La storia di Tammy Faye, l’icona gay nell’America omofoba degli anni ’70

Il suo successo e il suo declino nel film di Michael Showalter

La storia di Tammy Faye, l’icona gay nell’America omofoba degli anni ’70
di Giuseppe Fantasia

Tammy Faye: una telepredicatrice in una rete conservatrice e omofoba americana che diventa un’icona gay: come è stato possibile? Accadeva negli anni ’70, quando lei, assieme al marito Jim Bakker, entrambi di umili origini, riuscirono a creare il più grande network televisivo religioso al mondo e un parco a tema. La sua storia ci viene raccontata Michael Showalter nel suo nuovo film “The eyes of Tammy Faye”, presentato in anteprima all’ultimo Toronto Film Festival e film di apertura alla 16esima Festa del Cinema di Roma. Celebre per il suo messaggio di amore e accettazione, Tammy Faye fu inseparabile dalle sue ciglia finte, dalla sua voce stravagante da cantante e dal suo desiderio di raggiungere quante più persone possibili, di tutte le estrazioni sociali, senza distinzione di sesso, razza e altro. Tuttavia, non passò molto tempo prima che irregolarità finanziarie, rivali truffaldini e scandali demolirono l’impero che aveva faticato a costruire con suo marito, ben interpretato da Andrew Garfield, il telepredicatore Jim che altro non era che una persona poco onesta e un omosessuale represso, pronto a manipolare chiunque, persino sé stesso, spremendo la sua voce, la sua telegenia e il suo buon cuore. 

La protagonista: Jessica Chastain 

Ad interpretare Tammy è la brava quanto irriconoscibile (per questioni di trucco) Jessica Chastain in grado di mutare, appunto, al cospetto di un personaggio tanto celebre e chiacchierato in patria. Con un colpo di fondotinta e rossetto, si cala nei panni di quella che è stata una donna decisa e fragile allo stesso tempo, con idee progressiste in un mondo totalmente conservatore. “Credeva realmente e fermamente nell’esistenza di Dio e nella sua misericordia – ha spiegato la Chastain che del film è anche produttrice - oltre al fatto che sia sempre presente ed onnipresente, con un disegno ben preciso per tutti. La sua fede fu così grande che le fece crescere la voglia di predicarla, iniziando con il coinvolgere i bambini per portar dietro con loro i propri genitori”. Tammy Faye, scomparsa nel 2007 a causa un cancro al colon, divenne una figura della cultura pop, amata dal pubblico evangelista e dalla comunità LGBTQ+, che l’ha eletta ad icona gay. “Mi piace essere provocatrice nelle scelte che faccio da produttrice – ha aggiunto la Chastain - e ora voglio essere coinvolta anche nella narrazione. Non volevo affrontare lo scandalo, ma raccontare una storia autentica, non cinica, ma basata sull’amore”. “Ho incontrato i figli di Tammy Faye convinta che fossero rimasti carichi di cicatrici e volevo sapessero che la mia intenzione non fosse finalizzata al pettegolezzo, ma la cosa più importante da fare. Mi hanno aiutato tantissimo raccontandomi molti particolari”. 

Tammy e Jim: coppia d’affari o d’amore? 

Tammy e Jim si sposarno nel 1961 con l’intento di predicare l’amore di Dio. Amandosi, vollero  e fare tutto insieme costruendo un impero di pubblico ed economico. Da semplici predicatori diventarono telepredicatori e con la loro storia l’America ha assistito anche al cambiamento della tv e dell’intrattenimento nell’arco di 3 decenni. I Bakker divennero anche membri fondatori della popolare serie di discorsi a base cristiana noti come The 700 Club e tutt’ora in corso negli USA, ma fu con la fondazione del Club PTL (Praise the Lord) che divennero delle vere e proprie star. Era il 1974 quando chiamarono a raccolta diversi “associati” che donavano i propri soldi alla organizzazione evangelica, in cambio di prosperità e ricchezza. Ad arricchirsi, però, furono, come racconta anche la cronaca, soltanto i Bakker tra case, edifici e un parco a tema cristiano che ha operato per circa undici anni prima di chiudere definitivamente nel 1989. A metà degli anni 80 però qualcosa cambia. Il loro approccio inizia a vacillare come anche il loro amore, diventata pura ossessione di celebrità e cinismo. Da qui la fase decadente fino al totale fallimento. Nel cast del film, scritto da Abe Sylvia, ci sono anche Cherry Jones, Gabriel Olds, Fredric Lehne, Mark Wystrach, Sam Jaeger, Chandler Head e Vincent D’Onofrio.