Brizzi alla resa dei conti: indagato per violenza sessuale ma le accuse rischiano l'archiviazione

Delle tante denunce più o meno anonime presentate in tv, solo tre casi sono finiti al vaglio dei magistrati. Ne resta in piedi uno. Il regista nega. Le proteste della moglie

Brizzi con la moglie Claudia Zanella, che ha protestato contro la gogna mediatica che ha travolto la loro famiglia
Brizzi con la moglie Claudia Zanella, che ha protestato contro la gogna mediatica che ha travolto la loro famiglia

Ha sempre negato di aver molestato attrici o aspiranti tali, scrisse apertamente "posso solo affermare, con serenità e sin da ora, che mai e poi mai nella mia vita ho avuto rapporti non consenzienti o condivisi" all'indomani dell'inchiesta de Le Iene in cui diverse intervistate dissero di essere state sottoposte a trattamenti sessuali degradanti. Il cerchio di quella inchiesta tv si strinse progressivamente attorno al nome di Fausto Brizzi,di cui parlarono quindici ragazze, come precisato dalla trasmissione di Mediaset. Nuovo re mida della commedia italiana, con grandi successi come Notte prima degli esami, Ex e Maschi contro femmine. Ora è formale l'iscrizione di Brizzi nel registro degli indagati dalla Procura di Roma per il caso delle molestie sessuali. A sbarrare la strada alle denunce presentate dalle presunte vittime ci sono i termini di prescrizione del reato, molto stringenti in Italia: basta un giorno oltre i sei mesi dall'accaduto per rendere vano un esposto e impedire l'avvio di indagini. Tre i casi al vaglio dei magistrati. Due sono caduti in prescrizione, uno è valido ma gli elementi presentati non sembrano sufficienti a dimostrare gli abusi. Se cadesse l'inchiesta penale, resta l'ipotesi della causa in sede civile. 

Volti e voci di fronte alla telecamera

Dopo aver sentito le presunte vittime, Le Iene tentarono di contattare anche Fausto Brizzi, che però oppose il silenzio e rispose con la nota scritta di cui abbiamo citato sopra uno stralcio. Il processo mediatico era partito, anche sull'onda dello scandalo Weinstein ad Hollywood, con decine di attrici più o meno famose a raccontare i ricatti e le violenze subiti da quello che per buona parte degli anni Novanta e dei primi Duemila era il produttore più potente del grande cinema americano. Nacque il movimento #metoo, Asia Argento venne allo scoperto tra le principali accusatrici di Weinstein, raccontando poi di aver subito molestie sessuali da un regista italiano mentre era giovanissima (e il sospetto mediatico si posò immediatamente su Michele Placido, costringendo la stessa Asia a intervenire dicendo che non parlava necessariamente di lui) e di essere stata drogata e stuprata sul set di un altro film di produzione internazionale. In Italia le attrici Tea Falco, Giovanna Rei, Giorgia Ferrero e l'ex Miss Italia Clarissa Marchese, più altre aspiranti con le voci cammuffate e i volti coperti, parlarono di abusi sessuali, alcune di loro indicarono un regista poco sopra i quarant'anni, con gli occhi che a un certo punto "diventavano quelli di un pazzo" che le aveva invitate a casa sua, grande appartamento con grande vasca idromassaggio, per un provino in cui si simulavano scene romantiche che poi diventavano sempre più esplicite e violente. La Ferrero precisò subito che non si riferiva a Brizzi. Asia Argento intervenne contro il regista romano sfidandolo: "Querelai tutte, non ci fai paura". Si parlò anche di un non meglio precisato regista napoletano, in seguito la ex showgirl Miriana Trevisan allargò lo scandalo alle presunte molestie subite dal regista Giuseppe Tornatore. Una ridda di voci da verificare. Che divideva attorno a Brizzi le attrici che con lui avevano lavorato: Sarah Felberbaum non se la sentì di difenderlo a priori, Cristiana Capotondi non se la sentì di condannarlo a priori. Enrico Brignano si schierò dalla sua parte e Luca Barbareschi, che ha definito "dementi" quelli del movimento #metoo, ha annunciato di aver messo sotto contratto per tre anni Fausto Brizzi che definise "un genio" e a cui è stato tolto il nome dai titoli di testa del suo ultimo film sull'onda dello scandalo. Ora l'inchiesta tv con l'inevitabile corollario di titoli e titoloni su siti, tg e giornali, approda in Procura, ma l'unico caso che permette le indagini appare subito debole e problematico. 

La lettera della moglie di Brizzi

Mentre l'aggiunto Maria Monteleone coordina le verifiche sulle denunce a Brizzi, affidate al pm Francesca Passavanti, restano le parole della moglie dell'enfant prodige del cinema italiano, Claudia Zanella, che sulla sua pagina social si oppose al massacro mediatico cui era sottoposta l'intera famiglia ancora prima che partissero indagini da parte della magistratura: "Se buona parte di tutto ciò che ho sentito ed è circolato nel nostro mondo fosse vero, da essere umano profondamente rispettoso del prossimo, ne sarei profondamente disgustata...Si può e si deve dire di NO davanti a una avance di un produttore o di un regista importante, se questo non ci piace. Perché la carriera si costruisce con il talento, lo studio, l’impegno, non a letto...Mi addolora molto ascoltare le accuse che sono state rivolte a Fausto in questi giorni perché non corrispondono in nessun modo alla persona che conosco, pur nutrendo il massimo rispetto per le donne che si sono sentite ferite". E ancora: "non posso nemmeno portare mia figlia di un anno e mezzo al parco, perché sotto al nostro portone ci sono giornalisti e paparazzi a qualsiasi ora del giorno e della notte. Anche questa può essere considerata violenza sulle donne: in questo caso io e mia figlia".