Sabrina Impacciatore: “Divento una madre sgradevole. Stavolta ci sono andata giù pesante"

Videointervista all'attrice dai mille volti: comica, drammatica, appassionata: "Ho una carriera schizofrenica e ne sono fiera"

Vedi Sabrina Impacciatore e la prima parola che viene in mente è quella forse più “abusata” nel gergo degli attori, trasversale. Eppure ciò che è riuscita a mettere in scena va proprio in questa direzione. Cinema, tv (iniziato con Boncompagni in Non è la Rai), teatro, doppiaggio, radio, scrittura, come co-sceneggiatrice di "A casa tutti bene", diretta da Gabriele Muccino, talento. Un modo di porsi, drammatico o comici che sia, in grado però di lasciare traccia.

Succede anche nel secondo film diretto da Paolo Ruffini, Ragazzaccio, presentato all’ultimo Giffoni Film Festival, in uscita ad ottobre distribuito da Adler. Una storia importante e agganciata al recente passato-presente della nostra storia, dove un ragazzo (Alessandro Bisegna), finito in DAD a causa della pandemia, bullizza a distanza un ragazzo disabile finendo al centro dell’attenzione mediatica, mentre il padre scopre nel frattempo di aver contratto il Covid.

Lo salveranno un professore (Giuseppe Fiorello), l’amore per una coetanea (Jenny De Nucci) e una madre, interpretata proprio da lei, e costretta a fare i conti con una situazione imprevista, ma che di fatto ce la regala appassionata e forte.

"È un film che ho molto sentito, volevo farne parte", dice.

"Racconta un momento storico irripetibile. Attraverso una tragedia planetaria come questa, quello che succede nei microcosmi, è di inimmaginabile potenza. Questa è famiglia che implode, mentre fuori esplode la pandemia. Un film difficile da fare perché io ho interpretato un personaggio anche negativo, sgradevole, e ci sono andata giù pesante, non volevo fare l’attrice vanitosa che fa le cose edulcorate, sono andata in un'ombra".

"Se la pandemia mi ha portato a scoprire qualcosa più di me? Sono una persona che da sempre si studia e osserva. A me piace indagare la vita, sono uno strumento quasi noioso, visto che sto sempre con me stessa, ma non credo che la pandemia abbia aggiunto effettivamente in me una consapevolezza superiore rispetto ad alcuni temi. Quello che sicuramente mi è stato chiaro è che io ho un senso di ribellione molto profondo che nessuna forma di limitazione può governare o gestire. Il desiderio che è mi cresciuto è saperne sempre di più su tutto, sulla realtà fuori, su come ci viene riportata, e ho capito in maniera chiara, netta, definitiva che, senza gli altri, non siamo niente. Ho bisogno di abbraccia re stringere le persone, di confrontarmi. Questa comunicazione fisica, chimica, mancata, penso che abbia danneggiato soprattutto gli adolescenti".

A oltre 20 anni da L’ultimo bacio, la sua è diventata poi una di quelle carriere, capaci sì di abbracciare storie e donne diverse, ma anche dandogli voce e personalità. Donne fragili, forti, risolte, in debito con la vita e l’amore:  diretta da Scola (Concorrenza sleale) a Mel Gibson (La passione di Cristo), è stata intensa e bravissima in Signorina Effe di Wilma Labate, brillanti in N (Io e Napoleone), girando ancora con Muccino in Baciami ancora, e appunto A casa tutti bene. Nel linguaggio seriale (dopo Immaturi) la ritroveremo in The White Lotus, ambientato in un resort tropicale, seguendo le gesta di vari ospiti e dipendenti nell'arco di una settimana. Altra occasione, ancora internazionale, chiamata a condividere insieme ad un cast formato da Alexandra Daddario, F.Murray Abraham e Sidney Sweeney, e che definisce «la cosa più bella che mi sia capitata da quando faccio l’attrice».

Alla fine, racconta "è molto faticoso cercare di essere così trasversali"

«Semplicemente assecondo la mia natura. La mia è una natura che si annoia immediatamente di quello che fa perché me ne separo, già è finita. Guardo avanti, non rivedo mai un film fatto, sono per la crescita, curiosità, voglio sperimentare. La tendenza generale è affidarti sempre lo stesso ruolo, vederti in quella parte, non c’è l’apertura di immaginare una persona come in crescita continua. Sono contenta di esserci riuscita fino ad adesso, ho una carriera “schizofrenica”, spero di continuare verso quella direzione».