"Drive": la folle corsa del pilota criminale Ryan Gosling

'Drive': la folle corsa del pilota criminale Ryan Gosling
di Emanuele Bigi

 "Il migliore film dark che abbia mai visto", parola di Bob De Niro. Era proprio l’attore di Taxi Driver a guidare la giuria dello scorso Festival di Cannes e questo è stato il suo commento a Drive di Nicolas Winding Refn, che si è guadagnato la Palma per la regia. Forse non è un caso che Ryan Gosling, interprete della pellicola, rimandi al Travis di Taxi Driver. Coincidenze o no, Drive è già diventato un cult, entusiasmando sia i cinefili, che già conoscevano la filmografia del regista danese (che vive dall’età di 24 anni a New York), sia i neofiti . La trilogia di Pusher e Bronson  si sono avvistati in qualche festival, ora invece è arrivato il momento della popolarità, del cosiddetto salto. C’è chi non vede l’ora di assaporare i toni del prossimo film di Refn, Only God Forgives, sempre con Gosling e con Kristin Scott Thomas. "A gennaio inizieremo le riprese a Bangkok", assicura il regista.

Un pilota al servizio del crimine - In Drive la protagonista femminile è Carey Mullingan (vista anche a Venezia nell’acclamato Shame) che veste i panni di Irene, vicina di casa dell’abile pilota senza nome (Gosling): meccanico di giorno, stuntman “part-time” e al servizio del crimine di notte. Tra i due sembra nascere una relazione e sembra che la vita inizi a sorridere al solitario e taciturno "driver". Le cose spesso però non sono quelle che sembrano, "un po’ come accade nelle favole dei fratelli Grimm - afferma Refn – mi piacciono perché iniziano in modo idilliaco, poi lasciano spazio alla parte cupa e infine si annidano nella morale". Accade anche in Drive, a un certo punto si sente affacciarsi lo spettro dark: ritorna tra le mura domestiche il marito di Irene, appena uscito di prigione, portando con sé una ventata di malessere. È in debito con alcuni malavitosi intenzionati a uccidere Irene e il figlio Benicio. Il pilota offre il suo aiuto ma il colpo che avrebbe portato un po’ di soldi in cassa non va come dovrebbe. Ecco che il nostro protagonista si trasforma, improvvisamente diventa un killer a sangue freddo (chissà se il film sarà vietato ai minori) che uccide senza compassione.

L'amore di Refn per il cinema italiano - "I miei genitori mi dicevano sempre che i film americani violenti erano fascisti, di guardare i film europei – racconta Refn – io guardavo i capolavori di Dario Argento e Sergio Leone, la loro violenza è poetica e surreale, li considero maestri alla pari di Antonioni, Fellini e Rossellini. Credo di aver rubato molto al cinema di Argento, Drive è quasi un film italiano”, dichiara. La violenza “mi serviva per dare ancor più risalto all’amore tra i due protagonisti, per sconvolgere il pubblico, e, più estrema è, più forti sono le emozioni – spiega con il suo aplomb Refn – l’arte la considero un atto di violenza, dunque lo è anche il cinema. Con questo non significa che sono un violento, sono solo un regista feticista che fa quello che vorrebbe vedere al cinema”.