Coronavirus, morta Lucia Bosè, la star che amava gli Angeli

A comunicare la morte dell'attrice italiana naturalizzata spagnola è stato il figlio Miguel Bosè scrivendo "Ora sta nel migliore dei posti". Che, nel caso della madre, indimenticata star del cinema, è sicuramente molto vicino al Museo degli Angeli che aveva costruito realizzando il sogno della sua vita

A comunicarne la morte è stato Miguel Bosè, il figlio che quando aveva intrapreso la carriera di cantante anziché prendere il cognome paterno, quello del torero Dominguin, aveva preferito quello della madre, l’adorata Lucia Bosè. “Cari amici vi comunico che mia madre Lucia Bosè è appena venuta a mancare. Ora sta nel migliore dei posti'', ha scritto  sul suo profilo Twitter postando un’immagine della mamma affacciata alla finestra, i capelli blu cobalto, proprio come la casetta di legno dalla quale fa capolino. La causa della morte è la parola più pronunciata al mondo da almeno un mese: coronavirus.

Ottantanove anni compiuti da poco, Lucia Bosè è diventata famosa fin da giovanissima per la sua incredibile bellezza e nel 1947 si è aggiudicata il titolo di “Miss Italia”. Poi è stato il cinema a rapirla: Luchino Visconti la notò, appena quindicenne, quando faceva la commessa in una pasticceria di Milano, la sua città, e i due divennero grandi amici, "quasi amanti", racconterà poi lei nella sua biografia, (questo è il link per chi volesse ordinarla ) tanto che sarà il grande cineasta a battezzare il figlio Miguel. Eccola in tanti film che fecero grande il neorealismo italiano, da “Non c’è pace tra gli ulivi” di Giuseppe De Santis a "Cronaca di un amore" di Michelangelo Antonioni .

Poi invece fu l’amore a rapirla: dopo la storia con Walter Chiari, ecco le nozze con Louis Miguel Dominguin nel 1955. Dal matrimonio nacquero tre figli: Miguel Bose', Lucia Dominguin e Paola Dominguin. Tornò al cinema negli anni Sessanta per qualche piccolo ruolo in  film d’autore come “Satyricon” di Federico Fellini e “Sotto il segno dello scorpione” dei fratelli Taviani ma la sua popolarità continuò a essere enorme.

Lucia Bosé davanti al quadro in cui il figlio Miguel è rappresentato come un angelo.

Nel 2000 riuscì a realizzare il suo sogno più grande, quello cioè di dare vita al primo Museo degli Angeli nella città di Turégano, in provincia di Segovia, in Spagna, un luogo straordinario che raccoglie le rappresentazioni più belle degli angeli provenienti da ogni parte del mondo. E nell’immagine che pubblichiamo in questo articolo non è difficile scorgere quanto la sua bellezza fosse celestiale. D’altra parte anche quella scelta di indossare i capelli blu che per una donna della sua età poteva sembrare eccentrica aveva una precisa motivazione: il blu è il colore di Michele, uno degli Arcangeli. “Avevo 19 anni e rimasi colpita dagli angeli di Castel Gandolfo”, raccontò anni fa Lucia Bosè. “Così mi dissi, devo fare anch’io qualcosa per gli Angeli. Sono passati tanti anni, mi sono sposata, ho avuto dei figli e finalmente ho potuto realizzare il sogno della mia vita”.

Un'altra immagine di Miguel Bosè e della madre: i due sono sempre stati legatissimi.

Un anno e mezzo fa Lucia Bosè ha pubblicato il libro "Lucia Bosè. Una biografia", in cui ha raccontato la sua vita fatta di amicizie profonde, successi incredibili ma anche grandi traumi come quello di piazzale Loreto: "Andai con altri bambini e ho visto Mussolini e Claretta Petacci appesi a un metro da me. Sono scappata via subito per la paura mentre tutti lanciavano pomodori e patate".