Con "Pinocchio" di Matteo Garrone è Benigni-show: "Geppetto è un super babbo ma io avrei fatto pure la balena"

Due ore di straordinaria potenza visiva ed emotiva dove sembra davvero riemergere un capolavoro letterario capace di affascinare e angosciare allo stesso tempo

È il film più atteso dell’anno (in oltre 600 sale dal 19 dicembre) e la presentazione alla stampa, affollata come non mai, lo dimostra. Che cosa mai potrà tirar fuori dalla favola di “Pinocchio” che ancora non sia stato fatto un autore come Matteo Garrone, il cui nome, come lui stesso ricorda, “è associato a immagini dure e violente?”. E come sarà il Geppetto di Roberto Benigni dopo che anche il premio Oscar si è misurato con il burattino di Collodi interpretandolo e dirigendolo a sua volta? La risposta è in due ore di straordinaria potenza visiva ed emotiva dove, giocando per sottrazione, sembra davvero riemergere un capolavoro letterario capace, proprio come lo erano le fiabe che ci leggevano i nostri genitori da bambini, di affascinare e angosciare allo stesso tempo, perché nessun massaggio, e “Pinocchio” di messaggi ne ha tantissimi, risulta davvero efficace senza la visualizzazione delle nefaste conseguenze delle proprie azioni ma allo stesso tempo senza la luce infusa dalla magia dell’amore.

Ceccherini anche sceneggiatore; Proietti è un Mangiafuoco corroso dalla solitudine

Insomma, il “Pinocchio” di Collodi c’è davvero tutto, con l’ingenuità quasi fastidiosa di chi è incapace di concepire il male, la furbizia e la menzogna di chi promette arricchimenti facili fino a impossibili miracoli, l’amore che tutto perdona perché capace di nutrirsi della vera ricchezza che è la vita, l’importanza della cultura. Ci sono il Gatto e la Volpe, davvero formidabili nell’interpretazione di Massimo Ceccherini (che tra l’altro con Garrone firma la sceneggiatura) e Rocco Papaleo, c’è un Mangiafuoco corroso dalla solitudine che Gigi Proietti rende incredibilmente umano, c’è il Grillo puntiglioso quanto inascoltato, la Fata Turchina che stavolta si sdoppia nella versione da bambina, interpretata da Alida Baldari Calabria e in quella da adulta, interpretata dalla bellissima attrice francese Marine Vatch. C’è naturalmente il burattino senza fili, il bambino diverso che vuole a tutti i costi essere come gli altri che è interpretato dal simpaticissimo Federico Ielapi, già intravisto in “Quo vado” di Checco Zalone, che in conferenza stampa sfoggia savoir faire da attore consumato mentre durante la lavorazione ha dato prova di grandissima pazienza visto che per restituire alla sua pelle l’idea del legno doveva sottoporsi quotidianamente a 4 ore di trucco: “Come hai resistito?”, “Mi pagavano bene”, ammette fulminante, “ ed avevo vicino il premio Oscar Benigni e il truccatore Mark Coulier, che di Oscar ne ha ben due".

E c’è ovviamente Geppetto, davvero un Benigni strepitoso che non fa Benigni ma che impersona con dolente tenerezza l’amore paterno e la povertà assoluta, altra grande protagonista di un film capace di farti sentire cosa doveva essere la privazione nella quale vivevano gli italiani un secolo fa fin nella poltrona del cinema.

La mia magnifica ossessione

“Pinocchio” è la magnifica ossessione di Garrone: “Lo disegnavo a sei anni e da allora è con me, era difficile resistere alla tentazione di farci un film, nel rispetto assoluto di Collodi ma con una cifra in più di leggerezza, ironia e comicità", racconta e chiede quasi accorato ai giornalisti di comunicare bene ciò che per lui è davvero un qualcosa di importante, fatto con dedizione e rispetto assoluti: “Vorrei che si capisse che questo mio Pinocchio è per i piccoli e per i grandi. Mi appartiene ogni fotogramma, ma si rivolge a tutti così come il capolavoro di Collodi, mi piace l'idea di far riscoprire ancora una volta un grande classico, magari riuscendo a sorprendere ancora anche se è una storia che tutti abbiamo dentro”. L’obiettivo dichiarato era quello di “raccontare la grande storia d’amore tra un padre e un figlio e il modo in cui quest’ultimo attraverso una serie di sbagli si redime e capisce l’importanza dell’amore”.

Benigni è strepitoso: "Il mio superbabbo come San Giuseppe" 

E a sorprendere ci riesce Benigni, travolgente nella simpatia, ma anche nella colta rilettura che dà dell’impresa fatta dall’autore di “Dogman”: “Matteo è un pittore. Ma le immagini da sole sarebbero noiosissime al cinema, come un bel tramonto, che resta tale se non è illuminato da un’idea. Qui invece ritrovi dai Macchiaioli a Bosch, è impressionante come Matteo sappia raccontare con le immagini. E poi mentre gira è attentissimo a tutto quello che gli accade intorno. Non finirò mai di ringraziarlo per questo che è un film per bambini dai 4 agli 80 anni. Quando me lo ha offerto avevo già detto di sì. E se anche mi avesse offerto di fare la balena avrei accettato".

  Sul suo Pinocchio, che diresse nel 2002, glissa così: "Non mi ricordo l'ultimo che ho visto e chi lo ha fatto ma questo di Matteo è decisamente il più bello". E sul suo Geppetto svela: “Insieme a San Giuseppe, è il padre più famoso del mondo, un superbabbo, il padre per eccelenza. Anche lui adottivo. Il suo amore per il figlio è come una cornucopia dalla quale escono cose meravigliose. E alla fine riceve il dono più grande e cioè guadagna una vita vera per il suo amato burattino”. E ancora: "È la seconda volta che interpreto un padre. Nella "Vita è bella" ero un padre che diceva bugie a fin di bene. Qui invece ho cercato di capire come poteva sentirsi un padre costretto a correre dietro a un figlio che vuole essere assolutamente felice anche se tutti cercano di impedirglielo"

Un libro quasi divinatorio pieno di simbolismi e insegnamenti

E di "Pinocchio" un classico che ha ancora tanto da dire e da dare dice: "Un libro che non è solo una fiaba ma è quasi divinatorio, pieno di simbolismi, metafore, allegorie, mille insegnamenti: non dire le bugie che si allunga il naso, ad esempio, una trovata geniale altro che Spiderman, oppure studia se no diventi un somaro, o attento ai brutti incontri e al denaro facile, credi nei miracoli che poi avvengono, ama chi ti ama. Pinocchio è un puro che pensa che nel mondo non ci sia il male e Garrone ce lo restituisce con libertà e originalità".