Venezia, Favino vince, guarda le stelle e punzecchia Castellitto. I premi

Resistere, resistere, resistere. Diceva Francesco Saverio Borrelli nel palazzo di Giustizia di Milano in piena Tangentopoli. E resistere, resistere, resistere è stato il motto di questo Festival di Venezia portato a conclusione nonostante la pandemia, nostante i ptotocolli, nonostante tutto. La cerimonia di chiusura della 77esima Mostra del Cinema di Venezia è atipica, unica, irripetibile, commovente. Davvero si fa fatica a trattenere le lacrime davanti a tanta passione, davanti all’amore per l’arte che può e riesce a compiere miracoli.

Così quando la madrina Anna Foglietta e la presidente della Giuria Cate Blanchett decretano la fine di una serata all’apparenza algida dietro le mascherine e i posti distanziati è il cuore che gioisce. Le soddisfazioni per noi italiani arrivano innanzitutto dalla Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile all’acchiappatutto Pierfrancesco Favino: “Spero di non essere infame”, premette lui, riferendosi al discorso di ringraziamento di Pietro Castellitto, altro italiano premiato come regista esordiente per “I predatori” per la miglior sceneggiatura nella sezione Orizzonti. "Soltanto gli infami e i traditori sono bravi nei ringraziamenti" esordisce il delfino di Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini che ha dedicato il premio “ a chi non la pensa come me perché solo legittimando l'altro si può avere uno scambio. La competizione è con la storia, non con il nostro tempo".

Favino invece è decisamente più romantico e ha gli occhi che brillano quando dopo la lunga lista di ringraziamenti per il suo ruolo in “Padrenostro”, film ambientato negli anni di piombo che racconta la storia del vicequestore Alfonso Noce, di cui il regista Claudio è figlio, fa la sua dedica: “Nella nostra troupe c’è un maestro che mi ha detto una cosa bella: “quando si gira un film è come se nascesse una stella. E la sua luce si propaga sugli schermi perché qualcun altro possa vederla e la sua luce continui a brillare”. Ecco, io dedico il mio premio a tutte le stelle che nasceranno e a tutti gli schermi che si illumineranno e al brillare degli occhi nel buio”.

Il Leone d’oro al miglior film va a “Nomadland” e quindi a una donna, la cinese Chloè Zhao che si collega via Zoom da Pasadena con accanto Frances McDormand protagonista e produttrice della pellicola che racconta il mondo dei nomadi per scelta o per necessità, di coloro che sui camper attraversano il Paese. Il loro discorso di ringraziamento è pieno di incredulità e gioia e non può che terminare con quello che sembra uno sloga: “Ci vediamo per strada”. Ovviamente. Commosso e incredulo anche Kiyoshi Kurosawa, regista di “Moglie di una spia”, Leone d’argento per la regia: “Non trovo le parole. La mia più profonda gratitudine al Festival di venezia. Mai avrei sperato di ricevere un dono così bello alla mia età”.

Cate Blanchett e Anna Foglietta

Miglior attrice è Vanessa Kirby, che era in gara con due ruoli: la madre disperata di “Pieces of a woman” e la donna innamorata di “The World to come”. Ha vinto per il primo film, quello ungherese e spiega: “Vorrei condividere questo premio con le madri che hanno perso i loro figli con aborto spontaneo o subito questa perdita dopo la loro nascita. A volte è più difficile vedere le differenze che le somiglianze. Ma dobbiamo sapere che non siamo da sole anche se spesso ci sentiamo sole e questo ci aiuterà a curare il nostro dolore. Possiamo unirci per raccontare”. Alla fine ha ragione Anna Foglietta: “Abbiamo fatto la storia”.