Franchising che vince, non si cambia Da Indiana Jones a Star Wars: il cinema (ri)punta sulle saghe

Il primo a inaugurare la tendenza fu un “certo” George Lucas, visionario nella sua sete di esplorazione, creando quello che, nel 1977, sarebbe stato l’inizio di un filone e tendenza, Guerre Stellari. Un gioiello assoluto, ricollocato-rinominato nel tempo a Episodio IV - Una nuova speranza, corpo principale dell’originale trilogia (insieme a L’Impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi) che da quel momento non ha smesso di rinnovarsi ciclicamente. Un fenomeno planetario a livello di ispirazioni, idee, contaminazioni e tanto merchandising, gadget, T-shirt, giocattoli.

Un viaggio stellare a 360° che parte dal grande schermo e arriva piattaforme, toccando sequel, spin off di approfondimento come Solo, passando da Rogue One: A Star Wars Story, il inserito nella cosiddetta “Star Wars Anthology”, a serie d’ambientazione e trasversali come The Mandalorian, o su Maestri Jedi, tipo l’ultimo Obi-Wan Kenobi, da poco su piattaforma Disney+, col ritorno di Ewan McGregor e Hayden Christensen.

E non è finita qui. In cantiere (attesissimi) altri due film, l’inizio (forse) di un nuovo inizio.

Parliamo di Star Wars: Rogue Squadron (uscita prevista nel 2023), incentrato sullo squadrone di caccia stellari dell'Alleanza Ribelle, diretto da Patti Jenkins, la stessa regista dietro ai successi di Wonder Woman e Wonder Woman 1984, che così entrerà nella storia diventando la prima donna a dirigere. E speriamo francamente ne arrivino altre.

Senza dimenticare, poi, ma qui bisognerà aspettare il 2025 (più o meno) per un altro capitolo (ancora senza nome) con dietro la macchina da presa Taika Waititi, Oscar per la sceneggiatura non originale di JoJo Rabbit e fresco del successo del nuovo Thor: Love and Thunder. Saga infinita, come l’universo stesso, anche Star Wars non vuole trovare confini.

Radici intergalattiche da un lato, ecosistemi pieni d’effetti speciali dall’altro.

Il pianeta di Pandora, quasi un concept, scoperto nel 2009 grazie ad Avatar diretto-prodotto da James Cameron (torna in sala eccezionalmente il 22 settembre), tre Oscar e tra le pellicole che più hanno incassato al botteghino (2 miliardi e oltre 700 milioni di dollari). Numeri incredibili. Numeri di un kolossal straordinario diviso a metà tra tecnologia avanzatissima, messaggi ambientalisti, personaggi, creature, elementi, un sottosuolo di nomi, storie, e che adesso prende “La via dell’Acqua”. Questo è il sottotitolo di Avatar 2, finalmente pronto e all’orizzonte, seppur dovremmo aspettare il 14 dicembre. Un regalo di Natale, ambientato più di dieci anni dopo gli eventi del primo film, che racconterà la storia della famiglia Sully (Jake Sully, Neytiri e i loro figli), del pericolo che li segue, di dove sono disposti ad arrivare per tenersi al sicuro a vicenda, delle battaglie che combattono per rimanere in vita e delle tragedie che affrontano.

Cast confermato: da Zoe Saldana, Sam Worthington, Sigourney Weaver, e una new entry prestigiosa, Kate Winslet, che torna a lavorare col regista a 25 anni da Titanic. Ma il secondo viaggio da vivere d’un fiato sarà il trampolino di ulteriori tre film: da Avatar 3 al numero 5, rispettivamente in uscita tra il 2024 e il 2028, girati e montati in un work in progress ambizioso, e di enorme investimento. Da non perdere.

Su tutti c’è, però, l’attualità action-fanta paleolitico di Jurassic Park, il filone narrativo ideato nel 1990 Michael Crichton e portato al cinema dal genio di Steven Spielberg quasi 30 anni fa, col seguito de Il mondo perduto – Jurassic Park. Parchi a tema, e un passato-futuro archeologico intento a invadere la modernità, nel quale ora i dinosauri cacciano insieme agli uomini. Un franchising, elevatosi di fatto a classico nel vero senso della parola, sfornando un totale di sei lavori. A partire dall’ultimo, appunto, uscito il 2 giugno, Jurassic World – Il dominio, incentrato quattro anni dopo la distruzione di Isla Nublar. nel quale ritroviamo, oltre ai consolidati Chris Pratt e Bryce Dallas Howard, gli interpreti originali, da Jeff Goldblum (Ian Malcolm), Laura Dern (nei panni di Ellie Sattler) a Sam Neil (Alan Grant).

E infine ecco arrivare Harrison Ford, prossimo a compiere 80 anni il 13 luglio, chiamato a indossare nuovamente il cappello di Indiana Jones e imbracciando la frusta d’ordinanza, nel quinto (chissà se definitivo) capitolo legato al grande archeologo, sdoganato sempre da Steven Spielberg nel lontano primo film, I predatori dell’arca perduta, anno 1981. Il regista, in questo caso, sarà James Mangold, con un cast dai volti diversi, e che includerà Phoebe Waller-Bridge (la protagonista di Fleabag), Mads Mikkelsen, Antonio Banderas. Tanto per citarne alcuni. L’uscita? Nel 2023 (che anno sarà!), con una sicurezza intoccabile, la colonna sonora firmata dal leggendario John Williams.

Dunque, franchising che vince non si cambia, ma anzi si rinnova, provando ad abbracciare altre generazioni, intercettando l’evoluzione di un linguaggio, il cinema, e oltremodo le serie (attenti all’imminente House of The Dragon, prequel de Il Trono di Spade, dal 22 agosto su Sky), sempre più bisognoso di riconnettersi alla continuità, riannodando la storia, e per non passare soprattutto mai di moda.