Una sensuale Cucinotta e il sud arcaico di "L'imbroglio del lenzuolo"

Una sensuale Cucinotta e il sud arcaico di 'L'imbroglio del lenzuolo'
di Emanuele Bigi

Maria Grazia Cucinotta produce e interpreta il film che le è costato più sacrifici, per ora. L’imbroglio nel lenzuolo è una coproduzione internazionale: al timone della nave l’attrice siciliana ha messo il messicano Alfonso Arau (Come l’acqua per il cioccolato), nel cast, oltre a se stessa, si contano il giovane Primo Reggiani (Baciami ancora), la francese Anne Parillaud e niente meno che Geraldine Chaplin, figlia del grande Charlot. Il tutto per raccontare l’avvento del cinematografo nella Sicilia del 1905, un Sud “aperto alle innovazioni”, dice l’attrice, e un mondo contadino che non cedeva alle lusinghe dei riflettori, “rappresentato dal mio personaggio, Marianna, una lavandaia analfabeta che si ritrova inaspettatamente sul grande schermo, un tempo solo un lenzuolo bianco”, racconta la Cucinotta. A riprenderla mentre si lava è il regista esordiente Federico Reggiani, affascinato dall’invenzione del secolo.
La Cucinotta senza veli, una novità. “Mi piace chiamarlo nudo siculo, fatto di vedo e non vedo, più che altro è lo spettatore che deve immaginare il tutto”.

Ha provato imbarazzo?
“Per niente, nessuno mi ha obbligato, ho scelto di fare quello che desideravo”.

Era il film adatto?
“Certo, non si tratta di un nudo gratuito, Marianna viene ripresa mentre si lava, a inizio Novecento era normale lavarsi al mare o in riva a un fiume”.

Per quale regista si spoglierebbe ancora?
“Per nessuno”.

Perché ha deciso di portare sul grande schermo questa storia?
“Ho letto il libro di Francesco Costa e mi sono innamorata, vedevo già il film davanti agli occhi. Mi incuriosiva raccontare l’effetto del cinematografo sul pubblico: poveri e ricchi, letterati e analfabeti si ritrovano uniti per la prima volta davanti a uno schermo. Il cinema è riuscito a rompere certe barriere sociali, è lo strumento culturale più democratico che ha dato lavoro a chi non lo aveva e a chi non era figlio di”.

Un film che racconta anche il suo Sud.
“Si fa presto a dire che il meridione abbia una mentalità chiusa, non è così, nel secolo scorso era aperto alle innovazioni: i pittori e i poeti davano libero sfogo ai loro pensieri. La Sicilia era la culla della cultura italiana”.

E oggi?
“È giusto che venga ribadito questo concetto, che non ci si soffermi solo sui problemi e sulla mafia: in Sicilia si sta meglio delle Maldive in estate. Ovviamente è una terra difficile, ma quale territorio non ha problemi?

L’imbroglio nel lenzuolo lo possiamo considerare il suo film (produttivamente) più complesso?
“Sì, avere a che fare con una troupe di 150 persone, con attori stranieri, è stato fin troppo ambizioso per le mie tasche, ma per il cinema si fa questo ed altro, spesso si dice che non ci sono soldi, più che altro non c’è nessuno che mette le mani in tasca”.

Perché dedicarsi alla produzione oltre che alla recitazione?
“Sono una persona che ama le sfide”.

Allora la vedremo presto dietro la macchina da presa?
“Per ora sono ancora immatura ma qualcosa sta bollendo in pentola”.

Come è riuscita a convincere Geraldine Chaplin a partecipare al film?
“Semplicemente consegnandole la sceneggiatura, le è piaciuta subito”.

Cosa l’ha colpita della figlia di Charlot?
“La sua semplicità, auguro a chiunque di poterla incontrare”.

Al telefono sentiamo Maria Grazia trafelata tra un bagaglio e l’altro (è appena atterrata in Sicilia) e la figlia Giulia, la domanda nasce spontanea: come riesce a gestire set e famiglia?
“Le donne sono abituate a darsi da fare, certo bisogna anche rinunciare un po’ a se stesse per il bene dei figli”.