[Il commento] La stroncatura di Fiorello e Argento, il fastidio per Benigni e Brignano: tutti contro tutti ai David

La notte delle "stelle italiane" riporta a galla antiche inimicizie, invidie, pregiudizi. Una sfilata a ritirare la statuetta, poco spettacolo, molte critiche del giorno dopo

Nessuno si alza, gli applausi sono pochi e formali. E nella sala la freddezza è pari a quella di un igloo esquimese costruito male, che lascia passare spifferi di indifferenza, rancore sottile, gelida invidia, pregiudizi reciproci. Si chude il sipario sull'edizione 2019 dei David di Donatello, si apre una ricca serie di commenti e confronti sul mondo del cinema italiano e il modo in cui si pone e si rappresenta. E sull'eterno trattare come se fossero di serie B i comici e i registi di genere. Carlo Conti che letteralmente ordina alla platea piena di volti celebri di alzarsi in piedi e tributare onori al vincitore di Oscar Roberto Benigni, è l'apice di una serata che ha scoperto i molti nervi tesi del mondo della celluloide (sempre più digitale) del Belpaese. Non è un bel vedere. 

Una malsopportazione che cresce

"Esattamente vent'anni fa, a marzo" ricorda e sottoline il conterraneo Carlo Conti, Roberto Benigni regalava al cinema italiano tre premi Oscar, fra cui quello per il miglior attore. E tenta di portare nella serata di gran gala della settima arte nostrana un po' di calore ed emozione. Rievoca la voce di Sophia Loren che gridò entusiasta Robertooo e letteralmente impone alla platea colma di stelle e stelline di alzarsi in piedi e applaudire. La vittoria di Benigni è sempre stata malsopportata. Per regioni politiche: tutta la destra lo attaccò per aver osato alleggerire e ammantare di fiaba la vicenda di un padre e un figlio ebrei in un campo di concentramento.  E per ragioni di pregiudizio di genere, inteso quello cinematografico: sei un comico, tieniti su temi leggeri, non toccare la storia e la Shoah, e soprattutto non osare vincere non uno ma tre Oscar. Da allora la malsopportazione cresce, e non ha migliorato le cose l'atteggiamento di Benigni, che da La vita è bella in poi continua ad atteggiarsi a sublime artista sofisticato (non più popolare, come se ci fosse da vergognarsene) che ci spiega Dante e la Costituzione e augura "buon lavoro" al Berlusconi premier che aveva distrutto nei suoi spettacoli comici precedenti. Ma ad entrare a gamba tesa sulla serata dei David è un altro comico e intrattenitore di lusso: Fiorello.

"Spettacolo senza spettacolo"

Nella sua diretta video social, Rosario Fiorello non è stato per niente tenero con la serata di premiazione dei David di Donatello. L'ha trovata piatta, senza emozione, senza senso dello spettacolo, una sfilata di volti noti che ricevevano la statuetta e andavano via. "Lo spettacolo era assente, ma allora non lo fare in prima serata su Rai Uno" è stata la sentenza di Fiorello, "è il cinema italiano, per loro il pubblico non esiste, ci facciamo la nostra bella festicciola e ci premiamo. Gli argomenti erano di una tristezza infinita. Mi piacerebbe un giorno che si premiasse una bella commedia". E a proposito dell'eterna guerra attori drammatici-contro-attori comici: "Quando è entrato Brignano, certe facce. Allora non inquadrate la sala. Hanno guardato Brignano con disprezzo. E anche con i Boiler c'erano facce che vedresti più serene ai funerali". A proposito delle cinquine delle varie candidature: "C'erano film che erano disgrazie, cinque argomenti pesanti, come se la commedia non esistesse per questo tipo di premi". Titoli lontani dal grande pubblico, che sempre più spesso diserta le sale e va su Netflix o sulla pay tv: "A parte Dogman, Loro e Guadagnino io francamente gli altri non li conoscevo". Pietra tombale su un cinema pieno di sé ma piccolo così in termini di numeri al botteghino. Lo stesso snobismo per cui Dario Argento, maestro del thriller e dell'horror, non ha mai ricevuto un David, come ha ricordato alla platea e alla giuria che finalmente gli ha tributato quello alla carriera. E lo stesso Argento ha seppellito buona parte delle scelte dei David: "Non mi è piaciuto Benigni, ha fatto la solita pagliacciata". E sui premi: "Ne avrei dati di più a Sulla mia pelle, il film sulla vicenda di Stefano Cucchi. Film come Dogman non li amo perché mostrano la violenza sui cani, animali per cui ho un amore speciale". E via così, tutti contro tutti, ad abbaiarsi addosso in nome del grande cinema italiano, serio e di qualità. Che tanto il pubblico pensa ad altro, e  con poche eccezioni, sceglie altro.