Rudolf Nureyev, lo scandalo e la leggenda, la diserzione dall'Urss e la bisessualità: il film da non perdere

La fuga rocambolesca e drammatica dall'Unione Sovietica, l'anticonformismo applicato a un talento esplosivo: "Nureyev - The White Crow" racconta una storia imperdibile

L'attore Oleg Ivenko che interpreta Rudolf Nureyev.
L'attore Oleg Ivenko che interpreta Rudolf Nureyev.
di Cinzia Marongiu   -   Facebook: Cinzia Marongiu su Fb

Un talento straordinario e raro che andava ben oltre la perfezione tecnica dei suoi movimenti e gli permetteva di attirare sempre e comunque su di sé tutti gli sguardi e di creare una sorta di vuoto d’aria attorno al suo fisico perfetto e potente. In quella assenza di gravità dove ogni salto verso il cielo era possibile e dove ogni piroetta sembrava non arrendersi mai alle leggi della fisica, in quella sospensione di tempo e luogo dove soltanto la grazia e la bellezza regnavano e tutto il resto diventava insignificante, Rudolf Nureyev si muoveva a suo agio. Un extraterrestre in un’altra dimensione. Impossibile non restarne affascinati.

Una storia tra guerra Fredda e ribellione

Ho avuto la fortuna di vederlo ballare una volta dal vivo nel 1981 a Cagliari e la sensazione fu così potente che ancora oggi mi sembra di sentire lo scricchiolio delle assi del palco sotto i suoi piedi e il fruscio dell’aria che sembrava danzare con lui. Oggi, al ballerino russo nato su un treno in corsa e cresciuto nella più assoluta povertà, viene dedicato un film davvero imperdibile perché racconta una storia di grandissimo impatto e per molti versi sconosciuta. Una storia a cavallo tra politica e arte, tra Guerra Fredda e voglia di ribellione, una storia anticonvenzionale a cavallo tra i sessi e al di là delle regole, proprio come era lui, il bellissimo Rudy che fortissimamente decise di voler diventare una leggenda. E ci riuscì rivoluzionando la danza, regalando un ruolo inedito ai ballerini maschi, mischiando i generi e drammatizzando le sue esibizioni. Un attore prestato al ballo per essere davvero sicuro di avere ogni sguardo su di sé, un uomo ossessionato dall’arte e dalla bellezza con un talento eccezionale, un carattere difficile e una volontà ferrea.

Rudolf Nureyev con Carla Fracci in una foto d'archivio.

"Era condiderato un mostro complicato "

A dirigere “Nureyev – The White Crow” (in sala dal 27 giugno) è Ralph Fiennes, alla sua terza prova dietro la macchina da presa, che per sé si è ritagliato il ruolo di Alexander Puskin, famoso maestro russo di ballo. Il film racconta la vita di Nureyev dall’infanzia sofferta nella gelida città sovietica di Ufa fino a divenire ballerino della rinomata Kirov Ballet Company con la quale fece il suo primo viaggio fuori dalla cortina di ferro. Era il 1961, Nureyev era già bravissimo e ribelle tanto che gli ufficiali del KGB gli stavano perennemente alle costole, diffidando del suo comportamento anticonformista, della sua amicizia con giovani ballerini francesi e con la parigina Clara Saint, del suo interesse per l’arte e la cultura occidentali, della sua insofferenza alle rigide regole del Cremlino che imponeva ai propri cittadini di non avere contatti con gli occidentali. Non c’è quindi il Nureyev maturo, la leggenda che cavalca i palcoscenici di tutto il mondo, l’icona di eleganza e bellezza: il film culmina in una delle vicende più drammatiche che coinvolsero Nureyev e cioè quella della sua diserzione rocambolesca avvenuta nell’aeroporto di Parigi, quando fu preso in consegna dagli ufficiali del KGB che volevano riportarlo a Mosca con un espediente. Il drammaturgo David Hare che firma la sceneggiatura e che ha effettivamente conosciuto Nureyev racconta: “Il film parla dei momenti in cui diventa il ballerino più famoso del mondo per due motivi. Il primo è il ballo e il secondo è che è stato il primo cittadino sovietico di una certa importanza a disertare la propria patria. Il Nureyev che ho incontrato era già considerato un mostro. Notevolmente complicato, notoriamente imperioso. Di certo non si riusciva a guardare nessun altro quando ci si trovava in sua presenza. Ho dovuto buttare via quel ricordo, perché non era così quando è venuto a Parigi. Ha avuto un percorso straordinariamente difficile a causa della povertà della sua infanzia”.

 "Ai miei occhi è un ballerino bisessuale"

Nel film si racconta anche la sua voracità culturale. Spiega ancora David Hare: “Nureyev sentiva non solo di essere un proletario, un contadino che non sapeva nulla, come diceva lui, ma anche di aver iniziato a ballare molto tardi. Ho scritto una battuta, quando va alla scuola di danza e dice: “Devo fare sei anni di lavoro in tre”. E come risultato ha una vorace curiosità per l’arte. Non era interessato a essere solo, come avrebbe detto lui, uno “stupido ballerino”. Per tradizione e in particolar modo in quel periodo, negli anni 60, i ballerini dovevano solo obbedire, non pensare. Ci si aspettava che muovessero i loro corpi nei modi in cui i coreografi avevano ordinato di fare. Parte del genio di Nureyev era che si rifiutava di accettare ciò. Voleva che il ballerino avesse uno status e non fosse solo un burattino. Ecco perché ha fatto evolvere quel mondo”.

La rivoluzione nella danza

E ancora: “Lui stesso sentiva che la parte maschile nel balletto classico fosse noiosa. La tradizione voleva che l’uomo stesse fermo in varie pose eroiche mentre attorno a lui una bella ballerina ballava, scintillava e recitava. Con Nureyev è arrivato un mix di genere e di sessualità. Lui, almeno ai miei occhi, è chiaramente un ballerino bisessuale. Quando vedi un filmato di lui che balla, è un elemento bisessuale. Utilizza un lato femminile che è davvero ricco di creatività. Lui non è poco virile o poco eroico, è semplicemente molto più espressivo e molto meno legnoso del tradizionale ballerino sovietico”. E proprio da questo punto di vista il film risulta illuminante riuscendo a fotografare il carattere difficile di questo outsider in perenne contrasto e in magico equilibrio tra la sua parte femminile e quella maschile. A interpretarlo è Oleg Ivenko.