Satirica, femminista, grottesca: addio alla regista Lina Wertmuller, celebrata con l'Oscar

Gli occhiali bianchi stretti e la zazzera cortissima, il carattere di ferro. Da "Pasqualino Settebellezze" a "Travolti da un insolito destino", il ritratto

Lina Wertmuller, oltre all'Oscar onorario sulla Walk Of Fame di Hollywood c'è la sua stella (Foto Shutterstock)
Lina Wertmuller, oltre all'Oscar onorario sulla Walk Of Fame di Hollywood c'è la sua stella (Foto Shutterstock)

Dire, non la mandava a dire. Mai. Non aveva mezze misure né nello stile barocco né quanto ad uso di ironia contro i tic dei potenti. Di tutte le epoche. Femminista sempre, Lina Wertmuller, scomparsa a 93 anni a Roma. Di quel femminismo che partiva proprio dal potere sensuale e carnale del corpo femminile, usato come terreno di scontro in un eterno saliscendi nel gioco del potere. La Wertmuller che mandò "affa" Nanni Moretti che durante un saluto ad un party le rispose sdegnoso e distaccato. Lina che, con l'Oscar onorario in mano appena l'anno scorso, di fronte ai membri dell'Academy disse: "Perché Oscar? Bisognerà cambiargli il nome, mettiamogliene uno femminile. Magari Anna". Per poi dedicare il premio più ambito al mondo all'amore di una vita, suo marito scenografo Enrico Job, già scomparso.

Lina Wertmuller: immagini di una carriera

Prima regista candidata all'Oscar della storia

Nata il 14 agosto 1928, Lina Wertmuller aveva firmato tra gli altri film come Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare di agosto, Pasqualino settebellezze, Mimì metallurgico segnando la storia della commedia italiana. Sono questi i titoli più noti in giro per il mondo e in particolare con Pasqualino, suo capolavoro, diventò la prima donna regista candidata in quella categoria all'Oscar. Portò alla candidatura come miglior attore un Giancarlo Giannini stellare, il film stesso e la sua sceneggiatura. Era il 1977, l'industria del cinema e dello spettacolo tutto era un blocco granitico maschilista in cui avere ruoli di autonomia produttiva al femminile era difficilissimo. La Wertmuller stupì, divertì e fece inorridire il mondo con la vicenda, vera, di Pasquale Frafuso, il "mostro di Napoli" diventato omicida accidentale per la solita storia di onore ferito e rivalse fra guappi, fino all'internamento in manicomio e poi in un lager in piena epoca nazifascista. Da lì Paqualino esce vivo, superstite, piegando perfino la volontà della monumentale e cattivissima direttrice del campo che alla fine gli riconosce: "Vincerete voi, perché avete la forza di sopravvivere a tutto".

Il grande decollo autoriale, grazie anche a Fellini

In un mondo maschilista, Federico Fellini spese tutta la sua sensibilità femminile per ottenere Lina Wertmuller al suo fianco come assistente durante la lavorazione de La dolce vita e di 8 e 1/2. Poi il decollo come "solista" con I Basilischi, ritratto feroce, tenero e grottesco di tre amici in un Sud Italia lontano dal boom industriale. Era il 1963. Non si fermò più, precisando uno stile al contempo amato e criticato, incline alla deformazione caricaturale di personaggi, trame e situazioni. Perfetto per demolire il mito del macho latino e del maschio alfa meridionale, geloso, possessivo e che crede di potersi permettere tutto. Il sodalizio con Giancarlo Giannini le diede l'attore perfetto per bravura e versatilità, la coppia che perfezionò con Mariangela Melato resta nella storia del cinema. Cos'erano Mimì metallurgico ferito nell'onore, Film d'amore e d'anarchia, Travolti da un insolito destino (altra griffe della regista, i titoli chilometrici) se non rasoiate alla mitologia dell'Italia "moderna" e risate beffarde sull'incontro politico, culturale, antropologico fra Sud e Nord dentro e attorno alle nebbie e alle sirene delle metropoli industriali?

Da Rita Pavone alle pernacchie contro il Duce

Versatile e tecnicamente molto brava, Lina Wertmuller, sia quando dirigeva il musicarello Rita la Zanzara con la giovanissima stella Pavone (si erano conosciute durante Il giornalino di Gian Burrasca) sia quando si attribuisce un nome maschile, Nathan Witch (che significa "strega") per dirigere il western Il mio corpo per un poker con la splendida Elsa Martinelli. Mai amato il femminismo vittimista e piagnone, Lina Wertmuller. Diceva: "Non si fa il cinema perché si è uomo o donna, o si fa perché si ha talento". La regist il talento lo spese anche in radio e in tv, nell'opera (con la direzione di La Boheme e della Carmen), a teatro (autrice fra l'altro del Fratello sole, sorella Luna di Zeffirelli).

Lo sguardo pronto a insolentire i suoi stessi personaggi, come l'onorevole Gastone Moschin finito prigioniero dentro la sua blindatissima auto anti terrorismo in Scherzo del destino, come il maschio con moglie dalle tentazioni saffiche (la Veronica Lario poi signora Berlusconi) in Sotto sotto, strapazzato da anomala passione e il trio Mastroianni-Loren-Giannini nel film dal titolo più lungo nella storia del cinema: Fatto di sangue fra due uomini a causa di una vedova. Si sospettano moventi politici. Con Travolti da un insolito destino fu successo enorme, scandaloso (molto fisico e molto erotico il duello fra Melato e Giannini nella bellezza mozzafiato di Cala Luna, in Sardegna). Con Pasqualino Settebellezze portò all'estremo il suo stile esagitato, con le pernacchie antifasciste rivolte direttamente al Duce, e a quell'Italia che nel nome della sopravvivenza si era ridotta ad accettare qualsiasi cosa. Un culto per l'obbedienza del capo che non è mai sparito del tutto dalla nostra cultura.