Le porte sbattute in faccia e la pernacchia più celebre del cinema: "Il mio Alberto Sordi"

Videointervista a Edoardo Pesce interprete del l'Albertone Nazionale in "Permette? Alberto Sordi": "Per raccontarlo ho fatto appello alla romanità di mio nonno, a quel nostro disincanto, a quell’ironia feroce che a volte sconfina nel cinismo"

È stato un membro della Banda della Magliana nella serie di culto “Romanzo criminale”, il mafioso Giovanni Brusca ne “Il cacciatore” e il bullo Simoncino in “Dogman” di Matteo Garrone che gli è valso pure un David di Donatello. Ma di sicuro Edoardo Pesce ora che si è misurato con un mito del calibro di Alberto Sordi avrà una svolta decisiva nella sua carriera. Già perché la sua in “Permette? Alberto Sordi” è ben altro che una sterile imitazione, tra intonazioni alla Stanlio e Ollio e i celebri saltelli. Passati i primi minuti del film diretto da Luca Manfredi che sarà al cinema il 24, 25 e 26 febbraio e che arriverà su Rai1 il prossimo 21 aprile quasi non ci si rende più conto di vedere Edoardo Pesce tanto il suo Alberto Sordi è credibile e vero. “Per interpretarlo ho fatto appello alla mia romanità”, racconta l’attore in questa videointervista concessa a Tiscali.it . “E soprattutto alla romanità di mio nonno, a quel nostro eterno disincanto, a quell’ironia feroce che a volte sconfina nel cinismo”.

Edoardo Pesce, dal David di Donatello ad Albertone

Pesce che fisicamente risulta anche molto simile all’”Albertone nazionale”, del quale proprio quest’anno ricorre il centenario dalla nascita, racconta anche ciò che lo distingue da Sordi: “Nel film raccontiamo vent’anni della sua vita e soprattutto della grande fatica che fece per affermarsi”. Porte sbattute in faccia, piccole particine, provini andati male. “Io ho fatto questo lavoro perché mi piaceva ma non credo che avrei insistito tanto. Di sicuro sono meno competitivo”.

Il film, una coproduzione Rai Fiction e Ocean Productions, racconta anche l’altalenante vita privata di Sordi, che non si decise mai a sposarsi e la sua grande amicizia con Federico Fellini, che tanta parte ebbe nella sua definitiva affermazione. Tra i due, sono tantissimi gli aneddoti raccontati, alcuni anche inediti. Come quando li vediamo dietro una tenda di un cinema aspettare trepidanti la reazione del pubblico alla pernacchia più celebre del cinema italiano, la stessa che costò la cancellazione del nome di Sordi dal cartellone de “I Vitelloni”. La risata liberatoria del pubblico decretò il successo e quel “lavoratori!” rimase per sempre lo sberleffo capace meglio di qualsiasi altro di raccontare la cialtroneria di noi italiani.