Clint e Sergio: odio, amore e nascita di un mito. Retroscena di "L'italiano che inventò l'America"

Il rapporto tra Leone ed Eastwood torna anche nel documentario dal 20 ottobre in tutti i cinema. Ricco di aneddoti e di testimonianze straordinarie

Clint Eastwood e Sergio Leone (da 'Sergio Leone - L'uomo che inventò l'America')
Clint Eastwood e Sergio Leone (da "Sergio Leone - L'uomo che inventò l'America")

"No, Sergio, io non fumo". "No, a Clint, ma che vogliamo fare lasciamo fuori dalla scena il vero protagonista del film?". E poi gli ficcò in bocca il sigaro toscano. Dalla risposta che Leone diede ad Eastwood ancora giovane e semi sconosciuto sul set di Per un pugno di dollari si ha l'esatta misura di quanto il regista fosse carismatico e con idee chiarissime. Tutte quelle che hanno dato lo shock al cinema e in particolare al western, diventando un fenomeno mondiale. Molto più del riduttivo spaghetti western. La grandezza di Sergio Leone torna nel documentario L'italiano che inventò l'America nei cinema dal 20 ottobre. Il regista Francesco Zippel ha messo insieme materiale d'archivio, dettagli e aneddoti di lavorazione e uno stuolo impressionante di testimonianze. Parlano di Leone e dei suoi film, tra i molti altri: Martin Scorsese, Frank Miller, Steven Spielberg, Dario Argento, Jennifer Connelly, Damien Chazelle, Robert De Niro, Quentin Tarantino. E naturalmente Clint Eastwood.

"Non so se un americano avrebbe potuto uguagliarlo"

L'oggi 92enne regista e attore pluripremiato Clint Eastwood torna a parlare del suo rapporto con Sergio Leone, che con la Trilogia del dollaro lo rese una star. "Non so se un regista americano avrebbe saputo uguagliarlo - racconta nel documentario - e in una intervista chiarisce che "il western come il jazz è cosa tipicamente americana ma allora era diventato opaco e di maniera". Della lavorazione di Per un pugno di dollari, poi di Per qualche dollaro in più e infine del capolavoro Il buono, il brutto, il cattivo si conoscono molti dettagli.

Sergio, Clint e il sigaro: il triello perfetto

Il samurai trasformato in pistolero western

Non fu sempre facile il rapporto fra i due, che già si capivano a gesti e per tramite di una brava interprete perché Clint non parlava italiano e Leone inglese. Eastwood all'inizio della loro collaborazione aveva 33 anni, un gran bell'uomo alto e dagli occhi di ghiaccio, con andatura indolente e scatti improvvisi di energia. Pagato poco, in un set di recupero (vennero usati location e scenografie di Le pistole non discutono di Mario Caiano che veniva considerato un successo sicuro, contrariamente a quello di Leone), Clint si trovò al centro di una rielaborazione di Yojimbo - La sfida del samurai di Kurosawa che però comprendeva anche Arlecchino servitore di due padroni di Goldoni. In chiave western e con una stilizzazione mai vista prima, il film riprendeva il tema del cinico mercenario che sfrutta due famiglie rivali per innescare una corsa al massacro che lo vedrà unico vincitore. Fu un successo enorme.

Clint Eastwood e Sergio Leone sul set

L'attore feticcio e poi la rottura fra i due

Non è mai stato chiarito se il celebre cappello "da damerino" e il poncho che porta l'uomo senza nome interpretato da Eastwood (che solo in Il buono, il brutto, il cattivo scopriamo chiamarsi Joe detto Il Biondo) sia stata una invenzione dell'attore o una totale pensata del regista. Clint ha chiarito che quel costume non lo ha tenuto per se e meno che mai messo sotto una teca blindata a casa sua, ma che lo ha riconsegnato ai costumisti di Leone.

Col sigaro in bocca, e senza

Non un pistolero: un'icona mitica

"Ha due espressioni, col sigaro in bocca e senza" diceva di lui il regista, chiarendo poi che voleva essere un complimento "perché è meglio averne due perfette che dieci sbagliate". Nasceva un mito doppio: quello di Eastwood e di Leone. Fino alla rottura (che ci fu, anche se oggi l'attore minimizza) quando Sergio Leone si preparava a girare C'era una volta il West e chiese ancora di averlo come protagonista ma ottenne un "no" secco. Clint voleva fare altro, Sergio Leone non gliela perdonò anche se, ormai famoso e rispettato, con i soldi e i set americani a disposizione, ottenne le star che aveva cercato invano quando era ancora uno sconosciuto. Addio Clint e avanti con Charles Bronson, Henry Fonda a cui si aggiunse Jason Robards, con offesa a morte di Eli Wallach che era stato uno splendido Tuco "il Brutto" nel film precedente. Poi a Leone sarebbe arrivata l'ossessione per il film della vita, C'era una volta in America. Per farlo rifiutò di dirigere Il Padrino, come Sam Peckinpah reduce dal successo epocale del Mucchio selvaggio rifiutò di girare Giù la testa prodotto da lui. Arrivarono De Niro e James Woods, il film si fece. Leone ci si consumò sopra, fino a morire non molto tempo dopo. 

Lo "sguardo" di Sergio Leone