L'inferno di Asia Argento e il documentario su Bourdain: "Lei infedele e lui si è ucciso"

In piena epoca "progressiva" e di MeToo esce il documentario "Roadrunner" e tornano le voci avvelenate sugli ultimi giorni dell'attrice con lo chef

Asia Argento ai tempi della sua reazione con Anthony Bourdain
Asia Argento ai tempi della sua reazione con Anthony Bourdain

Il più puro alla fine ti epura. E via così, in una spirale infinita di moralismi che ammazzano altri moralismi, dettando modelli di comportamento e stroncando il dissenso e soprattutto "l'irregolarità". Lo avevamo già scritto a posteriori della feroce intervista di Francesca Fagnani con Asia Argento, finita in rissa e in cui la conduttrice non faceva sconti alla voglia di denuncia e le sue contraddizioni che ha reso l'attrice italiana un caso a parte nel #MeToo. E' cominciata ufficialmente l'era del tuttə contro tuttəE dopo essere finita sulla graticola della Fagnani, la Argento è al cento di quelli che sono stati definiti "ripugnanti" sospetti con l'esordio del documentario Roadrunner, diretto dal premio Oscar Morgan Neville e incentrato sulla vita e la morte di Anthony Bourdain.

Perché si è ucciso?

"Tony" Bourdain è stato a lungo la star della cucina geniale, sporca, drogata, trasgressiva e aperta a tutti i sapori del mondo. Ha rivelato la ferocia e lo sballo tra fornelli e invenzioni gourmet, parlando apertamente nella sua biografia Kitchen Confidential di come la sua ascesa prima come cuoco e poi come viaggiatore e divulgatore di cultura gastronomica globale sia passata per infiniti incontri di personaggi eccessivi e spostati, quando non apertamente criminali. Pressione e competitività, spietatezza e genialità potevano essere retti solo con botte di droghe e alcol. E Bourdain, così come ora torna a rievocare il documentario Roadrunner che debutta il 16 luglio, di questo eccessi non ha mai fatto mistero. La paternità strappò lo chef-divulgatore tv dall'inferno tossico, provò a ripulirsi, a fare il buon padre di famiglia, a stare alla larga dai vizi. Funzionò per un po', poi il nuovo sprofondo: depressione, alcol, droga, fumo pesante. Poi il suicidio. Con il film di Neville torna la domanda: perché lo ha fatto? E tra le persone che hanno incrociato la fase finale, buia e sofferente di Bourdain, ecco spuntare Asia Argento.

Il dibattito sulle responsabilità di Asia

Roadrunner scava negli ultimi giorni di Anthony Bourdain e non trascura di occuparsi della voce avvelenata che seguì la sua morte: non aveva retto a un tradimento di Asia Argento, colpo di grazia su un uomo geniale ma segnato ed emotivamente instabile. All'attrice italiana non è stata chiesta nessuna replica, il regista dice di aver evitato di interpellarla perché questo lo avrebbe messo in guerra contro persone vicine a Bourdain. Ma in quelle sequenze del film, il sospetto su Asia come donna del male, responsabile dell'affondo letale su Bourdain, torna. New York Times, Slate e Wall Street Journal hanno già protestato contro questa teoria tenuta sottotraccia ma in modo da risaltare sempre di più durante la visione del documentario, e il filo rosso dell'Asia traditrice che porta il suo uomo a togliersi la vita è stato definito "preoccupante", "ripugnante". Il punto più critico è il momento in cui un amico di Bourdain, intervistato nel film, dice: "Lo sai che lei prenderà il controllo della tua vita". Fino forse a farglielo perdere per sempre. Indiewire ha commentato questa tesi ripercorsa da Neville come "nauseante" e Collider ha definito il documentario come "profondamente volgare".

Tuttə contro tuttə: è questo che volevamo?

Ma c'era da aspettarselo: se ti poni come eroina di una società nuova, diversa, anti potere maschile esercitato con il ricatto e la prevaricazione sessuale, poi ci si aspetta da te l'irreprensibilità che sfiora la santità. Cosa che quasi nessuno può permettersi. Nelle crepe di questa narrazione fioriscono i regolamenti di conti. Dentro una cultura che si finge progressiva ma che in fondo è rimasta quella dei tribunali italiani in cui fino a poco fa si continuava a chiedere alla vittima di uno stupro: "Sì, ma tu l'hai provocato? Hai goduto?". Un orrendo moralismo un tempo esclusiva degli etero, e che ora si sposta a tutto "l'arcobaleno". Se la tendenza è questa, preoccupiamoci per la nuova censura travestita da politically correct