La maldicenza, il talento, la fragilità: così ho restituito la verità di Mia Martini

"Non poter citare Renato Zero e Fossati non mi ha creato nessun problema": intervista al regista Riccardo Donna che firma "Io sono Mia", film prima al cinema e poi in tv sull'indimenticabile Mimì. "Ecco come ho fatto con la sorella Loredana Berté"

La maldicenza, il talento, la fragilità: così ho restituito la verità di Mia Martini
Il regista Riccardo Donna con Serena Rossi, interprete di Mia Martini nel film "Io sono Mia".

Isolata, ostracizzata, emarginata, addirittura innominata. Già, perché di Mia Martini per anni nell’ambiente discografico e dello spettacolo non si è nemmeno pronunciato il nome, tanto era grande il pregiudizio e la bieca superstizione che la circondavano. Una delle più grandi artiste italiane, una voce miracolosa, una carriera straordinaria che sono state distrutte da una ignobile dicerìa, secondo la quale, Mimì avrebbe portato sfortuna. Una jettatrice, insomma. Un’accusa tanto infondata quanto difficile da dimostrare nella sua infondatezza e proprio per questo ancora più subdola e dannosa, soprattutto in un ambiente pieno di superstizioni e di piccole e grandi invidie come quello dello spettacolo.

Mimì l’artista controcorrente che non è mai scesa a compromessi, Mimì la donna appassionata che in amore diventava fragile. Ora “Io sono Mia – Il film su Mia Martini” racconta prima al cinema (dal 14 al 16 gennaio) e poi in televisione su Rai1, a febbraio, la sua storia fatta di un talento straordinario, di un successo immediato ma anche di cadute e di infelicità. A interpretarla c’è una straordinaria Serena Rossi, mentre a prestare il volto alla sorella Loredana Berté è Dajana Roncione. Nel film , per espressa volontà dei diretti interessati non sono citati l’amico Renato Zero e l'ex amore Ivano Fossati anche se i personaggi che li raccontano sono facilmente riconoscibili. Il film, che abbraccia 20 anni, dal 1969 al 1989, l’anno del grande ritorno di Mia Martini al Festival di Sanremo dove conquistò tutti con la meravigliosa canzone “Almeno tu nell’universo”, è diretto da Riccardo Donna.

Riccardo, come è nata l’idea di questo film?
“Me lo hanno proposto Luca Barbareschi e la Rai che la producono. All’inizio non lo volevo fare. Mi sembrava irrealizzabile un biopic su un personaggio così controverso. Poi ho visto il provino che aveva girato Serena Rossi nel 2015 e ho cambiato idea. Tutto è partito da lei”.

Loredana Berté con Serena Rossi che interpreta sua sorella Mimì.

Le perplessità erano legate al fatto che Mimì è ancora viva nel ricordo di tanti di noi? Temevi confronti e strumentalizzazioni?
“Volevo fare un film di cui andare orgoglioso. E quando ho capito che potevo farcela ho detto di sì. La sceneggiatura, firmata da Monica Rametta, è arrivata a me già pronta. I nodi familiari erano già risolti. Comunque il vero motivo per cui ho fatto questo film è che sono convinto che nessuno di noi sia privo di colpe nei confronti di Mia Martini. Io glielo dovevo”.

Sapevi della superstizione che la perseguitava?
“Sì, lo sapevo. Nell’ambiente lo sapevano tutti. D’altronde la scena che ho girato nel film, quella di quando un locale si svuotava appena entrava lei, era ciò che accadeva nella realtà. Così come era vero che le feste venivano annullate. Era vittima di una maldicenza terrificante. L’unico dubbio che mi resta è perché non abbia reagito”.

Che cosa avrebbe potuto fare? D’altra parte il solo presentarsi a Sanremo dopo sei anni indi oblìo era un atto di coraggio.
“Non bisogna confondere la passione con il coraggio. Mimì amava visceralmente la musica, senza non riusciva a vivere. La vera Mia Martini l’ho incontrata solo una volta, nel 1989, quando lavoravo per la trasmissione di Luciano Rispoli “Argento e oro”. La ricordo minuta, sola”.

Il fatto che Renato Zero e Ivano Fossati non abbiano voluto essere citati le ha creato dei problemi?
“No, assolutamente. La storia d’amore che Mimì vive con Andrea nel film è un po’ il riassunto di tutte le sue storie d’amore. Lei dava tutta se stessa e pretendeva moltissimo. Proprio come nella musica”.

Un'immagine di Serena Rossi tratta dal film "Io sono Mia".

Le maldicenze colpiscono ancora oggi o abbiamo imparato a fregarcene del giudizio altrui?
“Purtroppo colpiscono. E i social da questo punto di vista sono dei canali di amplificazione di falsità. D’altra parte le maldicenze non sono altro che fake news. Tra le vittime spesso ci sono proprio i più giovani che in certi casi vengono indotti perfino al suicidio. Il fatto è che viviamo in una società che richiede consenso: più like hai, più stai bene”.

Come si è trovato con Serena Rossi? Ha avuto qualche difficoltà?
“Nessuna. Serena è una persona molto generosa . ha studiato Mimì nei dettagli e insieme abbiamo deciso che la sua non sarebbe stata un’imitazione ma un’interpretazione. Ne ha assorbito le caratteristiche fisiche, la gestualità, l’essenza. Davvero molto brava. Credo che questo film sarà la sua grande occasione. Anzi, la sua consacrazione”.

E con Loredana Berté com’è andata?
“L’ho incontrata solo alla conferenza stampa di presentazione. Durante la lavorazione temevo di farmi condizionare e di ritrovarmi con le mani legate. A Loredana il film è piaciuto moltissimo. Mi ha confessato di aver avuto i brividi fin dalla prima scena, quella in cui si vede Mimì di spalle che si avvia verso il teatro Ariston di Sanremo”.