Giampaolo Morelli, la cannabis, la dislessia e i pregiudizi: "Finalmente ho fatto ciò che sognavo"

"falla girare", da un mese su Amazon Prime, è un action comedy da non perdere perché svela ciò che siamo diventati senza giudizi o pregiudizi. "Ho fatto il film che sognavo ma ci ho messo tempo perché nella vita sono un diesel. Credo sia dovuto anche alla dislessia che mi ha dato notevoli difficoltà"

Per tanti è quell’amabile cialtrone dell’ispettore Coliandro, ma anche l’attore feticcio dei Manetti Bros e di tante commedie di culto da “Smetto quando voglio” a “C’era una volta il crimine”. Ma Giampaolo Morelli, bellezza statuaria, simpatia napoletana e una sensibilità non comune, è soprattutto un grande narratore di storie che da qualche tempo ha deciso di fare da sé e di diventare anche regista. L’esordio, premiato dalla critica, è stato con “7 ore per farti innamorare”, la conferma invece è “Falla girare”, che da un mese è disponibile in esclusiva su Amazon Prime.

Un film sui generis perché mischia sapientemente l’action alla commedia e permette di ridere di ciò che siamo diventati senza giudizi o pregiudizi. L’oggetto da far girare cui si riferisce il titolo è la cannabis che nel futuro distopico in cui è ambientata la storia è sparita perché le piante di marijuana si sono inspiegabilmente estinte. E così l’influencer in caduta libera Natan, ovvero Giampaolo Morelli in versione bionda, con una banda scalcagnatissima di eroi “perdenti”, composta da uno spacciatore, una poliziotta infiltrata, dal fratello e da un giornalista impegnato, decide di restituire al mondo il “prezioso” vegetale scomparso. La missione, nata a Napoli e conclusa a Roma, però si trasforma in un rocambolesco ed esilarante viaggio tra camorra, mafia cinese e la complessità del mondo nel quale siamo immersi.

Le foto

“Ho voluto fare un action comedy che fondesse le mie due culture: quella della commedia italiana/napoletana e quella del cinema americano anni 80 e 90. Ho avuto la possibilità di fare un film come lo sognavo”. E poi confessa: “Quella di raccontare storie era una cosa che avevo dentro da un bel po’ di tempo ma io nell’esistenza sono un diesel. Credo sia dovuto a delle difficoltà che ho perché sono dislessico. Questa cosa mi ha dato dei problemi notevoli a scuola: mi ha reso per tanti anni molto timido e con un senso di inferiorità e di disagio. Ti mina dentro tantissimo. Quando avevo 12 anni ho usato l’arma della magia per superare la mia dislessia. Era un modo per superare la timidezza e arrivare alle ragazze”, racconta sorridendo. “Poi invece ho visto che non serviva a granché perché dopo aver fatto il trucco del fazzoletto rimanevo come uno scemo. Soltanto all’ultimo anno del liceo e poi all’università ho iniziato ad acquisire sicurezza in me stesso.  Così mi succede che per raggiungere i miei obiettivi devo fare dei percorsi un po’ meno consoni e diversi rispetto agli altri. Ma tornando alla passione del raccontare storie, in realtà già da quando ero ragazzo, mentre camminavo per il centro storico di Napoli, mi immaginavo sempre scene di film”.

“Falla girare”, nel cui cast ci sono Laura Adriani, Fabio Balsamo, Ciro Priello, Giovanni Esposito, Michele Placido e Leopoldo Mastelloni, ha anche il merito di rappresentare dei poveri diavoli senza giudicarli, anzi quasi abbracciandoli: lo sguardo che Morelli poggia su ognuno di loro è accogliente e intriso di umanità. “Tutti i personaggi sono portatori di un loro calore e di una grande solitudine che secondo me è il male di questo tempo. Il film non è contro i social o gli influencer, però inevitabilmente tutta questa tecnologia e i soail ci bombardano di immagini di successo e di una apparente felicità che in realtà nessuno poi ce l’ha. C’è bisogno di un contatto perché credo che solo l’unione tra le persone possa dare nuova linfa vitale. Nathan ad esempio sembra uno vuoto ma in realtà nutre dei sentimenti profondi nei confronti del fratello che ha problemi di testa: se ne prende cura come nessun altro”. Morelli in questa videointervista concessa a Tiscali Spettacoli racconta anche i suoi di pregiudizi: “ne ho anch’io, certo. E sono quelli di tutti. Quello che mi piace è poterli mettere in un film. In fondo essere scorretti vuol dire dare voce ai propri pregiudizi. Che so, prendersela con i cinesi e quando nel film gli do una testata dire “questa è perché ci avete portato il ca..o di Covid”. I pregiudizi nascono sempre da una base di verità. Ma bisognerebbe avere la capacità di vedere caso per caso e fare uno sforzo in più. Invece il pregiudizio ci impigrisce e ci fa fare di tutta l’erba un fascio. Ma siamo tutti vittime e carnefici. Anch’io ne sono stato vittima, come tutti. Un pregiudizio, ad esempio, è che un attore non possa fare il regista. Opure che all’inizio della mia carriera non dovessi parlare napoletano. Ci ho messo tempo a parlare come sono realmente perché sembrava che gli attori non dovessero avere origini. I pregiudizi li subiamo continuamente”.