Addio a Franco Zeffirelli, artista totale che si sentiva poco amato. Il 18 i funerali nel Duomo di Firenze

Attore, scenografo, regista di film, di prosa e di lirica, pittore: se ne va uno degli ultimi grandi del Novecento. Il sodalizio burrascoso con Visconti, i capolavori verdiani, il documentario sull'alluvione di Firenze: la vita straordinaria di un grande fiorentino, ferocemente polemico e anticonformista

Addio a Franco Zeffirelli, artista totale che si sentiva poco amato. Il 18 i funerali nel Duomo di Firenze
Franco Zeffirelli.
TiscaliNews

Si svolgeranno martedì, in Duomo a Firenze i funerali di Franco Zeffirelli, morto sabato a Roma all’età di 96 anni. A officiare il rito funebre sarà l'arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori. E' quanto si apprende a Firenze, città dove Zeffirelli era nato il 12 febbraio del 1923. Il salone dei 500, in Palazzo Vecchio, invece, ospiterà lunedì la camera ardente, dalle 11 alle 23.

Cinema, teatro e mondo della cultura in lutto perché se ne va un grande maestro a livello mondiale. Stamattina a Roma, nella sua casa sull'Appia Antica, è morto Franco Zeffirelli. Il grande regista di film, di prosa e di lirica, ma anche attore, scenografo, sceneggiatore, costumista, pittore, aveva 96 anni. Passionale, polemico, eclettico, geniale, alla soglia dei 90 anni aveva confessato: "Ho progetti che mi terrebbero occupato fino al secolo". Suoi titoli cinematografici che hanno segnato il tempo, da "Gesu' di Nazareth" a "Un tè con Mussolini", ma anche trionfanti opere liriche come le sue sei Aida e l'ultimo Don Giovanni all'Arena di Verona.

Fiorentino doc, amava visceralmente la squadra viola della sua città al punto da confessare una volta che all'Oscar avrebbe preferito uno scudetto. "Mi reputo fortunato", aveva dichiarato l'anno scorso tracciando una sorta di bilancio della sua carriera stellare. "Ho avuto molti momenti importanti nella mia carriera. Ho conosciuto e collaborato con i grandi nel mondo della musica classica, dell'opera, del teatro, del cinema.

L'ultima toccante apparizione tra gli applausi

È dello scorso 6 aprile la sua ultima apparizione pubblica, quando molto provato per la lunga malattia è andato nell'aula del Senato per ricevere il  premio in quanto "eccellenza e genio italiano nel mondo". Ad accoglierlo tra gli applausi di palazzo Madama la presidente Elisabetta Casellati.

 

"Si è spento serenamente" 


Franco Zeffirelli, all'anagrafe Gian Franco Corsi Zeffirelli, è morto nella sua casa di Roma, sull'Appia Antica, assistito dai figli adottivi Pippo e Luciano, da un medico e dal parroco della chiesa di San Tarcisio che ha benedetto la salma. Circa una settimana fa, secondo quanto si apprende dalla famiglia, aveva ricevuto l'estrema unzione. "Si è spento serenamente" riferiscono i familiari, "dopo una lunga malattia, peggiorata negli ultimi mesi". Il maestro Zeffirelli, dopo i funerali di cui resta da stabilire ancora luogo e data, riposerà nel cimitero monumentale delle Porte Sante di Firenze, città dove era nato il 12 febbraio 1923.

La camera ardente

"Lunedì mattina nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio sarà allestita la camera ardente per il Maestro Zeffirelli. Tutto il mondo potrà salutarlo nella sua Firenze". Lo ha annunciato su twitter il sindaco di Firenze Dario Nardella. Secondo la Fondazione Zeffirelli, i familiari del Maestro hanno cambiato idea e deciso di spostare la camera ardente, inizialmente prevista in Campidoglio a Roma, in Palazzo Vecchio.

Il sodalizio con Luchino Visconti

 

Era appena diplomato all'Accademia di Belle Arti quando Luchino Visconti lo volle per allestire le scene teatrali di "Troilo e Cressida" (1949) per poi chiamarlo, come assistente, sul set di "La terra trema". Cominciava così un sodalizio vitale, burrascoso e fecondo che coinvolse gli affetti di Zeffirelli, la sua formazione estetica, la sua carriera. Senza Visconti, probabilmente il giovane orfano (il padre lo aveva riconosciuto solo quando aveva 19 anni, la madre morì quando era bambino) non avrebbe calcato i palcoscenici più famosi, non sarebbe diventato amico e confidente di stelle come Anna Magnani, Maria Callas o Richard Burton, non avrebbe potuto debuttare dietro la cinepresa già nel '57 (con "Camping") dopo un tirocinio che lo aveva affiancato a Francesco Rosi sul set di "Senso" (1954). Eppure quella cavalcata folgorante e fortunata fu anche il segno critico che per molti anni non avrebbe abbandonato l'immagine di Zeffirelli: lo hanno descritto come un esteta, uno scenografo vestito da regista. E invece onestà vuole che si ricordi il suo vibrante documentario sull'alluvione di Firenze (1966) con la voce narrante proprio di Burton e poi una coppia di successi planetari come "La bisbetica domata" (che nel '67 riuni' Richard Burton e Liz Taylor) e "Romeo e Giulietta" (1968).

