Claudio Bisio: "La mia vita raccontata male più una moglie che drammatizza"

L'attore parla dello spettacolo le cui prove erano iniziate a dicembre del 2020 e che andrà in scena "solo" martedì' prossimo

Claudio Bisio (Ansa)
Claudio Bisio (Ansa)
di Massimiliano Lussana

Sul copione in mano a Claudio Bisio con il testo del suo monologo, c’è una data scritta a penna: 20 dicembre 2020. E’ quasi una firma di quelle che si lasciavano sui diari dell’ultimo giorno di scuola, perché le prove per “La mia vita raccontata male”, lo spettacolo tratto dall’opera omnia di Francesco Piccolo, che esordirà in prima nazionale martedì prossimo al Teatro Ivo Chiesa, una delle quattro sale del Teatro Nazionale di Genova, erano iniziate a dicembre del 2020. E ce n’erano tracce sui social del teatro, con le foto di scena e anche un frammento presentato in anteprima a “Ricomincio da Raitre”, l’omaggio al teatro di Stefano Massimi e Andrea Delogu.

Poi, però, i teatri hanno nuovamente chiuso e siamo qui a raccontare della prima insieme a Claudio Bisio, che del monologo è l’interprete ma anche uno dei papà, a Francesco Piccolo che ne è l’autore tramite i suoi libri, a Giorgio Gallione, che ne è il rilettore e il regista, a Davide Livermore, che del Teatro Nazionale di Genova è il direttore e Alessandro Giglio che ne è il presidente.

Il punto è che, da allora, è passato più di un anno e Bisio ci scherza sopra, come se fosse uno di quegli studenti a cui all’inizio dell’anno scolastico i professori chiedono gli insegnamenti dell’anno precedente: “In verità è come se avessi dovuto ricominciare da zero, ad esempio riprendendo tutta la parte di apprendimento a memoria del testo che invece avevo affinato nelle due settimane dello scorso anno”.

E qui viene il bello (e il brutto) del teatro: il teatro è unico, inimitabile e ogni sera e quindi il tempo ha un valore diverso, ad esempio, rispetto al cinema: “Se riprendi una serie tivù anche mesi dopo – spiega Bisio – il regista spesso è contento perché ha più tempo per montare il girato e nessuna scena viene buttata via. Col teatro, invece, non è che puoi recuperare il “già girato”…”.

E così Claudio Bisio ogni sera in questi giorni si ferma a teatro anche dopo l’ora delle prove insieme a Luca Cicolella, storico aiuto regista di Giorgio Gallione, che è un po’ come il professore al doposcuola e lo “interroga” facendo quella che in teatro si chiama tecnicamente “memoria”, soprattutto sulle parti di testo magari più difficili da mandare a memoria o su cui c’è qualche titubanza. Cicolella, straordinaria persona, oltre che attore e regista nel suo sodalizio storico con Igor Chierici, perché chi si somiglia si piglia, sembra il bambino al luna park: “Claudio è bravissimo, non solo come attore, ma ha l’approccio che hanno solo i grandissimi, con un’umanità, una modestia e una capacità di trasmettere insegnamenti uniche”.

E fra l’inizio delle prove, a dicembre 2020, e la fine delle prove questa settimana per “La mia vita raccontata male” è cambiato il mondo. E persino il teatro, letteralmente: lo spettacolo doveva andare in scena al Modena di Sampierdarena, che è un teatro all’italiana, e invece sarà al teatro Ivo Chiesa: “E sono diversi gli spazi, la logistica, il posizionamento del pubblico”.

E proprio il pubblico sarà l’ulteriore elemento che rende lo spettacolo come il lievito madre: “Tutto è scritto, tutto è studiato, tutto è provato, con uno spirito architettonico e quasi ingegneristico” dice Giorgio Gallione, ma Bisio fa capire che non mancheranno le improvvisazioni che sono il suo marchio di fabbrica: “Le risate danno il ritmo dello spettacolo e ogni sera, tempi, ritmo, pause, cambieranno, in modo che avremo a che fare non con un monologo in senso stretto, ma con un dialogo con il pubblico”.

