Panatta e i moschettieri del tennis: "Le risse storiche, le donne, la goliardia. E la Coppa Davis alzata al cielo"

I quattro moschettieri del tennis, Adriano Panatta, Paolo Bertolucci, Corrado Barazzutti e Tonino Zugarelli, si raccontano

Il cinema coglie ancora una volta dallo sport, e dal tennis in particolare, quanto mai in fermento oggi grazie alla stagione prodigiosa dei Berrettini, Sinner, Sonego, Musetti, Fognini, la sua epica più bella. Non parliamo solo del bel gesto, dei tuffi memorabili a rete, dei simboli e messaggi, ma  di un’impresa epocale che fece la differenza in anni complicatissimi, a costo di avere tutti contro, soprattutto in Italia. Eroi d’altri tempi, ma indimenticabili, come Adriano Panatta, Paolo Bertolucci, Corrado Barazzutti e Tonino Zugarelli, capitanati da ‘re’ Nicola Pietrangeli, che nel 1976 fecero qualcosa di straordinario vincendo la Coppa Davis a Santiago del Cile (tutt’ora rimangono gli unici) contro i padroni di casa, contro un Paese, lo stesso di Pinochet, degli omicidi di massa, dove nessuno voleva andare, quanto il nostro, che ancor prima di giocarsela ad armi pari, li aveva minacciati, contestati, accusati di essere fascisti, trattati come ladri, accogliendoli, poi, in quei drammatici frangenti, addirittura da reietti. Polvere e gloria insomma.

Storia, storie. Il nastro si riavvolge, e fa brillare i tanti momenti della docuserie, Una squadra, diretta da Domenico Procacci, fondatore-produttore di Fandango, un progetto work in progress, scritto insieme a Sandro Veronesi e Lucio Biancatelli, in onda su Sky (sei puntate da 45 minuti) nel maggio 2022, di cui si è visto qualche spezzone in anteprima all’ultimo Torino Film Festival. Uno spaccato divertente, inedito, sociale, di raccordo, tra il 1976 appunto, l’anno magico, e i successivi tre, che a tratti sembra strizzare l’occhio alla commedia italiana di Monicelli, stile Amici miei, un po’ C’eravamo tanto amati di Scola, nel quale ognuno, però, intrattiene da attore vissuto, raccontando attimi, ricordi esilaranti, aneddoti, curiosità, risse storiche sugli spalti, come quando Panatta, provocato in Spagna, si mise a menare le mani, e per sbaglio prese l’unico connazionale, dei “vaffa” di Zugarelli rivolti in quell’occasione al console italiano, incautamente entrato negli spogliatoi. Aneddoti, riflessioni, verità, antipatie, goliardia in primis, il tutto diviso quasi in episodi esistenziali, per fare i conti sì, senza prendersi troppo sul serio, forse…, anche riguardo le fratture che contraddistinsero il gruppo e lo stesso Pietrangeli, boicottato un anno dopo il trionfo. Quasi una tragedia shakesperiana.

Stili e spiriti diversi. Inevitabile. Panatta-Bertolucci da una parte, più festaioli e nottambuli, vissero insieme quasi in stile Sandra e Raimondo, uno (Panatta) mago ai fornelli, come l’amico Ugo Tognazzi, sicuro di sé, il secondo a rassettare, si divisero conquiste femminili e partite. O“rubandosi” pure le scarpe, come quando Bertolucci le prese per sbaglio all’altro, facendolo andare alla finale (vinta sempre nel ‘76) del Roland Garros quasi a piedi scalzi, calzature, le mitiche Superga, fatte imbarcare all’ultimo momento tramite un volto Alitalia proveniente da Roma. Follie geniali.

E dall’altro, Barazzutti-Zugarelli, più moderati e ligi, rimanevano nell’ombra, distanti, al punto che i quattro neanche si parlavano, evitandosi pure negli allenamenti. Anche se in campo, poi, tutto passava, come dice Pietrangeli, il reale artefice di quella trasferta in Cile, capace oltremodo di mediare, “battagliare”, pure con Giulio Andreotti, portando la squadra contro tutto e tutti, a lottare in finale, alzando l’insalatiera d’argento, quella che da giocatore non era mai riuscito a conquistare. Lui che in carriera rimane l’atleta maschile più vincente a livello tennistico, 200 coppe, 44 tornei, 2 Slam, a Parigi, e la sensazione, lo dice, di aver imparato grazie alla racchetta anche “come stare al mondo”.

Già perché il tennis, oltre che metafora di vita (Open, autobiografia-bestseller di André Agassi, lo insegna) è soprattutto esperienza, consapevolezza, sacrificio, strategia, ideali, valori, voglia di abbattere le barriere, anche culturali. Il tennis, dunque, come romanzo di formazione: i quattro moschettieri del Re lo sapevano, ed è così che cambiarono il mondo.