L'incontro tra Zeffirelli e Federico Fellini in una foto d'archivio.

 Quattro anni dopo l'operazione si ripeteva nel nome di San Francesco con "Fratello sole, sorella luna" (1972). Ormai Zeffirelli era una star, eppure un pregiudizio negativo lo avrebbe accompagnato sempre per il suo gusto anticonformista di smarcarsi dalle correnti del pensiero dominante. Polemico, feroce nei giudizi, scoperto nelle fragilità personali, orgogliosamente fazioso, dalla politica allo sport, Zeffirelli si ritenne a lungo uno straniero in Italia.

Nel '74 si cimentò con la tv filmando la cerimonia dell'Anno Santo e poi, due anni dopo, dirigendo per la Rai, il kolossal "Gesù" con il bellissimo Robert Powell nei panni del Cristo. Ma appena possibile si rifugiava in teatro, dimostrandosi insuperabile custode dell'allestimento classico per l'opera lirica. La sua Aida verdiana fece storia, ripetutamente fu chiamato ad aprire la stagione della Scala di Milano. Era come se questo secondo amore assorbisse tutte le sue energie da quel punto in poi. Non abbandonò mai il cinema, ma sono rari i titoli capaci di fare storia nella sua maturità, da "Il giovane Toscanini" (contestato a Venezia nel 1988) a un modernissimo "Amleto" (1990) con Mel Gibson.

Zeffirelli con Elisabeth Taylor.

L'esperienza come senatore di Forza Italia

Proprio dagli anni '90 la sua firma si fece però più rada, nonostante un elegante "Jane Eyre" (1996) o l'autobiografico 'Un tè con Mussolini' (1999). Nel '94 entrava in Parlamento, eletto senatore a Catania per Forza Italia. Tuttavia anche nella cultura liberale il suo anticonformismo disturbò più d'uno e le sue proposte per la cultura e l'ambiente non ebbero seguito. I riconoscimenti che scandiscono la sua carriera sono relativamente pochi rispetto al grande successo conquistato sulla scena e sullo schermo: c'è da riflettere sul fatto che nessun grande festival, e neppure l'Oscar (nonostante ben 14 nomination per i suoi film) abbia voluto riconoscere il suo indubbio talento. Da qualche anno si era rinchiuso in un distaccato silenzio, circondato dall'affetto di pochi amici e dei figli adottivi nella bella casa romana e nella villa sulla costiera amalfitana.

La sua Fondazione a Firenze l'ultimo capolavoro

E' riuscito a vedere però l'ultimo suo capolavoro, tenacemente voluto: quella Fondazione per le Arti e lo Spettacolo che porta il suo nome ed ha trovato casa nell'ex Tribunale di Piazza Firenze, dietro Palazzo Vecchio, per ospitare i tesori della sua vita artistica.  La sua visione del mondo e di se stesso è affidata alla bella autobiografia del 2008. Giovane bellissimo, poi dandy raffinato ed elegante, infine gentiluomo solitario, Zeffirelli resta l'isolato cantore di una civiltà ormai scomparsa.

Tra i primi a esprimere il proprio dolore c'è il sindaco di Firenze Dario Nardella: "Non avrei mai voluto che arrivasse questo giorno. Uno dei più grandi uomini della cultura mondiale. Ci uniamo al dolore dei suoi cari. Addio caro Maestro, Firenze non ti dimenticherà mai", ha scritto su Twitter. E poi ha raccontato: "Ciao Maestro. È stato un onore averti conosciuto e aver condiviso con te il sogno del tuo Centro internazionale per le Arti dello Spettacolo a San Firenze". E ancora: "Zeffirelli  ha sempre amato visceralmente la sua città, anche se da anni gli impegni lavorativi e la fama internazionale lo avevano portato altrove. E proprio qui, nell'ex tribunale di San Firenze, aveva fortemente voluto il Centro che raccoglie la sua eredità professionale, un centro dedicato all'immane materiale raccolto nei decenni di successi nel cinema, scenografia, teatro, lirica".

Zeffirelli con Luciano Pavarotti alla presentazione della Tosca all'Opera di Roma.

"Zeffirelli voleva che il centro diventasse anche un punto di riferimento per i giovani che vogliono intraprendere la strada dello spettacolo. Per questo, oltre al suo archivio, il centro accoglie un museo, una biblioteca, corsi di regia, sceneggiatura, scenografia, fotografia, costume, recitazione. Questo spazio è il coronamento di un sogno e un bellissimo regalo per la sua, la nostra città". "Di Zeffirelli mi piace ricordare il carattere forte e verace, la passione instancabile per il lavoro e per la sua città, dove tornava appena poteva e dove, per suo volere, sarà sepolto: questo amore, contraccambiato, per Firenze, trovò come suo apice la consegna del Fiorino d'oro da parte del sindaco Matteo Renzi il 31 maggio 2013". "In accordo con la famiglia, alla quale vanno le più commosse condoglianze mie personali e dell'amministrazione - ha concluso il sindaco - troveremo insieme un modo di altissimo significato per ricordare il Maestro, uno più grandi esponenti della cultura mondiale".