Morto Flavio Bucci, il grande Ligabue della tv. La vita bruciata e finita in povertà

Lo hanno trovato alle 9 del mattino privo di vita e riverso sul pavimento della casa di Passoscuro, sul litorale romano. Il grande attore di cinema e teatro aveva 72 anni vissuti con l'acceleratore premuto

Lo hanno trovato alle 9 del mattino privo di vita e riverso sul pavimento della casa di Passoscuro, sul litorale romano. A darne notizia in un post su Facebook è il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino: “Quando un artista se ne va lascia sempre un gran vuoto. Mi dispiace molto della scomparsa dell'attore Flavio Bucci, che da anni risiedeva a Passoscuro. Tutti lo ricordano in alcuni suoi ruoli memorabili in film altrettanto indimenticabili: penso al "Marchese del Grillo", accanto a Sordi, a "Suspiria" del maestro del terrore Dario Argento, a "Il divo" di Paolo Sorrentino”.

Una scena tratta da "Ligabue" (RaiPlay)

Un'esistenza vissuta con l'acceleratore premuto tra alcol e droghe

Ma in realtà Flavio Bucci che aveva 72 anni è soprattutto noto al grande pubblico per la sua toccante interpretazione del Ligabue televisivo che nel 1977 gli diede un successo enorme. Un grande attore di cinema e teatro che si era ridotto a non avere quasi più nulla e a vivere in una casa famiglia: in passato, come lui stesso aveva raccontato, era arrivato a spararsi anche cinque grammi di cocaina a botta, bruciando almeno 7 miliardi. Un’esistenza, la sua, vissuta con l‘acceleratore premuto, tra alcol e donne, ma anche accanto ai grandi maestri del cinema e del teatro conosciuti a Roma quando, ventenne, ci si trasferì da Torino e iniziò a lavorare nel mondo di celluloide: Gian Maria Volonté, Elio Petri con il quale girò “La classe operaia va in Paradiso”, Tognazzi e “La proprietà privata non è più un furto”. Ma anche la produzione di “Ecce bombo” di Nanni Moretti, da lui bollato con un “noiosissimo” e il doppiaggio di John Travolta, Gerard Depardieu, Sylvester Stallone.

Nel film "Flavioh" si era messo a nudo 

Un’esistenza raccontata in “Flavioh”, film documentario di Riccardo Zinna presentato due anni fa alla Festa del Cinema di Roma, e girato in un viaggio on the road a bordo di un camper in giro per l’Italia e l'Europa attraverso luoghi e incontri che segnarono la vita personale e artistica di Flavio Bucci, descritto come “un uomo spigoloso, caparbio, generoso e coerente”.

Coerente anche nei suoi errori, visto che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera nello stesso periodo rivendicava: “L’alcool mi ha distrutto? Ha provato a ubriacarsi? È bellissimo. Lasci perdere i discorsi di morale, che non ho. E poi cos’è che fa bene? lavorare da mattina a sera per arricchire qualcuno? Non sono stato un buon padre, lo so. Ma la vita è una somma di errori, di gioie e di piaceri. Non mi pento di niente. Ho amato, ho riso, ho vissuto. Vi pare poco?”.

Flavio Bucci aveva portato la sua storia anche a teatro in un racconto a quattro mani scritto con Marco Mattolini e intitolato “E pensare che ero partito così bene…”, una sorta di scorribanda senza trionfalismi e senza vergogna, tra i ricordi di teatro e di cinema, ma anche la confessione delle dipendenze e del suo irrefrenabile bisogno di libertà, del suo rapporto con le donne, attraverso il racconto spudorato di mogli, figli e amori. "Sono stato un uomo vizioso e me ne vanto", raccontava. "Ho usato droga, ma non dovevo costruire ponti. Le donne? La più sublime resta Stefania Sandrelli".