attenzione e buona fortuna”.

L’altra, all’inizio, rivolgendosi “ai 164”: “Vi chiedo un favore, teniamoci tutto questo solo per noi, voi 164 ed io. Non fotografate, non filmate, non mi taggate, non mi condividete. Ecco, vorrei non essere condiviso”.

Ed è solo l’ennesimo tocco d’autore sul più grande autore italiano di sempre.

Per me, ovvio. Uno dei 164.