Il silenzio di Monica Vitti, cristallizzato nei ricordi che svaniscono

Il silenzio di Monica Vitti, cristallizzato nei ricordi che svaniscono
di Cristiano Sanna

"Oggi, a quest'ora, perché sono così stanca da non farcela ad andare avanti?". La frase, riportata dalla sua biografa ufficiale Laura Delli Colli, è di Monica Vitti. Di recente l'attrice ha compiuto 80 anni e si è tornati a parlare della sua assenza, della lontananza dalle scene, di un silenzio che diventa assordante. Perché nel silenzio si sono consumati gli ultimi dodici anni di vita di un'attrice che definire straordinaria non è, per una volta, voler ricorrere al più abusato degli aggettivi in uso nel mondo dello spettacolo. Nel silenzio procede il lavoro di una "gigantesca gomma che cancella la memoria". Da tempo la Vitti lotta contro una malattia degenerativa, simile all'Alzheimer per quanto è dato di sapere. Potrebbe proprio essere l'Alzheimer, o il Parkinson, o una delle diverse forme di demenza senile a segnare una diva-antidiva dal fascino unico.

Fatta per spiazzare - Nel pudore, nell'insicurezza e nel perfezionismo si è snodata la carriera di Maria Luisa Ceciarelli (questo il vero nome dell'attrice romana), rimasta precocemente orfana di una madre che non approvò la sua decisione di fare l'attrice. Mai nuda, né al cinema né su qualche rivista patinata, sempre lieve e sempre profonda, quasi impenetrabile. Un misto di commedia dell'arte, popolare e ridanciana, e di sofisticatezza nevrotica e sofferta che sono poi i due poli attorno ai quali è gravitata una carriera dai picchi altissimi e dal finale non all'altezza di tanta gloria. Bellezza levigata e irregolare, con un sole che accendeva i capelli biondi, amplificando contemporaneamente i chiaroscuri dell'anima. La voce roca, insolita, che fece non poca fatica a convincere gli insegnanti di recitazione e dizione, e poi divenne la firma apposta su interpretazioni indimenticabili. Fatta per spiazzare, Monica Vitti.

La versatilità e il pudore - Monica è stata La ragazza con la pistola e l'icona dell'incomunicabilità borghese nella celebrata quadrilogia formata da La notte, L'avventura, L'eclisse e Il deserto rosso. Diede corpo e carne (esangui) allo sguardo affilato di Michelangelo Antonioni, all'epoca suo compagno. Per poi reinventarsi attrice brillante, con doti comiche al di sopra della media. Amore mio aiutami (con Sordi), L'anatra all'arancia (con Tognazzi), Dramma della gelosia (con Giannini e Mastroianni) sono l'altra faccia di una diva talmente versatile da poter lavorare con Vadim e Brass, con Monicelli e Bunuel, talmente antidiva da sparire quando il grande schermo non ne richiamava l'estro, sempre pudica a raccontare se stessa. Fino alla biografia Sette sottane e a questa nuova, che racconterà anche gli anni del silenzio, del dolore cristallizzato in ricordi che lentamente svaniscono dalla mente.