[Il commento] Massacro sanguinario e amore nostalgico: perché il nuovo Tarantino a Cannes delude e fa litigare

"C'era una volta a Hollywood" non piace a un critico su due e lascia perplessi molti fan. DiCaprio e Pitt dentro una storia retrò piena di cinefilia, cattiva coscienza e colpe

Margot Robbie nei panni di Sharon Tate, massacrata dalla Manson Family nel 1969. A destra: Pitt e DiCaprio nel film
Margot Robbie nei panni di Sharon Tate, massacrata dalla Manson Family nel 1969. A destra: Pitt e DiCaprio nel film
TiscaliNews

Non sta piacendo del tutto a nessuno. Semmai, sta dividendo in maniera feroce. Il che potrebbe anche essere un buon segno, in tempi di cinema fatto per piacere proprio a tutti a colpi di supereroi, animazioni straordinarie e Avengers disintegra-botteghino. Ma sta di fatto che, a sentire e leggere le reazioni dopo la prima mondiale a Cannes di C'era una volta a Hollywood (Once Upon A Time...in Hollywood, dal 19 settembre al cinema) si capisce che Quentin Tarantino è arrivato al punto di non ritorno. Oltre c'è il buco nero e l'implosione di tutto il suo cinema, o magari per il suo decimo film (da lui sempre annunciato come l'ultimo della sua carriera) sarà capace di sorprendere e far ricredere tutti. Nel frattempo, la sua pellicola numero nove fa arrabbiare e annoiare parecchi. E manda in visibilio solo i tarantiniani veri, quelli che considerano la loro venerazione del regista di Pulp Fiction e Bastardi senza gloria una sorta di setta che può solo adorare, mai criticare aspramente ed esprimere dubbi. Per capire come andrà con la visione di C'era una volta a Hollywood basta rispondere a questa domanda: ti è piaciuto The Hateful Eight? Quelle tre ore claustrofobiche di giallo-western girate in un unico ambiente? Se sì, questo nuovo di Tarantino è il film perfetto per te, se no preparati a odiarlo di brutto.

Quando il gioco è scoperto

Chi scrive è parte di quella generazione che aveva 20 anni quando uscì Le Iene. Rimanemmo tutti foglorati da questo ragazzone di Knoxville cresciuto a pane, fast food e videocassette in grado di citare alla perfezione sia Godard che l'ultimo, misconosciuto filmaccio di serie C girato nel Sudest asiatico. L'abilità registica e ancora di più quella di sceneggiatore e battutista erano micidiali. Il suo film, concentrato di omaggi e citazioni a go go, era qualcosa che appariva nuovo ed entusiasmante e si sublimava nel capolavoro Pulp Fiction, Palma d'Oro a Cannes e poi Oscar. Un pubblico un po' distratto riscopriva l'action di hong kong e il film d'azione blaxploitation degli anni Settanta, misconosciuti titoli da videoteca citati e riscattati da trovate di regia e sceneggiatura capolavoro. Ritmo e colpi di scena, assurdità e colpi bassi che rendevano la visione gustosa, come può essere gustoso un Big Mac. Esagerato, strapieno, industriale ma appetitoso. Tarantino è così. C'è un ma: se fino a Pulp Fiction il suo cinema di citazioni e rimandi conteneva moltissimi frammenti cuciti in modo difficilmente riconoscibile, dopo i frammenti si sono fatti sempre più grandi ed evidenti. Il gioco è scoperto. In C'era una volta a Hollywood è scopertissimo, è questo a far storcere il naso a molti critici e a lasciare perplessi anche parecchi spettatori.

Pitt, DiCaprio, Tarantino e la Robbie per la "prima" a Cannes

L'attrice massacrata e il documento chiesto prima di far sesso

Tarantino è fuori dal tempo e fuori dalla realtà, se teniamo conto del fatto che prima della premier mondiale del suo film a Cannes ha chiesto di non spoilerare, cioè non rivelare dettagli della trama via Web e social perché è tanto bello scoprire un film direttamente dentro un cinema. Pretesa assurda, non fosse altro che esistono da prima del Web e dei social le recensioni. E nove su dieci parlano di film realizzato in modo tecnicamente perfetto, ma incompiuto, e prigioniero della cinefilia retrò del regista. La storia la sanno già tutti e si può riassumere in poche righe: nel 1969 Rick Dalton (Leonardo DiCaprio) è un attore di film di serie B specializzato in ruoli da cattivo, con amico e controfigura al seguito, Cliff Booth (Brad Pitt). Gira film per la tv, quella tv di una volta: con lo schermo piccolo, il tubo catodico, i colori esaltati sulle tinte azzurre, gialle e arancio. Le cose vanno male e su consiglio dell'agente interpretato da Al Pacino dovrà provare a non morire artisticamente, accettando ruoli in piccoli film di genere italiani (come quelli girati da Corbucci, Lenzi, Castellari, con Tarantino torniamo sempre lì).

Tarantino: non rivelate la trama. Un regista fuori dalla realtà

Nel mentre, vicino a casa Dalton arriva la coppia formata da Roman Polanski e la bellissima moglie incinta e attrice Sharon Tate. Ma vicino a loro arrivano anche gli hippy soggiogati dal folle Charles Manson. C'era una volta a Hollywood segue le vicende di Rick e Cliff come pure quelle di Sharon, intenta a godersi i suoi primi ruoli da protagonista, sorriedente e sognante in quell'America del 1969 in cui finiva un'epoca, anche nel cinema. E anche nella sua vita. Il massacro della Tate è rimasto nella storia come uno dei fatti di sangue più shockanti di sempre. Tarantino, prigioniero del passato e della nostalgia, fa cinema guardandosi alle spalle e col cinema prova a riscrivere la storia. Citando Leone fin dal titolo, e obbligando il suo protagonista a chiedere il documento di identità alla splendida hippy (interpretata da Margaret Qualley) che gli vuole praticare sesso orale. Perché ad essere storia recente è soprattutto il caso Weinstein, l'uomo che scoprì e lanciò Tarantino. E che oggi è il grande mostro di una Hollywood con molte colpe finita in bocca a Netflix, altro che Manson.