La mondanità della Costa Smeralda, l'arte ma anche i dolori più indicibili: Marta Marzotto, la prima influencer, rivive grazie alla figlia

In un cortometraggio-evento viene ripercorsa la vita di Marta Marzotto, scomparsa il 29 luglio 2016: La figlia Diamante: "È stata una grande mamma, severa ma piena di dolcezza"

“Marta dipinta come Venere, Medusa, come Madonna, Leda, Maria Maddalena, Minerva, come santa, ritratta nuda, vestita”. Ma lei era semplicemente Marta Marzotto, una donna, capace di suggestionare ancora oggi. 

Succede tutto in un cortometraggio, presentato all’ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, La Musa Inquieta, prossimamente visibile in spazi museali e mostre, un titolo in grado di rimandare alle sue mille vite, piene di esperienza, memorie, gioie e dolori, sogni e realtà.

Voluto da Diamante, una delle figlie, e diretto con accurata sensibilità da Massimiliano Finazzer Flory, regista ed ex assessore alla cultura di Milano, tra il 2008 e il 2011, il viaggio è di quelli brevi, ma intensi, fatti di ricerca e archivio, di rimandi e voglia di scoprire il personaggio. Arte e mecenatismo, fantasia, improvvisazione, Marta Marzotto (scomparsa il 29 luglio 2016) rivive così, “raccontandosi” attraverso i quadri, i luoghi del cuore, Venezia, Cortina, l’amata Costa Smeralda, Marrakesh, i kaftani d’ordinanza, la famiglia, l’amore per il marito Umberto, la tragedia dell’altra figlia, Annalisa, morta nel 1989 a causa della fibrosi cistica, dei salotti unici e illustri, in cui, avrebbe voluto avere il suo mito, Madre Teresa di Calcutta, degli incontri illuminanti, Renato Guttuso, Quasimodo, le cene con Polanski e Vittorio Gassman. Momenti di euforia, non di felicità “non ne ho avuto il tempo”, dice, che non le hanno però impedito di proiettarsi sempre nel futuro. Un futuro pieno di curiosità e ironia, di solarità, la stessa che traspare dal lavoro di Finazzer Flory, che rivela empatia, scalda attraverso frammenti di fotografie e filmati, ricostruendo quell’approccio indomito, allo stesso tempo misterioso e curioso.

“Marta è viva, è un colore, si sente, è nel vento del Maestrale, è una forma che indossiamo, per essere leggeri e liberi, è una borsetta che non si deve appoggiare sul letto, esotica, nomade, è un quadro che gioca con gli sguardi”.

«Sicuramente vogliamo andare avanti, dice Diamante Marzotto, ci sarà un Premio Marzotto per dar seguito al suo mecenatismo di quando era in vita, ci stiamo lavorando. Che madre è stata? Difficile, meravigliosa, molto severa da un lato, però assolutamente dolcissima, una grande madre.

«Abbiamo bisogno di riflettere e rappresentare la condizione femminile, partendo da una musa, che ispira e protegge, prosegue Massimiliano Finazzer Flory. Nel caso di Marta Marzotto era anche inquieta, perché metteva l’accento sul movimento, sulla vita, sull’energia, forse è stata la prima influencer, ma non di prodotti, semmai di atteggiamenti, di consumi culturali, estetici, alla ricerca di bellezza».