"Volevo solo sapere come stai", Flavio Soriga, il debutto come attore e quella paura inconfessabile

Il film di Gianluca Vassallo è scritto e girato nel corso del lockdown in Sardegna dall’unica troupe possibile, e cioè dagli autori stessi. Lo scrittore di "Sardinia Blues": "Chiamare sconosciuti al telefono e chiedere come stanno: mi sembrava assurdo e invece è venuta fuori una storia che ti smuove da dentro"

La quarantena vissuta come una performance artistica, gli spazi deserti che diventano luoghi dell’anima da riempire con tutto ciò che normalmente non si esprime o si dà per scontato, a cominciare dalla domanda solo apparentemente più semplice di tutte, quel “Come stai?”, tanto spesso buttato lì tanto per dire, tanto spesso eluso perfino nella risposta. “Volevo solo sapere come stai” è un film concepito e girato durante il lockdown a San Teodoro, in Sardegna, “uno di quei posti che i non sardi si convincono che compare sulla Terra a metà giugno e che scompare a metà ottobre. E invece esiste anche d’inverno ed è comunque deserto, senza aspettare nessuna pandemia. E proprio nella solitudine di quelle villette di granito affacciate sul mare i non sardi credono che noi sardi viviamo senza sapere che la maggior parte di noi abita un condominio a Pirri, né più né meno”. L’ironia in Flavio Soriga è d’ordinanza insieme con quello sguardo curioso e irrequieto che condivide con l’amico e compagno di avventura, Gianluca Vassallo, che del film è regista e produttore con il suo White Box Studio. Per lui invece Soriga, scrittore e autore tv di programmi come “Per un pugno di libri”, ha accettato di debuttare come attore e si è divertito a dare corso reale alla trama: “In pratica interpreto un ex cantante fallito, un relitto che deve scrivere un romanzo di fantascienza su di un uomo rapito dai banditi e portato in un pianeta deserto con il suo gatto. Che ci fa lì il gatto se non a ricordargli l’unico motivo per tirare avanti, quello che ti sostiene anche nei momenti più duri? Tra l'altro, la storia di fantascienza l’ho scritta davvero e durante il film la leggo pure”.

Da sinistra, lo scrittore Flavio Soriga e il regista Gianluca Vassallo.

Come sto? Le risposte diffidenti, tenere e a sorpresa

Per ora “Volevo solo sapere come stai” vive sospeso, proprio come quella sospensione spazio-temporale che racconta e nella quale per due mesi ci siamo ritrovati immersi più o meno tutti. “Siamo in attesa di risposte perché abbiamo mandato il film a dodici Festival, tra cui quello di Venezia, il New York Doc Festival e il Sundance di Robert Redford”, racconta Gianluca Vassallo, artista visivo che con Soriga condivide anche progetti di art-design. Ed è proprio Vassallo a dare corso al titolo del film mentre nel trailer lo vediamo intento a sfogliare l’elenco telefonico e a scegliere a caso nomi e numeri da chiamare per porre quella domanda e soprattutto per raccogliere le reazioni, diffidenti, infastidite, tenere o sorprendenti di chi si sente domandare come sta da uno sconosciuto al telefono. “Ciascuno mi ha risposto in maniera diversa. E il film è la somma di quei sentimenti che finiscono per tracciare il confine tra noi e gli altri, tra me e il mondo”, spiega Vassallo. E Soriga confida: “Quando Gianluca mi ha raccontato il progetto, ho pensato che fosse un’idea assurda ma devo ammettere che alla fine funziona e ha una sua forza intrinseca. Per tanti di noi il lockdown è stato solo una noia, per alcuni un grande dolore. Ma rivedendo quelle immagini ti commuovi e senti smuoverti qualcosa dentro”.

La locandina del film "Volevo solo sapere come stai" di Gianluca Vassallo

Consapevolezze, conquiste e timori messi a nudo

Un “dentro” che nel caso di Soriga si è nutrito di nuove consapevolezze e di qualche conquista. “Ho imparato a fare il pane seguendo la ricetta di mia zia Patrizia di Uta  e con la mia bambina ho messo su l’orto, raccogliendo una sorta di testimone da parte di mia mamma, maestra mondiale nella coltivazione di qualsiasi cosa. E ovviamente ho cominciato a sentire amici e persone care, gente che vive a New York o in Spagna ma anche in altri paesi della Sardegna. Che poi non è che ci fosse molto da dirsi ma era bello sentirsi uniti in quella strana situazione”. Sulle consapevolezze acquisite, Soriga la fa breve: “Ci eravamo abituati che si può vivere a Cagliari, lavorando a Milano e avendo la fidanzata a Roma. E invece non è proprio così. Le barriere della natura esistono. Così come i punti fermi che nel mio caso ovviamente hanno le sembianze di una bambina di 7 anni”. Ma in quei due mesi ci si è anche scoperti più vulnerabili. E lo scrittore malato di talassemia come lui stesso ha raccontato in due suoi romanzi, “Sardinia Blues” e “Nelle mie vene”, confessa: “Avevo paura. Temevo che le persone non potessero andare a donare il sangue, che si facessero scoraggiare dal timore di andare in un ospedale e che non potessi fare le trasfusioni che mi permettono di vivere. E invece nonostante la paura del contagio, nonostante le mille limitazioni, la gente è andata a donare il sangue. Perché poi siamo migliori di come ci dipingiamo”.

Lo scrittore e autore tv Flavio Soriga.