Lady Gaga "Qui in Italia sono sul punto di piangere". L'appello alle donne: "Cosa dovete fare"

L'incontro a Milano, a Palazzo Parigi, è a porte chiuse, ma la popstar si apre come non mai, generosa, commossa, quando parla del padre e del nonno, della madre e della nonna. E alle donne dice: “Se ritenete di non contare niente, tenete duro, e restate integre”

di Andrea Giordano

Una storia intrisa di potere, soldi, scandali, vendette, ma anche amore, molto, per raccontare la saga dei Gucci, e di quel rapporto tra uno dei suoi rampolli più importanti, Maurizio, e dell’ex moglie, poi mandante del suo assassino, Patrizia Reggiani. L’occasione è House of Gucci, diretto da Ridley Scott (uscirà in Italia dal 16 dicembre distribuito da Eagle Pictures) che sarà il titolo del finale di stagione, grazie ad un cast stellare, da Al Pacino a Jared Leto, da Jeremy Irons a Adam Driver, riportando su grande schermo sopratutto Lady Gaga, protagonista assoluta, e di una interpretazione che potrebbe ulteriormente portarla ai prossimi Oscar.

La incontriamo a Milano, a Palazzo Parigi, per un incontro a porte chiuse, dove di fatto però si concede e si apre come non mai, generosa, commossa, quando parla del padre e del nonno, della madre e della nonna, grandi punti di riferimento, e di come l’Italia, anche durante la pandemia, abbia reagito con coraggio. "Un’Italia", lo sottolinea, "ormai diventata la sua seconda casa".

Com’è tornare nel nostro paese?"
"Ogni volta che succede sono sul punto di mettermi a piangere dall’emozione. È una sensazione densa di emozioni, meravigliosa, poter avvicinarmi sempre alla vostra cultura, e fare nuove esperienze. Visto che la mia famiglia ha proprio origini italiane (il padre è nato in Sicilia, ndr) non potrei essere più grata di questa opportunità".

 Che lavoro è stato quello su House of Gucci?
"Spirituale, complesso. Interpreto di fatto un’assassina, che ha fatto qualcosa di profondamente sbagliato, che ha commesso un’immagine tragedia, ma in questo senso volevo avvicinarmi a questo personaggio cercando di essere il più onesta possibile, dando l’accento giusto, con riverenza e fornendo in primis un aspetto di umanità.

Ho lavorato approcciandomi a lei come fossi una vera giornalista, indagando, facendomi domande su chi erano i Gucci, perché avevano litigato, chi era questa donna e come potevo cogliere gli elementi necessari per portarla in scena. Non conoscevo tutto, chi era stato Guccio Gucci, le loro radici toscane, quanto lavoro c’era stato dietro per costruire il loro impero: mi ha ricordato la storia delle mia famiglia per certi versi, visto che mio padre era calzolaio e ha fatto enormi sacrifici. Ma qui, nella vicenda di Patrizia Reggiani e Maurizio Gucci, non c’è stato solo business, il disastro è avvenuto perché è mancata l’attenzione nella vita reale".

Questo è anche un viaggio nella moda: quanto le piace?
"Ne sono una grande appassionata, in particolare se penso a quella italiana, che continua a essere una fonte inesauribile di ispirazione nelle tante cose che faccio. Ma penso anche al cinema, alle grandi  icone, Sophia Loren, Gina Lollobrigida, che mi hanno guidato nel cercare di trovare qui una mia forma di equilibrio, è per questo che ho rivisto molti dei loro lavori. Nella pellicola, ad esempio, copriamo trent’anni di vita, non volevo però emulare nessuno o fare delle imitazioni, neanche essere il più bella possibile. La Reggiani implode ad un certo punto quando si sente scartata, emarginata, per questo bisognava anche essere semplicemente sinceri nel rappresentarla".

Cosa ne pensa, fuori dal ruolo, di quello che è avvenuto?
"Lei sognava in grande, sognava una vita migliore. Molti credono che la sua famiglia avesse delle attività poco lecite, ma qui credo che il messaggio sia un altro ed è rivolto alle donne, “se ritenete di non contare niente, tenete duro, e sopravvivete, restate integre”. Si è macchiata di una cosa terribile, nulla può cambiarlo, ma a mio modo ho cercato di trovare anche un  po’ di compassione e di volerle bene. Credo sia rimasta prigioniera in un sistema guidato e controllato da uomini, crescendo, fin da bambina, sperimentando una sorta di violazione nel vedersi imposto un certo tipo di immagine, e di come come arrivare al successo".

 

Pensa che la gente cambierà idea sul personaggio vedendola recitare?

"Non lo so. In palio non c’erano soldi, avidità, il desiderio di farsi strada, ma molto altro. Provo risentimento per l’immagine stereotipata di questa donna, di nuovo, ma per alcune è solo una questione di sopravvivere. Da giovane ti dicono, ti insegnano talvolta quando conta essere belle, che qualcuno prima o poi ti chiederà la mano, io stessa in parte sono cresciuta sentendomi dire queste cose".

E già si parla di Oscar. In realtà cosa ci dobbiamo aspettare ora da Lady Gaga?
"Vorrei continuare a fare cinema e musica, abbracciando progetti importanti, e non rimanere in superficie, come in questo film, che in fondo è un viaggio straordinario, una lettera d’amore verso il vostro paese. Ho un sogno, quello di recitare in una produzione tutta italiana".