Scorsese, la morte e l'amicizia: "Tra De Niro e Al Pacino è successo qualcosa di unico e speciale"

Il regista premio Oscar ha presentato in anteprima a Roma "The Irishman", il film evento che segna il ritorno alla collaborazione con il suo attore feticcio: "Io e Bob di nuovo insieme dopo 23 anni, da tempo cercavamo la storia giusta. Lui è l'unico che sa tutto di me". E per la prima volta dirige Al Pacino: "È stato De Niro a volerlo"

Tre miti insieme a Londra il 13 ottobre per 'The Irishman': Robert De Niro (76 anni), Martin Scorsese (76) e Al Pacino (79).
Tre miti insieme a Londra il 13 ottobre per "The Irishman": Robert De Niro (76 anni), Martin Scorsese (76) e Al Pacino (79).
di Cinzia Marongiu   -

Un film sul passare del tempo, sulla vita che scorre via, sull’ineluttabilità della morte che tocca a tutti, prima o poi. E non c’è pentimento o confessione che tengano a sistemare le cose. La morte arriva per tutti e con essa anche un senso struggente di malinconica accettazione. “La novità sta tutta nel punto di vista che è quello della nostra mortalità. Io e Bob non lavoravamo insieme dal 1995 quando facemmo “Casino”. E da molti anni cercavamo la storia e il personaggio giusto. Poi un giorno Bob mi ha portato il libro di Charles Brandt dicendomi di dargli un’occhiata e ho subito visto da come ne parlava che ne era molto coinvolto. Il modo in cui si infervorava nel raccontarmi i minimi dettagli mi ha fatto capire che era quella la storia che stavamo cercando. Quel personaggio e quella storia ci permettevano di raccontare qualcosa di più rispetto a ciò che avevamo già fatto nei tanti film insieme. Ci permettevano di andare più a fondo”. A parlare è Martin Scorsese e il Bob cui si riferisce è ovviamente Robert De Niro, il suo attore feticcio, l’amico di sempre, quello che ha diretto fin da “Taxy Driver”, in film di culto come “Quei bravi ragazzi”, “Main Streets”, “Toro Scatenato". Scorsese è a Roma alla Festa del Cinema per presentare il suo nuovo film-evento, “The Irishman”, 3 ore e mezza che sembrano volare in pochi minuti , 160 milioni di dollari, un cast stratosferico che mette insieme Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci, Harvey Keitel.

I mostri sacri riuniti in un solo film

la storia giusta che stavamo cercando da anni

La storia è quella vera di Frank Sheeran, l’irlandese del titolo, che attraverso il racconto in prima persona della sua vita di ex reduce della Seconda Guerra mondiale che diventa sicario al servizio di alcuni boss della criminalità organizzata americana ne svela gli angoli più oscuri, le procedure, gli scontri, l’arcana organizzazione sociale e i legami con la politica. Un racconto di prima mano dell’operato di un killer, che fornisce una descrizione minuziosa sulla criminalità del secondo dopoguerra negli Stati Uniti che comprava tutto e che corrompeva qualsiasi istituzione politica e sindacale. Ed è proprio Jimmy Hoffa (interpretato da Pacino), il controverso presidente del potentissimo sindacato degli autotrasportatori, a fare da contraltare a una storia dove l’azione travolgente del periodo d’oro della mafia non è però mai centrale. A dominare la scena sono i personaggi visti nella loro umanità, nella loro caducità. Non c’è niente di eroico in questi gangster, a cominciare proprio dall’Irlandese che Scorsese ci presenta in sedia a rotelle, incanutito e devastato da rughe e rimorsi nella sala di un ospizio, intento ad aspettare la morte e a pensare ai minimi dettagli, compresa la bara da acquistare e il posto al cimitero dove far riposare le sue ceneri.

Nessuna esaltazione dei gangster alla Scarface

“Il punto di vista era quello dell’età. E di conseguenza ci sono il tempo, la morte, l’amore, il tradimento, il rimorso”, spiega Scorsese. “Certo, c’è la storia di chi ha ammazzato chi, il mondo che crolla, ma tutto questo poi passa nel tempo e Frank rimane solo. È lasciato solo. E rivive tutta la sua vita. Bob e io abbiamo più meno la stessa età e in questo caso anche lo stesso approccio”. Un approccio dove i criminali non sono esaltati ma visti attraverso la lente impietosa del tempo: “Non c’era bisogno di nessuna esaltazione alla “Scarface”, né di idealizzazioni tipiche dei western o delle storie di gangster. Qui tutto si è svolto nel passato. Le decisioni sono già state prese. Proprio come succede in ambito militare quando le cose vanno fatte”.

Il red carpet a Roma con il presidente Mattarella

Io e Bob non abbiamo avuto bisogno di parlarci troppo

Scorsese racconta com’è stato ritrovarsi dopo tanti anni con De Niro. Poche frasi che rendono il senso di un’amicizia celebrata in questo film come non mai: “Io e Bob non abbiamo avuto bisogno di parlarci troppo. Lui è l’unico che conosce le mie origini, che conosce il mondo che conosco io e penso che questo abbia portato ai film che abbiamo fatto insieme, a partire da “Mean Streets” e da “Domenica in chiesa, lunedì all'inferno”. In quanto a Pacino, lo avevo conosciuto nel 1970. Me lo presentò Brian De Palma ma non abbiamo mai lavorato insieme. Poi negli anni Ottanta stavamo per fare insieme un film su Modigliani. La cosa saltò e da allora ci eravamo un po’ persi. A pensare a lui per il personaggio di Jimmy Hoffa è stato Bob. De Niro e Pacino nella vita si rispettano, si vogliono bene. E il film riflette perfettamente tutto questo. Mentre giravamo, entrambi erano consapevoli che stavano facendo qualcosa di veramente speciale, di unico. Erano sempre presenti, mai distratti. Anzi a volte ho dovuto dire loro di andare a riposarsi, avevo paura che si stancassero troppo”. Il terzo personaggio di questa comedie humaine dal sapore faustiano è l’altro grande amico di Scorsese e De Niro, Joe Pesci, qui impegnato a restituire al boss mafioso Russel Bufalino un grande senso di umanità, lealtà ma anche di incredibile spietatezza nelle pratiche da sbrigare pure quando le pratiche in questione comportano l’assassinio di un amico.

A Hollywood nessuno mi avrebbe finanziato questo Film

Pur di averli con sé durante tutta la lavorazione di un film che racconta un lasso temporale che va dagli anni Cinquanta al 2000, Scorsese ha chiesto aiuto agli effetti speciali e a una nuovissima tecnologia messa a punto dalla Industrial Light & Magic che riesce a ringiovanire digitalmente gli attori sullo schermo, “una magia industriale”. “Altrimenti da circa metà film avrei dovuto scritturare un cast corrispettivo di attori più giovani. Ma io volevo lavorare con i miei amici”, ha spiegato Scorsese. Una scelta che ha fatto lievitare di molto i costi e che ha allungato i tempi. In soccorso di Scorsese è arrivata Netflix: “A Hollywood nessuno mi avrebbe finanziato questo film. Netflix invece mi ha garantito piena libertà creativa in cambio di poter trasmettere il film in streaming mentre è ancora nelle sale. Mi è sembrato un buon accordo. Perché poi l’unico modo di fare un film è farlo”.