La morte improvvisa dei genitori e il cinema: Sorrentino si mette a nudo e si commuove

Commuove e si commuove il regista premio Oscar. Il suo film più autobiografico, allegro e dolente allo stesso tempo, “È stata la mano di Dio”, presentato in concorso a Venezia, gli vale proiezioni stracolme, critiche entusiaste e ben nove minuti di applausi, alla fine dei quali anche il regista premio Oscar si lascia andare all’emozione

Commuove e si commuove Paolo Sorrentino. Il suo film più autobiografico, allegro e dolente allo stesso tempo, “È stata la mano di Dio”, presentato in concorso a Venezia, gli vale proiezioni stracolme, critiche entusiaste e ben nove minuti di applausi, alla fine dei quali anche il regista premio Oscar si è lasciato andare all’emozione. Un successo per un film dove l’autore de “La Grande Bellezza” si è messo a nudo, raccontando di sé, della propria adolescenza, della famiglia, di una Napoli non convenzionale e surreale nello sfondo e del lutto che ha cambiato per sempre la sua vita. La morte cioè di entrambi i genitori uccisi dal monossido di carbonio per una fuga di gas nella casa della villeggiatura, mentre lui, il diciasettenne Sorrentino che nel film si chiama Fabietto ed è interpretato da Filippo Scotti, si ritrova salvo perché va in Toscana ad assistere alla partita del Napoli per vedere in azione il pibe de “oro”.. Già proprio Diego Armando Maradona il cui arrivo mette in subbuglio Napoli e che al titolo del film presta una delle sue frasi più famose, quella di “È stata la mano di Dio” offerta come spiegazione del gol di mano messo a segno con la sua Argentina contro i “nemici” dell’Inghilterra. Una frase che Sorrentino fa sua ed applica alla sua vicenda personale, attribuendo quasi un potere semidivino alla leggenda del calcio. "E' una bellissima, emblematica metafora. E' un titolo che si riferisce al caso o al divino, io credo nel potere semi divino di Maradona".

Un film dichiaratamente intimo, personale, nel quale il regista fa i conti con il proprio passato, in una sorta di “Amarcord”. "Mi sono deciso ora a fare questo film, ha spiegato Sorrentino, “forse perché ho l'età giusta, quella in cui si fanno i bilanci. Ho fatto 50 anni, e tutto quell'amore vissuto e tutto quel dolore potevano essere declinati in un racconto cinematografico, mi sono sentito insomma abbastanza grande o maturo per affrontarlo. Da anni tenevo con il passato un monologo interiore, bloccavo i ricordi, il film, certo, è un tentativo di liberarsi, se sarà riuscito lo scoprirò con il tempo".

 

Insomma, un tentativo nemmeno tanto velato di esorcizzare il proprio passato e quell’indicibile dolore, di ricordare per poter dimenticare, ma anche un romanzo di formazione dove il cinema e l’arte del racconto appaiono come una fuga, una liberazione dalla realtà. Rifugiandosi nel fare film, il giovane Sorrentino-Fabietto inizia a lavorare come aiuto regista. Esordisce nella sceneggiatura scrivendo “Polvere Di Napoli” a quattro mani con lo sceneggiatore-regista Antonio Capuano, anch'egli personaggio chiave del film. Nel cast, l’immancabile compagno e amico di una vita, Toni Servillo, che proprio qui a Venezia 20 anni fa lo accompagnò per il suo primo film da regista “L’uomo in più” e che stavolta interpreta il padre. Nel cast anche Luisa Ranieri, nei panni di una zia un po’ esibizionista, personaggio di fantasia protagonista di una scena di nudo.

Il film uscirà in cinema selezionati in Italia il 24 novembre e su Netflix il 15 dicembre 2021 non punta sull’estetica di Sorrentino alla quale siamo abituati, ma scommette tutto sulle emozioni e i sentimenti. “Mi piace pensare che sia un nuovo inizio”.