E, addirittura, Davide Livermore, l’unico regista ad aver firmato quattro 7 dicembre alla Scala, che è quanto di più importante esista nel mondo della lirica e della cultura italiana anche una sola volta, figuriamoci quattro, spiega che “questo spettacolo è quasi un melologo, mi viene in mente Montevederdi” ed è, come sempre, lo spettacolo nello spettacolo di ogni conferenza stampa del Teatro Nazionale di Genova.

Nel frattempo, fra l’inizio e la fine delle prove, Claudio Bisio non si è fermato un attimo: “Dopo l’anno in cui sono stato fermo per il lockdown, il 2021 è stato un anno di tanti progetti: Zelig in televisione, la serie tivù “Tutta colpa di Freud” di Rolando Ravello, la seconda parte di “Cops”, un bellissimo film che è “Vicini di casa” di Paolo Costella, che interpreto insieme a Vittoria Puccini, Vinicio Marchioni e Valentina Lodovini, ma la cui programmazione è slittata perchè in questo momento le persone proprio non vanno al cinema, spesso per paura…”.

E il discorso vale per il cinema, come per il teatro, luoghi sicuri per definizione: Ffp2, tracciamento, Super Green Pass, misurazione della temperatura, sanificazione, distanziamenti. E così Bisio, insieme a Livermore, lancia un appello: “Capisco che due ore con la mascherina può essere fastidioso e spaventare. Ma, fidatevi, ne vale la pena…” Anche perché Livermore cita la statistica più seria a disposizione, quella dell’Agis: “Fra il primo e il secondo lockdown, su mezzo milione di spettatori a teatro, si è verificato un solo caso di contagio certificato. Insomma, venite a teatro senza paura”.

“La mia vita raccontata male” parte una settimana a Genova e poi va in tour a Bolzano, Savona, Lodi, Chiasso, Trieste, Gorizia, Ancona, Reggio Emilia, Bologna, Vercelli, Bergamo, Monza, Pescara, San Marino e Carpi, fino a metà marzo per quello che Claudio ritiene un appuntamento irrinunciabile, quello con il teatro.

Spiega Bisio: “Questo spettacolo, in particolare, è quasi la fine di un discorso che abbiamo iniziato 25, anzi 26 anni fa con Giorgio Gallione. Siamo alle nozze d’argento, eravamo in un altro secolo. Siamo partiti con Daniel Pennac e poi Fabrizio De Andrè e poi Michele Serra e poi Alessandro Baricco e poi Giorgio Gaber e Sandro Luporini, per tornare a Michele Serra con “Father and son”, tratto da “Gli sdraiati”. Poi abbiamo deciso di scendere ancora un po’ raschiando il fondo del barile e siamo andati da Francesco Piccolo…”.

Claudio Bisio (Ansa)

Lo sceneggiatore di Nanni Moretti, Paolo Virzì, Silvio Soldini, Marco Bellocchio, Francesca Archibugi e Saverio Costanzo con la serie tratta da “L’amica geniale” ride moltissimo e le risate sono un segno tangibile della complicità che si è creata fra Piccolo, Bisio e Gallione nella scrittura della loro storia. Tanto che la complicità si respira anche nel continuo invito di Bisio a Piccolo: “Mi raccomando, non venire alla prima”.

E il gioco è presto svelato da Bisio: “Francesco ha scritto opere che parlano della mia vita, parlando della sua”. Tanto che Gallione, a un certo punto, ha sostituito un “Mister Piccolo” pronunciato da una hostess in uno dei libri citati – ovviamente con “Il desiderio di essere come tutti”, premio Strega come base della narrazione – con “Mister Bisio”.

“Mi identifico al 98 per cento con quello che racconta Francesco, anche se io sono un piemontese che vive a Milano e lui è un terrone di Caserta, io mi mangio le parole e lui parla lentissimo, io gesticolo e lui è una sfinge… Ma dalla prima delusione alle medie alle nostre figlie che fanno volontariato internazionale, sono tantissime le cose che ci accomunano”.

E il 2 per cento che manca: “E’ la moglie – spiega Claudio, con la sua inconfondibile ironia – la sua è molto bella, la mia no. La sua è una sdrammatizzatrice, soprannominata, “ma che sarà mai”, la mia è la tipica moglie che drammatizza”. Insomma, nello spettacolo Bisio racconta la sua vita. Attraverso la vita di Piccolo. E, forse, anche la nostra vita, la vita di tutti noi.