"Ju tarramutu": l'Abruzzo tra passione, rabbia e amore

'Ju tarramutu': l'Abruzzo tra passione, rabbia e amore
TiscaliNews

6 aprile 2009, la terra trema in Abruzzo e sfigura il volto della città dell'Aquila e delle realtà circostanti. Poi "alla violenza naturale del terremoto si sono sovrapposte la voracità degli interessi, la velocità delle urbanizzazioni, l'impatto violento del Progetto C.A.S.E. che ha sconvolto senza pianificazione un territorio bellissimo" denuncia il regista Paolo Pisanelli che a quella tragedia ha dedicato un film-documentario dal titolo di Ju tarramutu. Un'espressione dialettale aquilana che serve a introdurre quello che il regista e fotografo definisce uno "scoppio di passione, di rabbia e d'amore". La pellicola arriva nelle sale il giorno dell'anniversario della tragedia: 6 aprile 2011.

Nessuno può riportare fedelmente il silenzio - Paolo Pisanelli ha usato soprattutto la drammaticità delle immagini per rendere al meglio i sentimenti e gli umori di un comprensorio ferito e di una popolazione che ora si sente abbandonata. "C'é una cosa - ha spiegato il regista - che nessuna tv, nessuna radio può riportare fedelmente: il silenzio. Nei primi giorni dopo il sisma il silenzio era ovunque. Non solo tra le macerie. Le persone andavano in giro come fantasmi. In mezzo alla gente c'era il silenzio, dentro la loro testa c'era il silenzio".

L'Aquila, la città "più "mediatizzata" - Realizzato in un arco temporale di quindici mesi, il film racconta, ed analizza in modo critico, la città "più "mediatizzata" e mistificata d'Italià, passata dalla rassegnazione alla rivolta attraverso mille trasformazioni, intrecciando storie di persone, luoghi, cantieri, voci e fino alle risate di sciacalli' imprenditori, intercettate dai Carabinieri e che hanno scatenato la protesta delle carriole, quando ormai il terremoto già non faceva più notizia.