Obliqua, erotica e un po' rock, Valeria Golino: "In Occhi Blu non mi riconoscerete"

Il film esordio di Michela Cescon interpretato da un'inedita Valeria Golino

Anima jazz, noir, forse, a tratti, un po’ rock, visto il personaggio della biker in fuga, un’inedita Valeria Golino.

Occhi blu, l’esordio di Michela Cescon dietro la macchina da presa (dall’8 luglio in sala distribuito da I Wonder Pictures), presentato all’ultimo Taormina Film Fest, si presenta di fatto come una creatura ibrida, scritta cinque anni fa, che parte da un punto per (non) arrivare, volutamente, a nessun altro, depistando, confondendo, regalando una bella verità creativa, quella di un’attrice tra le più consolidati del panorama culturale (tanto teatro, anche in divenire con uno spettacolo di regia, protagoniste Anna Foglietta e Paola Minaccioni), che però adesso prova a fare il salto coraggioso, ma consapevole e senza paura, desiderosa di mettere in scena contaminazioni e rimandi. In una Roma borderline, un po’ randagia, nomade, prendono così forma dei personaggi ai confini (di loro stessi), archetipi, stereotipi (soprattutto maschili) da cinema d’autore, omaggio al genere ‘polar’, in cui i volti, storie, si intrecciano, in cerca di qualcosa, sia vendetta, libertà, cambiamento, trasformazione, e migrano in altre sfumature.

C’è appunto Valeria, una donna misteriosa, rapinatrice incallita, capace di dire tutto e niente, ecco la forza, che può essere chiunque, e nessuna, non classificabile, gioca e traccia le pedine che ha in mano, provando a tessere, nello stesso tempo, una trama variopinta, fitta, non per tutti i palati. Intorno a lei, ruotano, inseguendola, altri partecipanti al duello, l’ispettore (interpretato dal bravo Ivano De Matteo), un collega francese, alle prese col risolvere qualcosa di tragico del suo passato, il ragazzo di borgata, meccanico-complice nel rubare (e truccare) i motorini. La città dunque ha un nuovo “nemico”, che va preso, e messo (chissà) al sicuro. Tutti però vogliono altro, provando a risolvere i propri demoni (e rimorsi) interiori, e nulla in effetti pare quello che è, al punto che alla fine ci si aspetta di vedere il prossimo capitolo. Già per Occhi blu nasce come film, ma poi, gradualmente, riporta ad un universo a tratti seriale, aperto, continuo, dove altri partecipanti avrebbero potuto far parte della partita. Presenze, capaci qui di svanire (e riapparire) nelle luci e ombre di un mondo periferico, impreziosito, però, da incursioni futuristiche e di design, pieni e vuoti, libertà di movimento e interpretazioni unidirezionali, eleganza d’antan, e fotografia da urlo grazie al lavoro di Matteo Cocco, uno dei migliori oggi in circolazione, fresco di premi internazionali per Volevo nascondermi di Giorgio Diritti. Non è un illusione, ma una pagina reale.

«Quando vedo una pellicola, ci racconta la regista, Michela Cescon, mi interessa poco quello che accade, sono invece colpita dagli spazi, dove ogni cosa avviene. Il cinema è una visione, se no, non ha senso di esistere.

Questo è un film invasivo, “prepotente”, con una direzione chiara, tocca delle corde ben precise, parte da

Melville, un autore che amo, ma poi usa i generi per superarli ulteriormente. L’aspetto interessante riguarda il ritratto femminile che ne esce fuori, non solo più madre, amante, vittima, donna violata, volevo molto di più.

Spero che il pubblico capisca, ho fiducia in chi vedrà questo lavoro». 

«Il mio personaggio, dice Valeria Golino, non cerca empatia, non ha niente da dire, è anche di cattivo umore, ma sta dentro le cose, le situazioni, è molto obliqua, viene guardata in tutto il suo erotismo, è chirurgica, matematica, non ruba per arricchirsi, semmai lo fa per rimettersi in sella e fuggire di nuovo».