Amici e poi rivali: Matt Damon e Ben Affleck tornano a lavorare insieme: "La nostra fortuna"

"The Last Duel" infila due ore e mezza di totale spettacolo visivo: Cavalleria e femminismo, intrighi e crimini, tradimento e vendetta, onore ed epica, Ridley Scott fa un ritratto pieno di forza, in cui a soccombere-ribellarsi, non è solo il mondo femminile, ma anche quello maschile

Il Medioevo, quello della Francia del XIV secolo, sul fine della Guerra dei Cent’anni, rivive in maniera suggestiva, toccando altresì tematiche contemporanee, grazie a The Last Duel (uscirà in sala dal 14 ottobre, distribuito da Disney), la nuova fatica del regista Ridley Scott, che dopo oltre 20 anni riunisce Ben Affleck e Matt Damon, anche nelle vesti di sceneggiatori, insieme a Nicole Holofcener.

Eventi reali, ricostruiti nel libro omonimo di Eric Jager, ispirazione in questo senso, per riannodare la storia di quell’epoca, riguardo ad un episodio in particolare, protagonisti Jean de Carrouges (Matt Damon appunto) e Jacques Le Gris, interpretato da Adam Driver. Amici, poi rivali.

Il primo, cavaliere tra i più impavidi di allora, si trovò a doversi battere contro il secondo, scudiero e donnaiolo,  il favorito della corte di Re Carlo VI, di cui fa parte il Conte Pierre d'Alençon (lo stesso Affleck), accusato di aver brutalmente violentato sua moglie Marguerite (l’attrice Jodie Comer), mentre si trovava in battaglia, e da cui nacque un vero e proprio processo. Una donna, che non questa volta, a differenza del regime del tempo, non vuole starsene in silenzio. A porre la parola finale, però, dopo aver analizzato prove e testimonianze di ognuno, fu proprio il sovrano, affidandosi al cosiddetto duello di Dio, in cui, fino all’ultimo sangue, la verità tra i due sarebbe venuta fuori. Verità trasversale, vista nel film attraverso lo sguardo e la versione di ognuno (in tre atti-capitoli), così da porre l’attenzione, da punti di visti diversi, sulla realtà (o meno) di quello che accadde.

Cavalleria e femminismo, intrighi e crimini, tradimento e vendetta, onore ed epica, potenti e deboli, Scott (prossimo a compiere 84 anni, e già pronto a girare il biopic su Napoleone), scava nel suo stile mettendo insieme un ritratto pieno di forza, in cui a soccombere-ribellarsi, non è solo il mondo femminile, ma anche quello maschile. Combattimenti, aristocrazia, popolo in cerca di miti da idolatrare e portare in trionfo, sessismo, al punto da scomodare rimandi pure ai recenti movimenti #MeToo, The Last Duel infila due ore e mezza di totale spettacolo visivo, saltando indietro nel tempo, ma riuscendo a connettersi pure all’oggi.

«La grande illusione cavalleresca, racconta Ben Affleck, è sempre stata tendere la mano della dama, proteggerla, ma in realtà si trattava di un codice, di un comportamento, che negava alle donne di essere esseri umani alla pari degli uomini. Nel film si sente pronunciare questa frase “Non esistono i diritti, esiste il potere degli uomini.  In effetti ci sono ancora aspetti che rimangono oggi di quel sistema, ma c’è un doppio modo di vedere la cosa. Credo che il film sia in verità anche molto femminista, così io stesso lo sono». «Penso che in questi anni io e Ben siamo maturati", ha detto Matt Damon. "Nella scrittura, quando avevamo 20 anni, eravamo poco efficienti, ci concentravamo bene sui personaggi, ma mancavamo di struttura, buttando via migliaia di pagine. Tornare a lavorare in questo senso è stata una fortuna».