Salvatore Esposito fa i conti dopo la fine di Gomorra: “Mai posto limiti, per questo continuerò a essere me stesso”

Attraverso Gomorra è diventato oltremodo un uomo e attore migliore, lo ha scritto nella lettera d’addio al personaggio di Genny Savastano. C’è un momento in cui bisogna dirsi addio, abbandonare un percorso, per imboccarne altri.

Quel ragazzo di periferia che sognava il cinema, alla fine il proprio di sogno lo ha realizzato, dando corpo, voce e anima ad un protagonista seriale unico, col quale ha condiviso drammi, ferite, dolori e amori.

Salvatore Esposito si è lasciato dietro una delle esperienze più importanti ed internazionali, e adesso, necessariamente, guardare oltre, ai progetti in divenire (tanti), anche sul calcio, alla volontà di sperimentare e proseguire tramite la scrittura, visto che a settembre uscirà il seguito de Lo sciamano, il suo secondo libro.

Lo svela all’ultima edizione del Sorridendo Film Festival, dove lo ritroviamo nei panni di Presidente di Giuria, un ruolo inedito e di responsabilità. "Più difficile giudicare che essere giudicati", dice, "ma la bellezza è essere presente in una manifestazione del genere, che nasce con la volontà di portare un sorriso, di fare tanta solidarietà".

Reduce da La cena perfetta di Davide Minnella, uscito in sala qualche mese fa, vestendo la casacca da chef “improvvisato” al fianco di Greta Scarano, tra poco, esattamente il 25 luglio, lo ritroveremo invece al Giffoni Film Festival per presentare in anteprima il nuovo film, Rosanero, diretto da Andrea Porporati.

"Un’esperienza molto divertente ed una follia totale, ci racconta. Parliamo di una fiaba dark, vista in chiave moderna. Poi ho avuto al mio fianco una giovanissima attrice, Fabiana Martucci, ha solo 11 anni, che è bravissima".

L’ennesima voglia di mettersi in gioco, di giocare e sconfinare a cavallo tra il drammatico e la commedia, nonostante non nasconda la  riflessione su come all’estero il suo lavoro sia stato maggiormente percepito, rispetto all’Italia.

Un paradosso. "Il cinema italiano guarda troppo il proprio orticello e poco oltre la siepe. In tutto questo io cerco sempre di fare il mio lavoro e divertirmi, di creare dei personaggi che possano riscuotere, e scuotere, chi mi guarda, poi se sarò abbastanza bravo a continuare a fare dei progetti in Italia ben venga, all’estero ci sono tantissime strade. In fondo è normale, vorrei poter fare lo stesso anche nel mio paese".

Tornando a Gomorra e alla sua personale evoluzione, aggiunge. "La recitazione è un lavoro costante che tu devi fare con i tuoi personaggi e le storie che vai a raccontare. Ti portano a scavare dentro di te, ed io cerco di farlo nel miglior modo possibile. Fai un’analisi abbastanza approfondita, di quello che ha dentro il tuo personaggio, ma anche di ciò che hai tu. Cercherò di continuare a essere me stesso, di fare meno danni possibili, e di divertirmi. Non potendomi dei limiti sono riuscito a raggiungere ottimi risultati, quindi se in questi primi, non ancora compiuti, 10 anni di carriera, sono riuscito a realizzare tante belle cose, chissà cosa accadrà nei prossimi 10".