Cannes sulla Rivista del Cinematografo

redazione

Cannes sulla Rivista del Cinematografo
di Cinematografo

“Ciò che rende diversa una manifestazione come Cannes è soprattutto la qualità, la ricerca degli autori, che ultimamente si era un po’ perduta nella lunga lista dei soliti (grandi) autori. Non sempre le ciambelle vengono col buco, può capitare che un bravo regista scodelli un filmino invece di un filmone e così via. Perciò il tentativo di Fremaux va nella direzione della ricerca”, scrive Marina Sanna nell’articolo Cannes, si cambia.

La 71a edizione del festival di Cannes si presenta al pubblico con una veste più rigorosa e innovativa. Basta selfie, stop alle anteprime, assente Netfix colpevole di non distribuire i suoi film in sala. Fremaux punta sulla qualità e sulla ricerca degli autori, anche se vuol dire rinunciare a nomi di richiamo. Ci sono opere prime e “una forte attenzione a pesi e contenuti politici”, al razzismo e alle conseguenze degli scontri tra etnie. Fanno eccezione “a ben guardare, un pugno di titoli, Dogman di Matteo Garrone e il Lazzaro felice di Alice Rohrwacher, il thriller Under the Silver Lake di David Robert Mitchell”, spiega ancora Marina Sanna.

 

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