Fenomeno Zerocalcare, con Netflix conquista il mondo "Ma non esco mai da Rebibbia"

Videointervista al famoso fumettista creatore di una serie evento di animazione tra tribu' metropolitane e autoironia

Michele Rech, in arte Zerocalcare, non si definisce “un narratore”, eppure dal quel debutto fulminante nel 2011 con La profezia dell’armadillo, è diventato uno dei fumettisti italiani di maggior successo. Una formazione mainstream dovuta alle contaminazioni ed ispirazioni come Ratman di Leo Ortolani, Lupo Alberto, Sturmtruppen di Bonvi, osservando però autori come Gilles Roussel, in arte Boulet, blogger francese, tanto da convincere anni fa il proprio editore (la Bao Publishing) a stamparlo in Italia, o Gipi con La mia vita disegnata male.

Stakanovista per scelta, è stato capace nell’ultimo decennio di realizzare lavori come Dodici, Dimentica il mio nome, Ogni maledetto lunedì su due, Scheletri, Macerie prime, senza dimenticare il capolavoro evocativo, reale, di Kobane Calling, sintesi grafica di un report in Kurdistan compiuto prima del 2015, esplorando la situazione kurda, con dignità, puntando la matita sulla loro situazione, e quella in particolare delle donne.

Timido, autobiografico, (auto)ironico, “sono il primo a prendermi in giro” dice, Zero, per tutti, è l’artista libero, fuori dal comune, ma ben radicato nel suo quartiere, a Rebibbia, a Roma, dal quale si sposta poco “dopo qualche giorno mi spuntano delle macchie sul volto”, che ha saputo grazie a quel tratto geniale e leggero di abbracciare generazioni diverse, giovani e adulti, di elevare ulteriormente il linguaggio del fumetto a riflessione, intrattenimento, comunione di ideali, valori, in cui si ride, e si prende sana coscienza dei propri limiti.

Ed è così che le tribù metropolitane, sociali, con lui hanno ritrovato un nuovo leader grafico e culturale, che nonostante il clamore, il successo (oltre un milione di copie vendute) non si è mai sentito arrivato.

Uno che alle interviste, disse i primi tempi, preferisce passare le ore a firmare, disegnando, perché “In Francia, mi capitò di rimanere in fila per vedere un illustratore, senza riuscirci. Finché qualcuno aspetterà io sarò sempre lì”.

Ora quell’universo fatto di parole e immagini prende forma alla Festa del Cinema di Roma in un pacchetto creativo riservato solo ai grandi, da una mostra alla serie-evento d’animazione targata Netflix, Strappare lungo i bordi, prodotta dalla Movimenti Production di Giorgio Scorza, presentata in anteprima nei primi due capitoli: sei episodi, da 15 minuto l’uno, in onda dal 17 novembre, e di cui lui è stesso è autore, doppiatore e mattatore.

Una rivelazione divertente, ricca di colore, e tutta da godersi, per conoscere ulteriormente il punto di vista esistenziale “Made in Zerocalcare”, i personaggi, gli amici, Sarah, Secco, che finora lo hanno contraddistinto, e che di fatto sono entrati nell’immaginario, scritto e non, scandendo con lui un vocabolario “romanesco”, diventato però accessibile a tutti. Insieme il fedele Armadillo, voce di Valerio Mastandrea, il grillo parlante per eccellenza, nel fargli prendere decisioni, su come comportarsi con le ragazze, o riguardo magari a cosa vedere davanti alla tv.

«Con Rebibbia Quarantine avevamo iniziato a prendere le misure, ma già tempo fa mi era venuta voglia di provare a raccontare una storia, dice Zerocalcare, con un linguaggio diretto che potesse essere maggiormente più fruibile, diverso da un fumetto da leggere. Ho un grosso senso di appartenenza tribale, poi, che riguarda l’ambiente dove sono cresciuto, dei centri sociali, della scena punk, a cui tengo evidentemente ancora molto.

Andando avanti, incontrando lettori, mi sono reso conto che il minimo comune denominatore di chi entra in sintonia con me è di stare, come dire un po’ “impicciati”, parlo di persone che hanno vissuto un senso di inadeguatezza ed insicurezza, e se lo portano indietro da piccoli, declinandolo in momenti diversi, a prescindere dall’età, luogo, estrazione. Ma in realtà tutte le cose che mi portano un po’ fuori, può essere una serie, o altro, mi spaventano sempre, è la paura di incontrare l’incompatibilità tra questi due mondi, per questo volevo che la serie trovasse una forma di equilibrio fra tutto. Ed è proprio quello che anch’io, nella vita, cerco sempre di tenere».