Perché il processo horror Depp contro Heard è un avviso per tutti. E il peggio deve ancora venire

La sentenza a favore dell'attore, riabilitato nonostante abusi e violenze, è l'inizio della vendetta degli accusati contro gli accusatori. Con tecniche raffinate

Amber Heard e Johnny Depp al finale del processo. Lui era così certo della vittoria che non è andato in aula, ma al pub e a suonare con Jeff Beck (Montaggio da foto Ansa)
Amber Heard e Johnny Depp al finale del processo. Lui era così certo della vittoria che non è andato in aula, ma al pub e a suonare con Jeff Beck (Montaggio da foto Ansa)

Dopo due mesi e mezzo di orrori sciorinati a tutta aula di tribunale e moltiplicati dalle relative tribù social pro e contro, è finita così: il giudice ha deciso che Johnny Depp e Amber Heard si sono diffamati a vicenda. Ma lei ha fatto peggio di lui (qui la cronaca della sentenza finale). Perciò dovrà pagare al marito 15 dei 50 milioni di dollari di risarcimento che lui le chiedeva per avergli rovinato vita e carriera. Spese e riduzioni alla mano, a Depp verranno in tasca poco più di 8 milioni e mezzo di dollari (ma a sua volta ne darà circa 2 alla ex). Vittoria su tutta la linea dell'attore, celebrano le cronache, e lei distrutta e pallida che lascia l'aula di Fairfax, in Virginia, dicendosi delusa e senza parole per essersi esposta come donna vittima di abusi e violenze, finendo per venire bruciata come strega sulla pira dei social network. Nella ridda di accuse, messaggi, video privati, episodi terribili che per sessanta giorni abbondanti i due hanno messo in piazza in un processo che da subito è stato un evento mediatico mondiale, c'è un avviso per tutti: siamo al punto di non ritorno e il peggio deve ancora venire. Anche perché lei annuncia ricorso, mentre è online la petizione per escluderla da Aquaman 2, sequel del film nel cui cast era stata inserita grazie alle pressioni di Depp

E' cominciata la Controriforma del MeToo

Su queste pagine lo abbiamo fatto notare più volte: con il caso Argento contro Weinstein (vedi qui) la nuova ondata del MeToo che lotta per la sacrosanta difesa dei diritti delle donne da abusi, violenze e ricatti spesso a sfondo sessuale, stava prendendo rapidamente la via di un giustizialismo amplificato da strilli a tutto social, atteggiamenti vittimistici tutti da provare, e verdetti per direttissima secondo i quali l'accusato (spesso maschio, etero e di potere, paricolare che torna in modo sinistro come spia di una cultura da cambiare) dovesse avere la vita distrutta, dimettersi da qualsiasi ruolo sociale e sopportare ondate di fango distruttivo "perché è giusto così".

L'avvocatessa "bona" e spietata come chiave del successo 

Bene, col verdetto a favore di Depp, propiziato dal lavoro spietato ed efficiente della sua avvocatessa Camille Vasquez (celebrata come "bonissima" dai media, così stiamo messi) comincia la Controriforma all'ondata di accuse e rese dei conti innescate soprattutto in ambienti femministi e arcobaleno. Da questo reality show degli orrori domestici, consumato in diretta 24 ore su 24 con gli episodi del dito mozzato di Depp in un litigio (esagerava, ma un pezzettino lo ha perso e riattaccato), di Amber che va di corpo sul loro letto per sfregio, dei video terribili di lui alterato da cocaina e alcol che spacca tutto in casa, e che dice che farà sesso col cadavere bruciato di lei per assicurarsi che sia davvero morta, viene fuori un "basta". Accusare di cose orribili una persona che destesti e che magari te le ha fatte davvero, non è sufficiente. Poi ci vogliono le prove, i fatti, testimonianze credibili. E nell'onda di fango al contrario che ora colpisce tutti gli accusatori, infatti Amber Heard è stata dipinta con successo come instabile e umorale manipolatrice, bugiarda e con tendenze violente, si celebra la contro-vendetta dei presunti carnefici. In soldoni, siamo dieci passi indietro sulla strada della civiltà e dei migliori rapporti fra esseri umani.

Amber Heard alla lettura del verdetto (Ansa)

Tre segni che questo processo lascia

Cos'altro dice il finale beffardo ed esemplare del processo in cui il violento, abusante e iper indebitato Depp la spunta sulla ex moglie che da vittima si ritrova sul palconscenico come carnefice? Che in questa strana epoca di verità spiattellata a mezzo social, vige il pensiero impulsivo. Quello facilitato dalle dirette su Instagram, TikTok, dalla pioggia di Tweet con tribù di aficionados che fanno partire l'hashtag giusto (#justiceforjohnnydepp), dai commenti su Facebook in cui chi più strilla, piange e si indigna fa breccia sul giudizio finale. E' la dimensione iper emotiva che i social netrowk stanno costruendo e amplificando, perché poi le emozioni manipolate diventano strumento di controllo e potere. Ne dice una seconda: fai pena alla giuria e otterrai sconti e favori, il racconto del tremendo contesto familiare in cui è cresciuto Depp è stato uno dei momenti di svolta di questo processo. Ne dice, infine, una terza: ora cominciano le rese dei conti tutti-contro-tutti, nella comunità arcobaleno. Perché è atteso a processo l'attore Kevin Spacey, accusato di comportamenti sessuali violenti e predatori verso maschi più giovani. Gay contro gay è il prossimo capitolo. 

L'avvocatessa Camille Vasquez, la donna che ha salvato Depp e distrutto Heard (Foto Ansa)